Pesca dalla barca: attrezzatura consigliata e migliori tecniche

Oggi torniamo a parlare di una branca della pesca cara soprattutto ai più esperti tra gli appassionati, capace di evocare immediatamente un senso di libertà e di tempo trascorso a contatto con la natura. Parliamo infatti della pesca dalla barca (o pesca a bolentino che dir si voglia), un’attività sportiva molto apprezzata per la possibilità di concede di immergersi in un mare di sole, onde e adrenalina alla ricerca di prede sfuggenti, ma che non sempre è facile svolgere con successo.

In questo approfondimento, daremo un’occhiata da vicino alle attrezzature necessarie per svolgere al meglio la pesca dalla barca e vedremo qualche trucco che possa aiutare a ottenere un miglior rendimento a pescatori più o meno esperti. 

Pronti, partenza, via!

Pescare dalla barca: attrezzatura essenziale e attrezzatura consigliata

Cominciamo con la base di ogni battuta di pesca, ovvero con i componenti dell’attrezzatura che effettivamente permettono di catturare qualsiasi tipo di preda. Ebbene, come approfondiremo più avanti parlando delle tecniche, l’equipaggiamento varia sensibilmente a seconda del tipo di tecnica che desideriamo utilizzare e quindi anche in base al tipo di pesce che puntiamo a catturare: il mulinello e la canna per la pesca al tonno rosso saranno ovviamente diversi da quelli che utilizzeremo per pesci di dimensioni inferiori, come per esempio gli sgombri o i dentici o ancora le aguglie

A ogni modo, diciamo che, se presa nel suo valore assoluto, l’attrezzatura per la pesca da bordo è piuttosto semplice: 

  1. Canna da pesca: lo strumento principe di ogni battuta, può limitarsi a essere leggera e flessibile, sia telescopica che a innesti in fibra di vetro per le tecniche meno intensive come il bolentino costiero, ma deve necessariamente crescere di potenza e resistenza fino a una vera e propria canna da traina d’altura se si punta a prede grosse e come i pesci spada o i tonni. Si parla in questo caso anche di bolentino di profondità, il quale porta con sé tra le varie particolarità anche i passanti in pietra per favorire la resistenza.
  2. Mulinello: altro elemento fondamentale per qualsiasi battuta di pesca, abbiamo diversi requisiti a seconda del tipo di pesca che mettiamo in pratica. Per un bolentino costiero, per esempio, andrà bene sia una bobina rotante che una fissa a patto che la sua capienza sia superiore ai duecento metri e che abbia un buon rapporto di recupero. Per la pesca di profondità anche a medio fondale, invece, potrebbe essere bene affidarsi a un buon mulinello elettrico con una classe di potenza accuratamente selezionata in base al tipo di pesce che vogliamo portarci a bordo.
  3. Lenza: al centro del dilemma anche in questo caso sta sempre la diatriba “nylon vs fluorocarbon“, con spazio anche per il trecciato. Se Nylon e trecciato possono essere maggiormente resistenti e adattarsi quindi a prede più robuste e potenti, non è da sottovalutare il vantaggio che un filo da pesca a bassa visibilità come il fluorocarbon può offrire nell’attirare con più facilità la preda presentando meglio l’esca.
  4. Esche: a farla da padrone nella maggior parte dei casi, sono le esche artificiali. Il loro monopolio è quasi totale, con variazioni in base al tipo di preda, chiaramente, ma può capitare di pescare dalla barca anche con il vivo, cosa che diventa invece necessariamente obbligatoria quando parliamo di traina d’altura. Anche la forma più semplice della pesca a bolentino, comunque, prevede l’utilizzo di esche vive come vermi, gamberetti e cozze.
  5. Altro: esistono diversi altri componenti di un’attrezzatura da tenere in considerazione. In alcuni casi parliamo di necessità, come nel caso di cinture da combattimento adatte per la pesca d’altura a grosse prede molto forti e resistenti, mentre in altri contesti potrebbe trattarsi di strumenti che ci rendano la vita più facile. Un esempio su tutti sono le pasture e gli additivi da utilizzare intorno alla barca per ingolosire le nostre prede, mandarle in frenesia e attirarle più facilmente a portata delle nostre esche. 
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Vista questa carrellata relativa ai principali componenti di attrezzatura da portare con sé per pescare dal ponte di un’imbarcazione, diamo ora un’occhiata a quali sono le principali tecniche che possono rientrare sotto il “cappello” della pesca svolta da una barca.

Pesca dalla barca: le varie tecniche di pesca

La lista di tecniche elencate di seguito rappresenta una panoramica dei principali metodi che i pescatori hanno a disposizione per dedicarsi alla loro passione lanciando l’esca in acqua direttamente dal ponte di una barca. 

Pesca a bolentino

Si tratta forse della versione più semplice in assoluto tra le tecniche di pesca dalla barca, in cui si utilizzano solitamente esche vive e canne piuttosto corte. Il terminale è zavorrato in modo da essere trascinato più facilmente verso il fondo, da cui il recupero può risultare piuttosto difficile e faticoso. La barca in questi casi è ancorata e la lenza è messa in tensione per poter rispondere meglio al minimo segno di pesce che abbocca. L’utilizzo di pasture è piuttosto comune in questa tecnica.

Traina costiera

Come facilmente intuibile, la pesca a traina costiera viene praticata quando si pesca a poca distanza dalla costa per insidiare quei predatori che fanno dei medi e bassi fondali (tra i 5 e i 40 metri) la loro dimora. Il nome della tecnica deriva dal fatto che, una volta calata in mare l’esca artificiale debitamente zavorrata, si procede poi a navigare a una velocità di circa 2 o 3 nodi e a trascinare dietro di sé, appunto, il terminale. Nel momento in cui la preda abbocca, si deve arrestare la barca e iniziare il recupero, sapendo comunque che una mancanza di successo può dipendere anche dalla profondità “sbagliata” a cui si è calata l’esca.

Traina d’altura

Si tratta di una tecnica molto semplice, ma probabilmente anche della più adrenalinica. Si tende in questo caso a trainare esche “rumorose” o comunque in grado di produrre molto trambusto per attirare le prede più grosse e ambite, come tonni rossi o pesci spada. Non è per nulla raro che questa tecnica si pratichi con più di una canna in acqua. Molto lineare e facile, diventa tutta un’altra storia quando il pesce abbocca: lì inizia di solito un combattimento lungo e stancante, ma che può portare a un’enorme soddisfazione quando si cattura il pesce!

Vertical jigging e kabura

I punti di contatto tra queste due tecniche sono molte, tanto che vengono sempre menzionate in coppia. In  entrambe i casi abbiamo una zavorra che  fa arrivare sul fondo l’esca, che viene poi recuperata a strattoni per stimolare l’aggressività dei pesci predatori. 

La differenza sta più che altro nel tipo di preda catturabile. Con il kabura, infatti, si punta a prede che tendono a cibarsi nei pressi del fondale e si utilizzano artificiali leggeri, di solito tra i 10 e i 60 grammi.  I leggeri strattoni fanno avanzare l’esca di circa cinque o sei metri alla volta, per poi farla riposare sul fondo fino a che un pesce non abbocca.

Il vertical jigging, invece, gli artificiali utilizzati possono arrivare a pesare fino a 200 grammi e ricordano dei veri e propri pesci, che vengono strattonati fino a quando non si avverte un blocco totale. A quel punto inizia il divertimento, in quanto il pesce (solitamente un predatore abituato a scattare dal fondo verso l’alto) metterà in scena un combattimento molto grintoso per non farsi catturare.

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Scritto da
Luigi Oriani
Luigi Oriani
Nato a Milano nel 1992, la pianura che circonda la sua città non gli impedisce di sviluppare una grande passione per il mare. Chiedetegli di descrivere il suo momento ideale e vi parlerà di un tramonto in barca, sorseggiando un bicchiere di bianco nella baia di Corfù mentre il pesce sfrigola sulla griglia.

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