Pescare la palamita: approfondimento su esca, tecnica e consigli per pescare questo pesce

La palamita è un pesce della famiglia degli scombridi che si trova facilmente in tutti i mari che bagnano l’Italia. Appartenendo alla categoria del pesce azzurro, è molto ricercata per i suoi alti contenuti di omega 3 e per la gustosità delle sue carni, rendendola una cattura molto ambita da parte dei pescatori a spinning e non solo.

Continua a leggere e troverai alcuni utili consigli per la pesca alle palamite, sull’equipaggiamento e sulle tecniche più efficaci da utilizzare.

La palamita: identikit e miglior periodo per catturarla

 Come riconoscere una palamita? Parliamo di un pesce di taglia medio-grande, con un corpo affusolato e una testa dal profilo piuttosto appuntito. Il dorso presenta una colorazione di un azzurro intenso verso la coda, forcuta quasi a ricordare la lingua di un serpente, e quasi nero dalla base della pinna dorsale fin sulla testa. Quello che la rende inconfondibile a livello visivo, comunque, è la presenza di strisce scure, longitudinali e oblique lungo tutto il corpo.

Parliamo comunque di una specie gregaria e pelagica, solita muoversi in branco alla ricerca di prede di piccola taglia, esemplificate perfettamente dall’alice e dalla sardina. I periodi migliori per cimentarsi nelle uscite di pesca con obiettivo la palamita sono senza dubbio la primavera e l’autunno, senza escludere totalmente l’estate comunque.

Considerando la sua indole combattiva, la grande forza e il peso importante (siamo in media intorno ai 4 kg), viene considerato come un pesce molto divertente da catturare. In un certo senso, pescare le palamite è paragonabile alla pesca del pesce serra.

Pescare la palamita: le tecniche

Per catturare questi pesci, obiettivi frequenti di pescatori sportivi e professionisti, esistono diverse tecniche di pesca. Considerando la natura pelagica della specie, la tecnica più popolare per i diportisti è sicuramente la pesca a bolentino, più nello specifico la traina con la barca. 

La pesca a traina alla palamita, come detto, resta la tecnica più diffusa e praticata. La velocità per svolgere al meglio le battute di pesca dalla barca per questo pesce deve essere tra i 4 e i 5 nodi. Le esche devono essere filate dai 30 ai 60 metri, e si possono calare anche più gli inganni, applicando una o due zavorre a sgancio rapido lungo la lenza, cominciando non meno di 30 metri dall’esca. E’ possibile utilizzare anche grammature differenti, con le più leggere che saranno quelle più vicine all’artificiale.

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La pesca spinning alla palamita consente di insidiare queste prede anche da riva nei periodi dell’anno in cui i pesci si avvicinano maggiormente alla costa, ovvero dalla primavera fino alle prime settimane d’autunno. Si possono utilizzare esche artificiali di medie dimensioni. Nel caso della pesca a spinning, unghiette e cucchiaini sono senza dubbio i migliori tipi di artificiale da utilizzare.

Varie esche possono essere usate per la pesca alla palamita

Tipi di esca ed equipaggiamento per pescare le palamite

Considerando le prede preferite da questa specie, l’utilizzo di sardina e pesce azzurro congelato è un’ottima idea se si decide di utilizzare pescare con esche naturali. Tuttavia, la grande forza delle palamite fa solitamente propendere per l’utilizzo di esche artificiali. In questo senso i minnow e tutte quelle esche che ricordino i componenti dei branchi di piccoli pesci solitamente cacciati da questa specie sono ideali. Tra gli artificiali per la traina per praticare dalla barca ci sentiamo di consigliare: 

In merito al tipo di canna da pesca, è una buona idea utilizzare una canna telescopica dalla buona rigidità, possibilmente tra i tre metri e mezzo e i quattro metri e mezzo di lunghezza. E’ importante infatti avere a disposizione una canna che sia capace di ammortizzare ogni movimento della nostra preda, propensa a tirare forte e a fuggire in maniera reiterata fino a un attimo prima di entrare nel guadino. Il consiglio sul tipo di equipaggiamento, ovviamente vale sia per la pesca da riva a spinning che per il light drifting dalla barca.

Come ultima nota, trattiamo l’annosa questione nylon vs fluorocarbon: se una volta il primo era preferito per via della sua maggior elasticità e allungamento, molto utile per la pesca a un simile pesce, oggi il livello qualitativo del fluorocarbon lo porta a competere con la sua controparte e a essere preferibile per la minor visibilità in acqua. In questo caso, il “made in Japan” del fluorocarbon di Shimano è sempre una garanzia.

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Scritto da
Luigi Oriani
Luigi Oriani
Nato a Milano nel 1992, la pianura che circonda la sua città non gli impedisce di sviluppare una grande passione per il mare. Chiedetegli di descrivere il suo momento ideale e vi parlerà di un tramonto in barca, sorseggiando un bicchiere di bianco nella baia di Corfù mentre il pesce sfrigola sulla griglia.

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