Scegliere la più adatta tra le vernici antivegetative, acquistarla, tirare a secco la barca, pulire attentamente lo scafo per eliminare ogni sporcizia, rimuovere quanto rimasto del precedente trattamento antivegetativo, applicare la nuova vernice, che spesso richiede la stesura di un primer e di due mani, con delle pause più o meno lunghe tra queste operazioni. Possiamo dirlo, e lo capiamo: l’iter del trattamento antivegetativo può essere pesantuccio, ed è del tutto comprensibile che molti diportisti cerchino delle scappatoie oppure delle alternative. Ciò sapendo peraltro che questo è un momento di cura essenziale per la maggior parte delle barche, e che il momento in cui si tira a secco l’imbarcazione per pulirne scrupolosamente l’opera viva è prezioso anche per controllare la salute della parte sommersa. In altre parole, chi si occupa personalmente dell’applicazione della vernice antifouling della propria barca tende a “conoscere” meglio il proprio scafo. Vale poi la pena sottolineare che la vernice antivegetativa ci permette di avere uno scafo pulito, e quindi protetto, efficace e veloce, con un sacco di vantaggi a livello di consumi, di performance e di durata della barca. Ciò non toglie però che ci sono dei casi in cui è effettivamente possibile, o persino consigliabile, fare a meno del trattamento antivegetativo: vediamo quindi in quali casi puoi evitare l’acquisto e l’applicazione della vernice antifouling!
Il trattamento antivegetativo non serve quando la barca è tenuta a secco
Ecco il primo e più clamoroso caso in cui il trattamento antivegetativo non è dovuto, e anzi, risulta sconsigliato. Sappiamo infatti che la vernice antivegetativa serve a impedire che sullo scafo si formino organismi marini come alghe, balani e altre incrostazioni, contenendo sostanze che, a contatto con l’acqua, creano una superficie sfavorevole all’attecchimento del fouling. Se ne desume quindi che quando e se lo scafo viene tenuto fuori dall’acqua, questa vernice protettiva è del tutto inutile, per due motivi: perché la minaccia non esiste, e perché in assenza di acqua non avrebbe comunque i mezzi per contrastarla. C’è di più: le classiche vernici antivegetative mal sopportano l’assenza d’acqua; di conseguenza, uno scafo che ha ricevuto un trattamento antivegetativo dovrebbe essere tirato a secco per periodi estremamente brevi, giusto il tempo per un intervento di manutenzione, e poco più.
Si capisce quindi che sono tanti i diportisti che, avendo barche di dimensioni ridotte, possono fare del tutto a meno della vernice antivegetativa. Pensiamo ai proprietari di natanti che organizzano soprattutto uscite giornaliere, e che a fine giornata caricano lo scafo sul proprio carrello portabarca, dove se ne starà fino alla prossima uscita; e pensiamo ovviamente anche a chi ormeggia in un porto a secco, alternativa interessante per buona parte della nautica minore. Questo tipo di parcheggio all’asciutto, va detto, è molto diffuso negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Francia e in Germania, mentre in Italia la presenza è ancora marginale.
La vernice antivegetativa non serve se lasci la barca in acqua dolce (per brevi periodi)
C’è chi pensa che in acqua dolce non serva il trattamento antivegetativo: non è esatto. È giusto dire che nelle acque dolci, soprattutto se fredde, le minacce della vegetazione e delle incrostazioni sono minori. Non si può però pretendere di lasciare una barca al lago per mesi e mesi e di trovare l’opera viva perfettamente pulita: anche in acque dolci, infatti, ci saranno degli organismi – dalle alghe in poi – che proveranno e riusciranno ad attaccarsi allo scafo. Il processo è però più lento, e possiamo quindi affermare che il trattamento antivegetativo può essere evitato quando si naviga esclusivamente in acque dolci e la barca resta in acqua per periodi brevi, nell’ordine di giorni o di poche settimane, con una buona pulizia dello scafo al momento dell’alaggio. In linea generale, va evidenziato, è buona cosa considerare il tipo di acqua prima di procedere – o meno – con il trattamento antivegetativo, sapendo che in acque calde il metabolismo degli organismi marini è molto veloce, laddove invece è rallentato in acque fredde, le quali però possono ridurre anche l’efficacia dell’antifouling; e ancora, ci sono vernici antivegetative che vengono messe in crisi da acque caratterizzate da alta salinità, come antifouling studiati per dare il meglio in acqua molto salta oppure, al contrario, in acqua dolce.
Trattamento antivegetativo: sul tender non serve
Ecco un altro caso in cui, senza ombra di dubbio, il trattamento antivegetativo non va preso in considerazione: il battello di servizio non abbisogna di vernice antifouling. Questo perché i tender restano tendenzialmente in acqua per periodi brevi o molto brevi, e perché – parliamo dei battelli di servizio più classici – la loro pulizia è immediata, permettendo di pulire e sciacquare la parte inferiore con un po’ d’acqua dolce a ogni alaggio, in pochi minuti. Ci sono però delle eccezioni: pensiamo al battello di servizio che se ne resta in acqua praticamente sempre, con un utilizzo quotidiano in acque particolarmente calde: ecco, in questi casi può essere invece bene proteggere il fondo del battello di servizio con un trattamento antivegetativo ad hoc. È importante sapere che sulle parti rigide è possibile usare le classiche vernici antifouling, laddove sulla parte inferiore dei tubolari – nella parte bagnata – sarà bene applicare dell’antivegetativa elastica, realizzata appositamente per l’uso su PVC e neoprene.
Quando usi delle alternative alla vernice antivegetativa
Abbiamo già esaurito le situazioni in cui è possibile fare a meno di un trattamento antivegetativo. Per completezza, però, è possibile dire che ci sono altre situazioni in cui la vernice antifouling non serve: pensiamo ai casi in cui le minacce ci sono, ma vengono combattute con altri strumenti. Negli ultimi anni sono state infatti proposte molte alternative alle vernici antivegetative, mirando a un impatto ambientale minore, ad applicazioni più semplici, e via dicendo. Si parla per esempio del wrapping, ovvero della protezione delle carene per mezzo di pellicole protettive estremamente lisce, che rendono difficile “l’aggrapparsi” delle incrostazioni; delle protezioni siliconiche; e dei sistemi a ultrasuoni. Per ora, però queste soluzioni risultano ancora minoritarie, per fattori legati all’efficacia e al prezzo.

Tutti i casi in cui il trattamento antivegetativo è indispensabile
Abbiamo visto in quali casi è possibile fare a meno del trattamento antivegetativo, che risulta invece consigliato in tutti gli altri scenari. Non si può invece fare a meno della vernice antivegetativa quando un’imbarcazione rimane stabilmente in acqua, in particolar modo in mare oppure in acque salmastre. In queste condizioni il fouling si forma rapidamente (in casi estremi bastano pochi giorni): parliamo di alghe, denti di cane e incrostazioni che attecchiscono sull’intera opera viva compromettendo la scorrevolezza dello scafo. Senza antivegetativa la barca diventa di conseguenza più lenta, cosa che porta prima di tutto a un maggiore consumo di carburante (e quindi a spese e inquinamento maggiori); a lungo andare possono inoltre verificarsi danni ai componenti immersi, come a piedi poppieri, eliche e trasduttori, e persino alla carena stessa.
Come scegliere la vernice ideale per proteggere la tua barca
Ma come scegliere la vernice perfetta per la propria barca? Una volta deciso che il trattamento antivegetativo s’ha da fare, è necessario capire quale prodotto utilizzare. Abbiamo già accennato alcuni dei fattori da considerare; ora proponiamo un elenco più esaustivo.
- Tipo di carena: scafi in vetroresina, in legno, o in alluminio richiedono vernici antivegetative compatibili.
- Zona di navigazione: mare, acqua dolce o acque miste, sapendo che alcune aree hanno fouling più aggressivo.
- Tempo di permanenza in acqua: può essere stagionale o annuale.
- Velocità dell’imbarcazione: sapendo che le barche veloci preferiscono antivegetative a matrice dura.
- Gommoni e non: per l’applicazione sulla parte inferiore dei tubolari è necessario usare delle vernici antivegetative ad hoc, elastiche e morbide.
- Metodo di applicazione: in base alle proprie abitudini, con vernici che devono essere applicate a rullo, a spruzzo o con strumenti professionali.
- Compatibilità con vecchi strati: in presenza di vernici sottostanti è bene verificare la compatibilità.
- Normative ambientali locali: le normative sui biocidi presenti in talune vernici antivegetative cambiano tra i diversi Stati, ma è bene sapere che regole specifiche sono talvolta presenti anche per specifici specchi d’acqua dolce o in determinati porti turistici.
- Budget: i prezzi delle vernici antivegetative cambiano parecchio, in base alla composizione, alla resa, alla tipologia, e via dicendo.
Questi sono i principali fattori da considerare per acquistare il trattamento antivegetativo più idoneo ed efficace: nel nostro magazine online puoi comunque trovare una guida approfondita alla scelta della migliore vernice antivegetativa per la tua barca.


I vostri suggerimenti sono stati molto utili