Guida all’uso dell’antivegetativa: tutti i consigli

Elemento caldo, anzi caldissimo, su tutti i forum popolati dai diportisti, nonché in banchina: intorno al topic dell’utilizzo dell’antivegetativa non si smette davvero mai di discutere e di imparare. Ogni quanto va data per proteggere al meglio lo scafo? Quanta antivegetativa serve per una barca a vela di 6 metri, e quanta, invece, per una barca di 16 metri? Qual è tipologia più adatta per la tua imbarcazione, meglio l’antivegetativa a matrice dura oppure quella autolevigante? E ancora, prima di dare la nuova antivegetativa, è necessario togliere completamente quella vecchia? Quale produttore scegliere, meglio l’antivegetativa Veneziani, International, Jotun, Aemme o Stoppani? Le domande, come si vede, non finiscono davvero mai. Per questo motivo, nei paragrafi di questa guida all’uso dell’antivegetativa (o dell’antifouling, come viene chiamato questo prodotto in inglese) cercheremo di dare una risposta concreta a tutti i principali quesiti legati a questo peculiare prodotto per la manutenzione della barca.

Quando e perché usare l’antivegetativa?

Non è certo una novità: da sempre gli scafi delle barche sono minacciati e indeboliti dagli organismi marini che vi si depositano. Senza un utilizzo periodico e corretto dell’antivegetativa, infatti, gli scafi non possono che riempirsi di vegetazione, rendendo l’avanzata via via più faticosa. Questo particolare prodotto, per l’appunto, è pensato per evitare o rallentare il più possibile lo sviluppo di questi organismi vegetali. In questa guida all’uso dell’antivegetativa analizzeremo tutto su questo prodotto: come sceglierlo, come usarlo, come toglierlo.

Sono dunque tre, essenzialmente, i motivi per i quali, periodicamente, dovremmo prenderci l’impegno di dare l’antifouling sulla nostra barca, di qualunque tipo e di qualsiasi dimensione essa sia – sul nostro negozio di nautica online, infatti, si possono trovare antivegetative per barche da regata, antivegetative per gommoni e via dicendo.

Prima di tutto, l’antivegetativa va data per proteggere lo scafo. Non è certo un segreto: la vegetazione che si sviluppa sotto alla nostra barca non cresce solamente verso l’esterno, ma anche verso l’interno, finendo quindi per insinuarsi nella pellicola di vernice che riveste lo scafo. Così facendo, questi organismi aprono la via all’entrata dell’acqua, la quale riesce dunque a farsi pericolosamente strada fino alla vetroresina e al metallo, i quali non sono in alcun modo protetti per resistere a questa minaccia. Di conseguenza avremo dunque la formazione dell’odiata osmosi su vetroresina, e lo sviluppo di processi corrosovi sui metalli.

Come ben sanno i regatisti, poi, dare l’antivegetativa significa assicurare maggiore velocità alla propria barca, la quale altrimenti risulterebbe frenata dalla vegetazione cresciuta sullo scafo, a creare un attrito notevole e un peso superfluo. Non a caso, prima di qualsiasi regata è vivamente consigliato pulire per bene lo scafo, rendendo il più levigato possibile per eliminare ogni resistenza all’avanzata. Questo non è del resto un problema delle sole barche a vela: anche le barche a motore devono proteggersi al meglio dalla vegetazione che cresce sullo scafo, per non consumare inutilmente più carburante, e quindi spendere e inquinare di più. È stato calcolato che una carena molto sporca possa comportare un incremento del 40% del consumo di carburante: per evitarlo basterebbe tirare periodicamente a secco la barca e fare un buon trattamento di pulizia e di applicazione dell’antivegetativa!

Il terzo – ma non ultimo – tra i motivi che devono spingere tutti a dare periodicamente l’antivegetativa alla propria barca ha a che fare con la sicurezza. Bisogna infatti sottolineare che la vegetazione che si sviluppa sullo scafo non solo rende più lenta la barca nell’avanzata, ma fa di più, rendendola via via meno governabile. Le alghe non sempre crescono in modo omogeneo su entrambi i lati della barca, andando quindi a compromettere il normale bilanciamento dell’imbarcazione. In condizioni particolari, questo sensibile scostamento potrebbe risultare particolarmente pericoloso.

La frequenza con cui deve essere data l’antivegetativa dipende da tanti fattori: devono essere presi in considerazione il tipo di acqua con cui quella barca ha a che fare, la frequenza di pulizia dello scafo, il tempo totale ‘a secco’ della barca e via dicendo. Ogni caso, dunque, è diverso dall’altro. Va però sottolineato che, una volta fuori dall’acqua, l’antifouling applicato su uno scafo inizia a perdere velocemente efficacia. Per questo, senza ombra di dubbio, una barca che passa la stagione fredda a secco avrà bisogno, prima di tornare in acqua, di un nuovo trattamento, così da non compromettere la salute dello scafo, le prestazioni e la sicurezza.

Come funziona l’antifouling

Che tu decida di acquistare dell’antivegetativa Veneziani DRP 100 o dell’antivegetativa Aemme Serenissia, il funzionamento di fondo rimane il medesimo. Queste vernici combattono la formazione di organismi sullo scafo della barca attraverso delle particolari sostanze chiamate biocidi, le quali per l’appunto evitano lo sviluppo di vegetazione. Tra i biocidi più diffusi abbiamo l’ossido di rame, laddove lo stagno, una volta molto diffuso, non può più essere utilizzato per la produzione di questi prodotti, a causa del suo alto impatto ambientale.

Come applicare l’antivegetativa nel modo corretto?

Ecco una breve guida per dare l’antivegetativa.

La pulizia dello scafo della barca

Guida all'uso dell'antivegetativa

Eccoci giunti al cuore di questa guida all’uso dell’antivegetativa. Come si usa? O meglio, come si applica questo prodotto? Per prima cosa, è assolutamente consigliato l’utilizzo di una tuta da lavoro, di guanti, di una mascherina ed eventualmente di occhiali di sicurezza.

Tirata a secco l’imbarcazione, si dovrà procedere in primo luogo con la pulizia dello scafo, aiutandosi con degli accessori per la pulizia della barca, quali spugne, spazzole e via dicendo.

Nel caso di imbarcazioni grandi o di sporco importante, potrà certamente essere utile aiutarsi con un’idropulitrice. Al termine del lavoro di pulizia, lo scafo dovrà essere completamente sgombro da tracce di polvere, di sabbia e di olio, nonché da alghe o altra vegetazione.

A questo punto, per ultimare la pulizia dello scafo, si dovrà utilizzare i detergenti ecologici per barche, per poi sciacquare abbondantemente con acqua dolce.

Guida all’uso dell’antivegetativa: l’eliminazione della vecchia antivegetativa

Non basta pulire meticolosamente lo scafo. Prima di stendere il nuovo strato di antifouling è infatti necessario rimuovere il vecchio strato di antivegetativa: in caso contrario, infatti, il nuovo trattamento non potrà che avere una base ‘debole’, e risultare compromesso fin dal principio.
Le ipotesi, a questo punto, sono due: la vecchia antivegetativa può infatti essere autolevigante oppure a matrice dura (vedremo tra poco le differenze tra questi due prodotti). Nel primo caso, per asportarla, non servirà fare altro che usare l’idropulitrice.

Nel caso di un prodotto a matrice dura, la rimozione del vecchio strato sarà invece più complicata – ma neanche troppo. Sarà infatti necessario andare a cercare le eventuali imperfezioni, quali distaccamenti e bolle: se sono presenti in modo importante, il nostro consiglio è sicuramente quello di togliere totalmente e senza remore il vecchio strato di antivegetativa.

Quanto ai metodi di rimozione, in questo caso, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Si può procedere con un raschietto, con una levigatrice orbitale, con uno sverniciatore o con una sabbiatrice. In tutti i casi, ovviamente, è necessario stare molto attenti a non andare eccessivamente in profondità, per non finire sugli strati inferiori.

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Per velocizzare e perfezionare l’operazione, gli sverniciatori sono di certo un’ottima opzione. Un ottimo prodotto è, per esempio, lo sverniciatore all’acqua Acquastrip di Veneziani, un prodotto ecologico perfetto per rimuovere i vecchi prodotti antivegetativi da legno, plastica e ferro. Se invece si volesse procedere in modo meccanico e fai da te, ci si dovrà affidare a della carta abrasiva ed eventualmente a delle orbitanti, stando ben attenti a non andare a rovinare le parti circostanti e sottostanti.

Guida all’uso dell’antivegetativa: l’applicazione della nuova antivegetativa

Dopo aver pulito e preparato lo scafo è finalmente possibile procedere con l’applicazione dell’antivegetativa. Prima di passare l’antivegetativa, però, è molto spesso d’obbligo l’utilizzo di un primer: questo è infatti necessario per tutte le applicazioni su scafo nuovo, su scafo riportato a nuovo e nel caso cambio di antivegetativa rispetto a quella utilizzata precedentemente. Il primer ha lo scopo di permettere una buona tenuta dell’antifouling, nonché di creare una buona barriera anticorrosiva.

Dato il primer, e protetti tutti gli elementi come le sonde e le altre superfici che non devono essere trattate con l’antivegetativa, si potrà iniziare la stesura, la quale avviene tipicamente con un rullo per vernice. Stesa la prima mano, si procederà con una seconda mano dopo circa 3 ore, per poi calare in acqua l’imbarcazione dopo altre 3 ore.

guida all'uso dell'antivegetativa

Come scegliere l’antivegetativa?

Una Veneziani DRP 100 o una Aemme Contender? In questa Guida all’uso dell’antivegetativa vi spiegheremo come scegliere un prodotto antifouling per la propria barca, ancora prima di guardare ai brand, è sicuramente necessario concentrarsi sulla tipologia di vernice per barche. La prima distinzione va infatti fatta tra vernice antivegetativa autolevigante e antivegetativa a matrice dura. Qual è la differenza?

Le autoleviganti sono delle vernici autopulenti e idrosolubili. All’azione dei biocidi si aggiunge infatti anche una azione di tipo meccanico, ovvero un progressivo dissolversi dello strato di vernice insieme all’avanzamento stesso della barca, così da poter contare, per così dire, su uno strato sempre nuovo di vernice antivegetativa (fino, ovviamente, all’esaurirsi totale della protezione, momento che deve essere debitamente anticipato con un nuovo trattamento. Va peraltro detto che la dissoluzione della vernice è molto lenta, ed è di fatto impossibile andare incontro a un consumo totale dello strato durante una stagione). Pur non essendo adatta alle barche da regata, come abbiamo visto sopra la vernice autolevigante presenta il vantaggio di poter essere rimossa con il solo impiego dell’idropulitrice, rappresentando quindi la soluzione più comoda per le normali barche da crociera.

Gli scafi più veloci e le imbarcazioni che vengono alate molto spesso, invece, dovrebbero essere trattate con dell’antivegetativa a matrice dura, la quale, vantando un’alta resistenza alla corrosione, è pensata per supportare le alte velocità. A fronte di un costo tendenzialmente inferiore rispetto alle autoleviganti, queste vernici richiedono però un lavoro maggiore – come abbiamo visto – al momento della rimozione.

Per scegliere l’antivegetativa più adatta si dovrà inoltre considerare il tipo di acqua in cui si andrà a navigare: fredda o calda, salata o dolce, inquinata o pulita, ferma o possa, aggressiva o meno. Questi dati ci possono aiutare a capire quale tipo di minaccia dovrà affrontare lo scafo, orientandoci di conseguenza sui prodotti più adatti.

Per quanto riguarda la scelta del brand, e quindi dei produttori, la nostra linea di pensiero è coerente con le nostre scelte fatte a livello di e-commerce: sconsigliamo vivamente i diportisti di affidarsi a delle marche sconosciute. Con le vernici protettive, infatti, non si scherza, sia per una questione di cura della barca, sia per un fatto economico. Non è un caso se, nel nostro negozio, abbiamo dedicato largo spazio a brand importanti come Veneziani, Jotun e Aemme, per citare solo i principali.

Quanta antivegetativa acquistare?

In questa guida all’uso dell’antivegetativa risponderemo ad una domanda che tutti quanti si pongono al momento dell’acquisto della vernice antivegetativa. Quanto antifouling è necessario per dare due mani a tutta l’area interessata? Chi ha già effettuato il trattamento in passato, probabilmente, si ricorderà la quantità di prodotto utilizzata, mentre gli altri dovranno affidarsi a stime e calcoli altrui. In linea di massima, però, possiamo affermare che uno scafo lungo 5 metri richiederà mediamente 1,5 litri di prodotto antivegetativo, i quali dovrebbero essere sufficienti per completare due mani, laddove invece uno scafo di 10 metri richiederà circa 5,5 litri di prodotto. Uno scafo da 18 metri, invece, avrà bisogno di circa 12 litri di prodotto antivegetativo, nonché di parecchie ore di lavoro!

Il nuovo corso delle antivegetative

vernice antivegetativa per barche. Guida all'uso dell'antivegetativa

Da un anno e mezzo, ormai, il mondo dei prodotti antivegetativi ha fatto una svolta in senso sostenibile: a partire dal 31 dicembre 2017, infatti, i produttori sono stati obbligati ad aggiornare il loro metodi produttivi e a dimostrare di vendere solo antifouling a norma con i nuovi standard fissati dall’European Biocide Product Regulation. Lo scopo del provvedimento, ovviamente, è quello di ridurre al minimo l’impatto dei prodotti antivegetativi sul già di per sé delicato ambiente marino. Da un punto di vista ambientale, non si può di certo fare a meno di queste vernici: abbiamo infatti visto che, senza applicare l’antivegetativa, una nave a motore consuma fino al 40% di carburante in più, con un conseguente aumento delle emissioni nocive. Da qui dunque la necessità di produrre e vendere delle vernici in grado di digradarsi in acqua senza inquinare, pur senza diminuire la loro efficacia sul fronte della protezione. Basti pensare che, se alcuni anni fa si potevano contare 25 biocidi approvati dall’Unione Europea, oggi la lista si ferma a sole 10 sostanze.

Le alternative all’antivegetativa? Per ora niente di ugualmente performante

Abbiamo visto che il trattamento antivegetativo per barche comporta un impatto sull’ambiente, ma abbiamo anche visto che eliminare l’uso dell’antivegetativa potrebbe persino peggiorare la situazione, soprattutto ora che c’è una maggiore attenzione intorno alla sensibilità di queste speciali vernici per le carene delle barche. Non stupisce, però, che ci siano tante aziende in giro per il mondo che stanno cercando di proporre qualcosa di diverso, che possa garantire lo stesso risultato del trattamento antivegetativo. É il caso, per esempio, del sistema del barcalavaggio: il concetto consisterebbe nel fare passare periodicamente la barca in un “barcalavaggio”, un sistema simile all’autolavaggio automatico, con rotoli sommersi. Si tratta però di una soluzione tutt’altro che pratica sul lungo termine, e che non può essere usata per tutti i tipi di scafi, men che meno per le barche con doppio timone. Per ridurre gli attacchi degli organismi allo scavo c’è poi chi ha ipotizzato l’uso di un telone da far passare sotto la chiglia; questa soluzione, però, non garantisce una difesa totale, non è particolarmente comoda, ed è davvero poco utile per chi usa spesso la barca. C’è chi poi sta sperimentando dei particolari antifouling a pellicola, e perfino chi sta pensando di combattere le incrostazioni di alghe con gli ultrasuoni. Per ora, però, nessuno di questi sistemi innovativi sembra poter gareggiare con le normali vernici antivegetative.

Scopri tutto sull’antivegetativa sul nostro video dedicato: un Guida all’uso dell’antivegetativa completa.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.
  1. non avete specificato se serve l’antivegetativa su una barca tenuta in acqua dolce (canale) ma prossima alla foce del mare! su un calafuria di 7 matri wuanta ne serve di autolevigante?

    • Buongiorno Alessandro,
      sulla necessità o meno di usare l’antivegatativa dipende effettivamente dall’acqua in cui viene ormeggiata e usata la barca: sarebbe bene guardare per esempio cosa fanno i vicini d’ormeggio.Per quanto riguarda la quantità di antivegetativa da acquistare, ti consigliamo di usare il nostro strumento online per calcolare la quantità nel dettaglio, in base a tipo di imbarcazione, lunghezza, larghezza e pescaggio. Lo trovi qui: https://www.hinelson.com/it/content/51-scelta-dell-antivegetativa

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