Per un diportista che intende allontanarsi dalla costa ci sono parecchie cose da sapere sulla zattera di salvataggio! Fino a qualche anno fa, in effetti, i naviganti fatti e finiti non avevano grandi dubbi sull’utilizzo della zattera d’emergenza. Ma poi ci sono stati dei movimenti importanti nella normativa, e i cambiamenti, si sa, creano sempre un po’ di confusione, ponendo dubbi anche lì dove c’erano certezze. Il primo scossone è arrivato nel 2009, con il pensionamento degli atolli e con l’arrivo delle zattere costiere; e l’altro è arrivato nell’ottobre del 2024, quando il regolamento di attuazione del codice della nautica da diporto ha introdotto diverse semplificazioni e modifiche. Ecco che allora sono arrivate diverse nuove cose da sapere sulla zattera di salvataggio, rendendo il tutto un filino più complesso. Oggi vogliamo quindi rispondere alle più diffuse domande sulle zattere d’emergenza, partendo dai quesiti di chi si avvicina per la prima volta al mondo della nautica per arrivare a delle domande più specifiche.
Cose da sapere sulla zattera di salvataggio: 13 domande e risposte
A cosa serve una zattera?
Questa è probabilmente la prima cosa da sapere sulla zattera di salvataggio: a che cosa serve? Ovvero: in quali casi viene utilizzata? Nel diporto questo battello serve come ultimo rifugio per i naviganti, nel momento in cui l’imbarcazione non è più utilizzabile o minaccia seriamente di diventare pericolosa: pensiamo a casi come incendi a bordo e falle importanti. A questo scopo la zattera di salvataggio è progettata per offrire galleggiamento stabile e protezione in mare aperto, consentendo all’equipaggio di allontanarsi dal pericolo immediato e aumentare le possibilità di sopravvivenza. Non si tratta peraltro unicamente di galleggiamento: una volta gonfiata, infatti, isola le persone dall’acqua fredda, riduce l’esposizione al vento e alle onde (ed eventualmente anche al sole) e permette di restare insieme, visibili e relativamente al sicuro, in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Va peraltro detto che una zattera da regolamento deve essere completa anche di kit d’emergenza: in questo modo tale battello può trasformare una situazione gravemente critica in una condizione gestibile, permettendo di guadagnare tempo prezioso.
Chi ha inventato la zattera di salvataggio?
Prima di proseguire con le cose pratiche da sapere sulla zattera di salvataggio, una curiosità storica: la zattera come la conosciamo oggi, ovvero compatta e pieghevole, pensata quindi per essere portata a bordo senza occupare troppo spazio, è stata inventata da Maria Beasley nel 1882. Ovviamente i dispositivi che utilizziamo oggi sono diversissimi da quelli concepiti da Beasley, visto il lunghissimo progresso tecnologico e dei materiali; ciononostante, fu lei la prima a mettere a punto un battello di salvataggio richiudibile, un concetto davvero rivoluzionario.
Quando la zattera di salvataggio è obbligatoria?
Ovviamente tra le cose che tutti i diportisti devono sapere sulla zattera di salvataggio ci sono i limiti dopo i quali tale dispositivo di sicurezza diventa obbligatorio. Come ben sanno i naviganti italiani, il Codice della Nautica prevede una tabella di dotazioni di sicurezza obbligatorie che variano in base alla distanza dalla costa: qui si parla di giubbotti di salvataggio, di salvagenti, di razzi, e via dicendo. A partire dalle 6 miglia dalla costa diventa obbligatorio avere a bordo una zattera modello costiero (per chi naviga entro tale limite, invece, non c’è nessun obbligo di averne una) laddove invece a partire dalle 12 miglia entra in gioco la zattera di salvataggio oceanica. Queste sono le disposizioni generali, che però, a partire dall’ottobre del 2024, conoscono delle “eccezioni”: le vediamo più avanti in questa lista di domande e risposte sulle zattere d’emergenza.
Come scegliere la zattera di salvataggio?
Quali sono i fattori da considerare per scegliere la zattera giusta per la propria barca? Prima di tutto è necessario assicurarsi di acquistare un dispositivo a norma; in secondo luogo, sarà necessario orientarsi tra modello costiero oppure oceanico, in base alla distanza dalla costa che si intende e che si può raggiungere. Infine il modello esatto va scelto considerando quanti saranno i passeggeri che potranno essere presenti sulla barca, sapendo che una zattera, per essere utile – e per essere a norma – deve poter ospitare tutte le persone a bordo. Per questo motivo esistono zattere da 4, da 6, da 8 o più posti.
Che differenza c’è tra modello costiero e modello oceanico?
È possibile dire che la zattera di salvataggio modello costiero è una versione “semplificata” rispetto a quella oceanica. La differenza è motivata dal fatto che, presumibilmente, chi naviga entro le 12 miglia dalla costa dovrebbe venir soccorso in tempi brevi, senza presupporre quindi una lunga permanenza sulla zattera gonfiabile. Sintetizzando al massimo, i modelli oceanici sono più robusti, e prevedono maggiori optional per rendere la permanenza a bordo più sicura sul lungo termine, come per esempio la presenza di una copertura per difendersi dagli agenti atmosferici.
Quando i gommoni possono farne a meno?
Veniamo ora alle varie eccezioni introdotte nel 2024: tra le cose che i gommonauti devono assolutamente sapere sulla zattera di salvataggio c’è infatti la possibilità di fare a meno della zattera costiera nella navigazione entro le 12 miglia dalla costa. Nel caso dei gommoni marcati CE, di categoria A, B o C e rispettosi degli standard UNI EN ISO 6185 è infatti possibile fare totalmente a meno di questa dotazione di sicurezza, sapendo che i Rib, grazie ai loro tubolari, non temono l’affondamento quanto le barche rigide. Occhio: il gommonauta che vuole fare a meno della zattera oceanica deve però imbarcare un estintore aggiuntivo e un kit di sopravvivenza, per essere in ogni caso pronto a tutto (e per non incorrere in multe).
In quali casi la zattera costiera può sostituire la zattera oceanica?
Il Regolamento di attuazione del Codice della Nautica ha inoltre introdotto la possibilità di sostituire la zattera oceanica con la zattera costiera anche in determinate situazioni nella navigazione oltre le 12 miglia. Questa è una concreta possibilità di risparmio – di ingombro, di peso e di soldi – per i naviganti che superano le 12 miglia ma che non escono mai dalla zona SAR, ovvero l’area Search and Rescue italiana, entro la quale l’arrivo dei soccorsi è teoricamente rapido. Anche qui, per poter godere di questa semplificazione, ci sono due condizioni: la presenza a bordo di un GPS e di un EPIRB (o di un telefono satellitare con la funzione chiamata d’emergenza).
Quando il tender può sostituire la zattera?
Ecco la terza cosa da sapere sulla zattera di salvataggio sulle novità introdotte nel 2024. Chi naviga entro le 12 miglia può sostituire la zattera costiera con il proprio tender. Il battello di servizio può assumere questo “doppio” ruolo a patto di poter ospitare tutti i passeggeri presenti, di essere dotato di un kit di sopravvivenza e di essere sempre pronto all’uso ( e dunque gonfio e in posizione tale da poter essere messo subito in acqua a mano).

Come lanciarla dalla barca in caso di emergenza?
Una domanda che talvolta non viene fatta. Eppure questa è una cosa fondamentale da sapere sulla zattera di salvataggio in barca. Come lanciarla in modo efficace? Meglio non affidare la cosa al caso. Sarebbe prima di tutto sempre bene individuare una persona incaricata, che dovrà dunque muoversi tempestivamente e nel modo giusto in caso di emergenza. Sarà bene “allenarsi” mentalmente a lanciare la zattera in maniera corretta in base alla sua posizione: in certi casi basterà mollare gli attacchi, mentre in altri casi sarà necessario liberare la valigetta e lanciarla fisicamente in acqua. L’importante, per non rischiare di danneggiare la zattera, è ricordarsi di lanciarla a prua o al lato, e mai a poppa. Pur sapendo che talvolta le zattere si aprono da sole con l’impatto, il meccanismo tipico prevede di tirare la relativa cima per avviare l’apertura e il gonfiamento automatico della zattera.
Come salire sulla zattera?
In linea di massima sarebbe sempre bene decidere a priori chi è la prima persona che sale sulla zattera una volta messa in acqua e aperta: il consiglio è quello di individuare una persona agile e in forma – spesso la stessa incaricata a gettare in acqua la zattera – per raggiungere il dispositivo, salire in autonomia e aiutare successivamente gli altri a fare altrettanto. Nel salire sulla zattera è bene portare con sé il necessario: oltre agli accessori che sono già contenuti nella zattera si parla in generale della Grab-bag, ovvero di una borsa stagna e galleggiante contenente tipicamente documenti, farmaci, crema solare, radio portatile, EPIRB ed eventualmente cibo aggiuntivo.
Cosa contiene una zattera di salvataggio?
La dotazione della zattera di salvataggio cambia in base al modello. Come minimo devono però essere presenti un coltello galleggiante (per tagliare la cima che collega la zattera alla barca in caso di affondamento) un fischietto, 1 kit di riparazione, delle pagaie, delle spugne, una torcia, una razione di acqua per ogni passeggero.
Dove posizionarla a bordo?
Non esiste una regola assoluta per la posizione della zattera di salvataggio a bordo della barca. È però essenziale scegliere un posto facilmente raggiungibile, e che ne consenta una messa in acqua veloce. Tra le cose da sapere sulla zattera di salvataggio c’è quindi il fatto che questa non deve mai essere posizionata in gavoni difficili da raggiungere o peggio ancora sottocoperta. Meglio quindi optare per lo specchio di poppa, per il pozzetto o al pulpito di prua.
Quale manutenzione è necessaria?
Il diportista non deve effettuare personalmente nessuna reale manutenzione della zattera di salvataggio: è invece obbligatorio per legge sottoporre questo dispositivo di sicurezza alle revisioni da parte di professionisti certificati. Per le zattere costiere la prima revisione deve essere fatta a tre anni dall’acquisto, e successivamente ogni due anni; per i modelli oceanici si parla direttamente di due anni già per la prima revisione.

