Città fortificate e antichi porti, spiagge da sogno tra culture anche molto diverse: navigare nel mare Adriatico è entusiasmante, anche grazie alle condizioni generalmente favorevoli al diporto, in particolar modo in estate. Parliamo infatti di un mare che tra giugno e settembre – e, a dirla tutta, è possibile allargare anche a maggio e a ottobre – regala tendenzialmente venti leggeri, mare calmo e una buona visibilità. Ma cosa è necessario sapere per navigare nell’Adriatico, per delle uscite di mezza giornata come per delle vere e proprie crociere? Sarà bene pensare ai punti di approdo, ai venti locali e alle correnti, nonché ovviamente informarsi sui fondali. Ma qual è la profondità del mare Adriatico? Come sono i fondali nelle diverse aree, dove ci sono delle secche, e qual è il punto più profondo dell’Adriatico? Dopo aver visto perché è importante conoscere questi aspetti per navigare in modo sicuro, risponderemo a tutti i quesiti, in una guida completa alla profondità del mare Adriatico.
Conoscere la profondità del mare è uno degli aspetti più importanti della navigazione da diporto, soprattutto in un bacino come l’Adriatico, caratterizzato da fondali molto variabili e da numerose aree poco profonde vicino alla costa. Valutare correttamente la batimetria consente infatti non solo di evitare incagli o danni all’imbarcazione, ma anche di pianificare delle rotte più sicure e confortevoli, specie per chi si trova a navigare per la prima volta in determinati luoghi.
Chi naviga deve considerare che la profondità può cambiare molto rapidamente in prossimità di porti, secche, foci fluviali e banchi sabbiosi. Per questo motivo è fondamentale consultare le carte nautiche e monitorare costantemente l’ecoscandaglio.
Ecco perché, più nello specifico, conoscere la profondità del mare Adriatico e in generale di qualsiasi fondale affrontato è essenziale:
- permette di evitare zone pericolose o troppo basse, riducendo il rischio di danni a eliche, timoni e motori;
- aiuta a scegliere e a gestire un ancoraggio sicuro e stabile;
- consente di entrare nei porti senza rischi per la chiglia;
- migliora la gestione della navigazione con mare mosso;
- facilita la pianificazione della rotta in base al pescaggio della barca.
Una buona conoscenza delle profondità marine rende quindi la navigazione più sicura, efficiente e rilassante, sia durante brevi uscite costiere sia nelle traversate più lunghe lungo l’Adriatico.
Passiamo ora dalla teoria alla pratica, dedicandoci concretamente alla geografia, alla morfologia e alla profondità del mare Adriatico.
Le caratteristiche più importanti del mare Adriatico
Prima di affrontare il capitolo dedicato alla profondità del mare Adriatico può essere utile riassumere brevemente le peculiarità di questo grande bacino: snocciolare dei dati sulla profondità dei suoi fondali senza avere un quadro complessivo potrebbe infatti risultare fuorviante. Il bacino Adriatico si allunga tra la penisola italiana e la costa balcanica, bagnando quindi in totale sei Paesi: da una parte l’Italia, dall’altra Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e infine Albania; a nord è chiuso dal Friuli-Venezia Giulia, mentre a sud confina con il Mar Ionio, in corrispondenza del restringimento del canale di Otranto. La superficie totale è di quasi 139mila chilometri quadrati, mentre la larghezza media è di poco inferiore ai 150 chilometri. Proprio per la sua caratteristica “strettezza” – leggenda vuole che dal Conero, nelle giornate più limpide, si scorgano le coste della Dalmazia – questo mare è particolarmente amico della navigazione; ma non deve essere ovviamente sottovalutato, nascondendo come ogni altro bacino piccole e grandi insidie.
A livello geografico, per semplificare studi e riferimenti, l’Adriatico viene tipicamente diviso in tre grandi aree – che come vedremo risultano comode anche per indicare i vari livelli di profondità del mare Adriatico – ovvero:
- Il settore nord o settentrionale, detto anche nordadriatico, che inizia a nord dalle coste veneto-friulane, per terminare all’altezza della direttrice Zara-Ancona;
- Il settore centrale, detto medioadratico, che dalla direttrice Zara-Ancona si spinge sino al Gargano, in una linea che collega il promontorio pugliese con la città croata di Ragusa;
- Il settore sud o meridionale, che dal promontorio del Gargano arriva fino allo stretto di Otranto, e quindi fino allo Ionio.
Oltre che per l’ampiezza, i tre settori del mare Adriatico presentano caratteristiche differenti anche per la batimetria: vediamo quindi ora i dati fondamentali riguardanti la profondità del mare Adriatico.

La profondità del mare Adriatico
Per chi non ha una buona conoscenza delle peculiarità del Mediterraneo, i freddi numeri relativi alla profondità del mare Adriatico potrebbero risultare poco significativi: è quindi utile anticipare fin da subito che la profondità di questo lungo bacino è mediamente modesta, con dei fondali che tipicamente degradano dolcemente. La profondità media del mare Adriatico è stata calcolata in 252 metri, con delle batimetrie anche molto differenti tra un’area e l’altra.
Particolarmente modesta è la profondità media del bacino settentrionale: basti pensare a questo proposito che durante l’ultima glaciazione, circa 20.000 anni fa, l’Adriatico iniziava quasi all’altezza di Ancona. La profondità aumenta progressivamente spostandosi a sud: la prima importante depressione che supera i 200 metri si trova all’altezza della città di Pescara, con una fossa – detta fossa di Pomo o fossa di Jabuka – che raggiunge i 270 metri di profondità.
Ben maggiore è la profondità media del mare Adriatico una volta arrivati nel settore meridionale: qui si scende infatti velocemente al di sotto dei 1.000 metri. Il punto più profondo, a 1.240 metri sotto il livello del mare, viene chiamato a livello internazionale South Adriatic Pit (SAP): si tratta di una grande depressione ovale, chiusa a sud dalla Soglia di Otranto, che riporta il fondale a circa 800 metri di profondità.
Si capisce quindi che la profondità media dell’Adriatico, come anticipato calcolata a 252 metri, è influenzata grandemente dalle depressioni della sua parte meridionale; navigando nell’area settentrionale ci si troverà quindi normalmente su fondali di circa 30, 40 o 50 metri.
Quali sono le principali secche lungo la costa italiana?
Una grande quantità di fiumi che sfociano nel mare, una vasta parte del bacino con profondità medie molto contenute e degradamenti molto lenti: non stupisce che, soprattutto nella parte settentrionale dell’Adriatico, ci si possa imbattere in secche tali da mettere in difficoltà i diportisti impreparati. Per questo in prossimità della costa è sempre bene aumentare al massimo l’attenzione. Pensiamo per esempio alla laguna di Venezia, dove, esclusi gli accessi ufficiali, ogni avvicinamento può essere rischioso, tenendo conto anche della scarsa trasparenza dell’acqua e delle ampie escursioni determinate dalla marea.
Il discorso è simile anche per la costa orientale dell’Istria, dove scogli affioranti e secche sono all’ordine del giorno: a differenza di quanto avviene lungo la costa veneta, qui i fondali sono rocciosi, e quindi anche il più leggero degli incagli può dare luogo a danni importanti.
Per questi motivi è fondamentale prestare attenzione ai segnali presenti in loco, nonché informarsi in anticipo sulle profondità e sui fondali che si incontreranno.
Per quanto riguarda la profondità del mare Adriatico, vale la pena sottolinearlo, tutto è noto. Per i più differenti motivi: perché è un mare estremamente navigato e trafficato, peraltro dall’alba dei tempi, e quindi ogni dettaglio è riportato e aggiornato sulle carte nautiche a nostra disposizione. Ma anche perché ogni diportista attrezzato può comodamente avere aggiornamenti precisi e in tempo reale sulla profondità grazie al proprio ecoscandaglio, che può dare informazioni preziose anche sulla consistenza del fondale, sulla sua configurazione, nonché ovviamente sulla presenza di altri elementi, spaziando dai pesci fino ai relitti.
Risulta ovviamente fondamentale essere in grado di leggere in modo corretto le carte nautiche. Elementi fondamentali delle mappe batimetriche sono le linee di contorno, ovvero delle linee che collegano punti di uguale profondità; i numeri senza alcuna linea indicano invece il livello di profondità in un dato punto. Per essere ancora più intuitive alcune carte nautiche presentano inoltre diversi gradienti di colore, con tonalità differenti per indicare il variare della profondità.

