Perché ragioniamo in miglia nautiche e non in chilometri?

Una complicazione non necessaria, una faccenda legata al gergo da marinai, un fardello storico, un modo per distinguersi o persino per “tirarsela”: perché nel mondo del diporto ragioniamo in miglia nautiche? Perché rendersi la vita più difficile, quando tutti conosciamo perfettamente e usiamo ogni giorno il sistema metrico? In effetti chi si avvicina al mondo della nautica senza alcuna esperienza pregressa potrebbe trovare l’utilizzo delle miglia fastidioso, o persino complicato, nel caso per esempio della preparazione per l’esame della patente nautica. Obiettivo di questo nuovo articolo della nostra Academy è dimostrare che l’utilizzo delle miglia nautiche al posto dei chilometri, nel mondo della navigazione, è tutto fuorché arbitrario o casuale: vedremo quindi la storia, il significato e le corrispondenze di questa peculiare unità di misura, per sottolineare infine perché è importante che ogni navigante – anche chi non ha la patente nautica – ragioni in miglia nautiche, lasciando i metri a terra (o limitandosi a usarli per misurare la profondità, o al lunghezza delle cime!).

A cosa corrisponde un miglio nautico

Prima ancora di vedere perché nel diporto e in generale nella navigazione si ragiona in miglia nautiche, vale la pena ripassare la corrispondenza tra miglia e km: il miglio nautico internazionale corrisponde esattamente a 1.852 metri. Si parla quindi di un po’ meno di due chilometri, e sì, può dare fastidio che non corrisponda neanche lontanamente a una cifra tonda. Come vedremo dopo, però, c’è una ragione precisa – e molto concreta – che porta il miglio marino a essere esattamente 1.852 metri.

Per avere delle corrispondenze immediate può essere utile tradurre in metri le varie “distanze canoniche” del Codice della Nautica, al variare delle quali mutano gli obblighi del diportista. Vale quindi la pena ricordare che:

  • 3 miglia nautiche corrispondono a 5.556 metri
  • 6 miglia nautiche corrispondono a 11.112 metri
  • 12 miglia nautiche corrispondono a 22.224 metri

Breve storia delle miglia nautiche

Vediamo ora il perché nel concreto usiamo le miglia nautiche; per capirlo è necessario guardare all’indietro, in quanto l’origine di questa peculiare unità di misura affonda le radici nell’antichità. Tutto iniziò infatti quando l’uomo cominciò a esplorare il mare aperto: da quel momento in poi orientarsi con precisione è diventato una questione di sopravvivenza.

Le prime forme di misurazione delle distanze in mare erano piuttosto approssimative. Ogni popolo marinaro utilizzava sistemi differenti, spesso legati alla durata del viaggio o alla velocità delle imbarcazioni. Con l’espansione delle rotte commerciali tra Europa, Asia e Americhe, emerse però la necessità di adottare un metodo universale e affidabile.

La svolta arrivò grazie allo sviluppo della navigazione astronomica. I navigatori compresero che la Terra poteva essere suddivisa in meridiani e paralleli e che le distanze potevano essere calcolate in relazione alla circonferenza terrestre. Il miglio nautico – o la miglia nautica che dir si voglia – nacque proprio da questo principio: corrisponde alla lunghezza di un “minuto” d’arco di latitudine lungo un meridiano terrestre. Con il termine minuto si indica un sessantesimo di grado: in altre parole, un miglio nautico corrisponde a 1/60 di grado di latitudine. Quindi no, la corrispondenza con un numero “non tondo” come 1.852 non è casuale: alla base di tutto c’è un legame diretto con la geografia del nostro pianeta, ed è questa caratteristica che ha reso l’unità estremamente pratica per la navigazione.

Nel corso dell’Ottocento, con l’aumento dei traffici marittimi internazionali e il progresso delle carte nautiche, diversi Paesi iniziarono a uniformare i propri sistemi di misura. Tuttavia esistevano ancora leggere differenze tra le varie “miglia marine” nazionali (su questo aspetto torneremo tra poco). Solo nel 1929, durante una Conferenza internazionale a Monaco, venne stabilito il valore ufficiale del miglio nautico internazionale moderno, ovvero per l’appunto 1.852 metri.

Da allora, questa unità è diventata lo standard mondiale non solo per la navigazione in mare, ma anche per il volo aereo.

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Differenza tra miglia nautiche e miglia terrestri

Per capire la differenza esistente tra le miglia nautiche e quelle terrestri è necessario fare un altro passo all’indietro, e capire perché si parla di miglia, e non per esempio di iarde. Tutto è da ricondurre al miglio romano, ovvero all’unità di misura utilizzata ai tempi dell’Antica Roma per indicare una distanza pari a 1.000 passi. Se volessimo convertire oggi il miglio romano in metri avremmo 1.482,5 metri, una distanza che come si vede è molto, molto diversa da quella assegnata al miglio nautico internazionale. A livello terminologico, tutto nasce insomma al tempo dei romani.

Da lì diverse culture hanno adottato il miglio come misura della distanza, apportando però di volta in volta delle modifiche, per i più diversi motivi. Ecco che allora nel mondo anglosassone, dove si utilizzano le miglia terrestri in luogo dei chilometri per misurare distanze e velocità, un miglio terrestre corrisponde a 1.609,344 metri (quasi a metà strada tra il miglio romano e quello nautico).

Non stupisce quindi che anche le miglia marine, prima della conferenza internazionale di Monaco del 1929, fossero misurate in modo diverso nei differenti stati: il miglio marino inglese era infatti lungo 1.853,2 metri, quello statunitense 1.853,18 metri.

miglia nautiche

Convertire le miglia marine in chilometri

Ora dovrebbe essere tutto chiaro: ai neofiti non resta insomma che digerire le miglia nautiche, e iniziare a ragionare in questi termini, cosa che con il tempo risulterà piuttosto naturale. Certo, dapprima si potrebbe avere bisogno di tanto in tanto convertire le miglia nautiche in km, per poter immaginare meglio una data distanza. Il calcolo è tutt’altro che difficile: da miglia a km è sufficiente moltiplicare per 1.852. Ecco che allora 5 miglia corrispondono a 5 x 1.852 = 9.26 chilometri.

Anche fare il calcolo inverso è semplice: per convertire i chilometri in miglia si può infatti moltiplicare per 0,53996. In tal senso 5 chilometri corrispondono a 5 x 0,53996 = 2.6998 miglia nautiche.

Perché è importante ragionare in miglia

In chiusura, vediamo perché ogni navigante dovrebbe conoscere le miglia nautiche e usarle nel concreto una volta lasciati gli ormeggi:  

  • Per leggere le mappe: le carte nautiche utilizzano le miglia nautiche come riferimento principale per calcolare distanze, rotte e tempi di percorrenza. Conoscere questa unità di misura permette quindi di interpretare correttamente la navigazione, pianificare gli spostamenti e valutare con precisione consumi, soste e condizioni di sicurezza.
  • Per ottenere la patente nautica: come ben sa chi ha già affrontato questo importante test, durante gli esami per la patente nautica le miglia nautiche compaiono frequentemente negli esercizi teorici e pratici. È necessario saperle utilizzare per affrontare il carteggio nautico, eseguire calcoli di navigazione e comprendere il linguaggio tecnico utilizzato nel settore marittimo.
  • Per avere a bordo le dotazioni giuste: le normative sul diporto prevedono dotazioni di sicurezza differenti a seconda della distanza dalla costa, indicata in miglia nautiche (cambiano infatti le dotazioni a 3, a 6 e a 12 miglia dalla costa).
  • Per capire la velocità della barca: in navigazione la velocità viene espressa non in chilometri orari, ma in nodi, cioè in miglia nautiche percorse in un’ora. Comprendere questo sistema consente quindi di stimare meglio i tempi di percorrenza, i consumi e il comportamento dell’imbarcazione durante le diverse condizioni di mare.
  • Perché le strumentazioni elettroniche di bordo parlano in miglia nautiche: GPS, chartplotter e radar utilizzano normalmente le miglia nautiche e i nodi come unità standard. Avere familiarità con queste misure permette di leggere rapidamente dati e indicazioni, rendendo la navigazione più semplice ed efficace.
  • Perché è lo standard internazionale: infine, il miglio nautico è il sistema di riferimento adottato a livello mondiale, da tutti, ed è fondamentale quindi anche nel momento della richiesta di soccorso in mare, per una comunicazione efficace e veloce.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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