Ecobonus per i fuoribordo elettrici: cosa non ha funzionato?

Era stato domandato e atteso a lungo: dell’ecobonus per i fuoribordo elettrici si parla infatti da tanti anni. A partire dal 2020 circa l’idea si era trasformata, passando da ipotesi astratta e futuribile a concreta possibilità, per arrivare infine alla conversione in legge del cosiddetto dl Infrastrutture, ovvero con il decreto legge n.68/2022. Quella fu però una (prima) falsa partenza degli incentivi per i motori elettrici per barche: si è poi dovuto aspettare nel concreto fino all’8 aprile 2025 per il via vero e proprio dell’ecobonus per i fuoribordo elettrici. La misura, istituita dall’articolo 13 della legge n. 206 del 27 dicembre 2023 recante “Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy” ha previsto una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro; tanti, ma non tantissimi per un ecobonus nazionale. In estrema sintesi, l’ecobonus per i fuoribordo elettrici ha messo a disposizione dei contributi per l’acquisto di motori elettrici di potenza non inferiore a 0,5 Kw e fino a 12 Kw, per fuoribordo, entrobordo, entrofuoribordo e POD. Nel caso dei propulsori fuoribordo con batteria integrata, il contributo massimo era di 2.000 euro, laddove invece per i propulsori con batteria esterna si poteva arrivare fino a 10.000 euro (senza superare in nessun caso il limite del 50% delle spese ammissibili). Ebbene, oggi è possibile dirlo: il tanto atteso ecobonus per i fuoribordo elettrici si è rivelato in buona parte un flop. Le richieste sono state poche, e i fondi per gli incentivi restano in grandissima parte intatti. Ma per quale motivo l’ecobonus per i fuoribordo elettrici non ha funzionato?

I numeri deludenti dell’ecobonus per fuoribordo elettrici

Non ci sono dubbi nell’affermare la positività di un ecobonus per i fuoribordo elettrici, per incentivare il retrofit nautico e aiutare così i diportisti e i professionisti del mare a rendere più green le proprie barche. La situazione la conosciamo tutti: il settore della nautica da diporto fatica, per tanti diversi motivi, ad abbandonare i propulsori termici, e quindi a ridurre le emissioni inquinanti della navigazione. E questo danneggia principalmente gli ecosistemi marini; non a caso sono tante le riserve marine in cui la navigazione è vietata per tutte le barche spinte da motori alimentati a combustibili fossili, laddove invece è permessa alle barche spinte da propulsori elettrici. Eppure, ora che il capitolo dell’ecobonus per i fuoribordo elettrici si è chiuso (perlomeno per questo round), i numeri ci dicono che l’iniziativa non ha raggiunto i propri obiettivi.

Come anticipato, le risorse stanziate ammontavano complessivamente a 3 milioni. Analizzando le graduatorie pubblicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (complessivamente 5, dal 20 giugno al 12 novembre 2025) si scopre che in tutto i fondi effettivamente deliberati sono stati meno di 310 mila. Le domande ammesse sarebbero state infatti circa 115 (su meno di 200 domande presentate complessivamente). Un numero bassissimo, sapendo benissimo che i numeri del diporto italiano sono di tutt’altro ordine: il nostro Paese conta infatti qualcosa come 600mila barche. La percentuale di diportisti e di aziende che hanno scelto di approfittare dell’ecobonus per fuoribordo elettrici è risultata quindi poco più che risibile. Facendo due conti si scopre che il peso medio degli incentivi concessi ai richiedenti è stato di circa 2.700 euro, a dimostrare il fatto che buona parte dei contributi richiesti è stata relativa alla prima fascia, quella dedicata cioè ai propulsori fuoribordo con batteria integrata.

Ecobonus per i fuoribordo elettrici: cosa non ha funzionato

L’obiettivo del legislatore, con l’ecobonus per fuoribordo elettrici, era quello di avviare la decarbonizzazione del diporto italiano, degli armatori privati come dei noleggiatori. Non è stato raggiunto, e sarebbe bene, in vista di altre iniziative per rendere la nautica più sostenibile per l’ambiente, comprenderne i motivi.

Le cause del flop dell’ecobonus per i fuoribordo elettrici

Vediamo quelli che possono essere i principali motivi della scarsa efficacia dell’ecobonus per fuoribordo elettrici:

  • Burocrazia eccessiva e requisiti complicati: a frenare gli incentivi per la rottamazione dei vecchi motori inquinanti e l’acquisto di propulsori elettrici nautici può essere stata – soprattutto all’inizio, ma anche nei mesi successivi – la burocrazia straripante che ha caratterizzato l’iter di richiesta dell’ecobonus. Si sa, questa è una caratteristica tipica dei bonus pubblici, specialmente nel caso italiano. È stato però osservato che nel caso specifico degli incentivi per la nautica la sovrabbondanza dei documenti da presentare sia stata particolarmente eccessiva. Esemplificativo è da questo punto di vista l’ostacolo rappresentato dall’obbligo di presentare il DCI, ovvero la dichiarazione di costruzione o importazione, obbligatoria per accedere agli incentivi per i natanti. Occhio: ottenere il DCI non è immediato, ma non impossibile, come avevamo spiegato nella guida per richiedere il DCI online; è quindi giusto sottolineare che chi ha dedicato del tempo alla richiesta dell’ecobonus per fuoribordo elettrici è riuscito a inviare la domanda in forma completa; e va anche sottolineato che, osservando i dati resi pubblici dal ministero, sembra che la maggior parte delle domande inoltrate sia stata effettivamente accettata. Di certo, però, un iter più semplice avrebbe reso gli incentivi più attraenti.
  • Proroghe e periodi brevi: altro dettaglio che forse ha influenzato negativamente gli incentivi è stato il suo stralunato tempismo degli incentivi. Come anticipato, l’ecobonus per fuoribordo elettrici è stato annunciato nel 2022, per poi essere avviato nel concreto nel 2025. Dapprima, però, la finestra per inviare le richieste è stata brevissima, con scadenza l’8 maggio 2025; poi c’è stata una proroga al 10 giugno, poi un’altra al 12 luglio, per arrivare infine alla data ultima delle 12 in punto del 1° ottobre 2025. Una gestione di questo tipo ha creato parecchia confusione, ha forse scoraggiato il pubblico, e non ha certo fatto brillare l’incentivo: il fatto di dover prorogare continuamente il termine per ricevere dei contributi a fondo perduto ha puntato i riflettori sullo scarsissimo interesse verso l’ecobonus, rendendolo ancora meno attraente.
  • Contributo non appetibile: difficile affermare fuori da ogni dubbio che un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese ammissibili non risulti appetibile; il numero scarso delle domande pervenute potrebbe però far pensare che una percentuale più alta avrebbe potuto riscontrare un’accoglienza diversa, sfruttando maggiormente il fondo messo a disposizione. Detto questo, gli incentivi messi a disposizione sembrano in linea con le offerte del mercato, sapendo per esempio che i più potenti motori fuoribordo con batteria integrata arrivano per l’appunto a 1.600 W, con un costo tendenzialmente entro i 4.000 euro: ne risulta quindi che l’incentivo massimo di 2.000 euro era sufficiente per coprire la metà dei costi di acquisto. E lo stesso discorso può esser fatto automaticamente per i motori fuoribordo elettrici con potenza e costi d’acquisto minori.
  • Mercato poco maturo: ebbene sì, questo è probabilmente uno dei principali e determinanti motivi del flop dell’ecobonus per i fuoribordo elettrici: il mondo della nautica, perlomeno in Italia, non sembra essere ancora sufficientemente maturo per l’acquisto su larga scala di motori elettrici. Il nostro compito diventa quindi di illustrare nel concreto i vantaggi e gli utilizzi dei propulsori sostenibili, sottolineando quelli che sono gli impieghi più ovvi e più immediati. Pensiamo quindi all’adozione di motori elettrici per tender, leggeri e silenziosi; o all’utilizzo di un fuoribordo elettrico ausiliario per navigare in aree marine protette; o ancora, all’uso di motori elettrici per la pesca. In un mondo che guarda ancora ai motori endotermici come punto di riferimento, questi utilizzi “intelligenti” dei propulsori possono essere preziosi per creare fiducia, per far conoscere i vantaggi dei fuoribordo elettrici, e per rendere le prossime iniziative per decarbonizzare la nautica più efficaci.

Ecobonus per i fuoribordo elettrici: e ora?

Abbiamo visto che solo una fetta piccolissima dei fondi stanziati per l’ecobonus dei fuoribordo elettrici è effettivamente stata concessa. Sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy si legge che “Con Decreto direttoriale 12 novembre 2025 è stata disposta, ai sensi dell’articolo 8, comma 4 del decreto interministeriale 5 settembre 2024, la concessione delle agevolazioni in favore dei soggetti indicati”. La speranza è che quanto rimasto intoccato sia rimesso a disposizione del settore della nautica, attraverso nuove iniziative per rendere il diporto più sostenibile.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.
  1. Buongiorno, sono uno dei pochi che con enorme fatica é riuscito a partecipare e vincere il bando. È stato veramente complicato, quando voi scrivevate che c’è stata molta burocrazia dite poco. E’ stata veramente una corsa ad ostacoli sin dal primo momento. Il portale di Invitalia per nulla intuitivo, il call center praticamente non in grado di dare risposte e difficoltà una dopo l’altra.
    Per poi trovare il vero finale a sorpresa. Ho dovuto correggere 4 volte la domanda e qui l’unica nota positiva; una impiegata di Invitata mi ha chiamato più di una volta al telefono per aiutarmi a completare correttamente la domanda.
    E nonostante ciò la domanda non era corretta. Per un mio errore “materiale” ho richiesto l’incentivo al netto dell’IVA (questo perché sul sito Invitalia c’era scritto di fare così) e nonostante io sia un privato sono stato trattato come un’impresa che può scaricare l’IVA.
    Morale ho avuto, in verità in tempi brevissimi, il bonifico pari al 50% ma del solo imponibile. Quindi ho perso il 50% dell’IVA. (Parliamo di €137)
    Nonostante le mie rimostranze non c’è stato niente da fare.
    Una rigidità degna della Pubblica Amministrazione Italiana che con approccio “Borbonico” continua ad essere al di sopra del cittadino e non al suo servizio.
    Vi ringrazio per l’attenzione e resto a disposizione per ogni chiarimento desideriate. Buon vento.

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