In breve
Le sartie sono i cavi che sostengono lateralmente l’albero di una barca a vela, collegandolo alla murata tramite le lande. Fanno parte del sartiame, l’insieme delle manovre fisse (sartie, stralli e paterazzi) che mantiene l’albero stabile sotto la spinta del vento. Oggi le sartie si dividono in quattro tipologie principali: spiroidali, in tondino, in Dyform e tessili, ciascuna con costo, durata e prestazioni diverse.
Scopo del nostro blog, della nostra Academy, è quello di fornire informazioni precise, guide approfondite, utili introduzioni a tutti i naviganti, con un occhio di riguardo per chi non ha lunga esperienza nel mondo della nautica, o a chi sta entrando or ora nel mondo del diporto. Con questo spirito, oggi proponiamo una guida alle sartie per barca a vela, indicando la loro funzione, le tipologie presenti sul mercato, nonché le necessarie attenzioni da prendere per la loro manutenzione. Abbiamo infatti pensato che un’introduzione a queste componenti del sartiame possa essere utile a molte persone: pensiamo a chi si sta avvicinando al mondo della vela, come a chi sta valutando l’acquisto di una nuova barca, e che vuole qualche informazione in più sui differenti sartiami. Per prima cosa, quindi, spiegheremo per i neofiti cosa sono e a che cosa servono le sartie per barca a vela (un paragrafo che tanti velisti potranno ovviamente saltare) per poi illustrare le diverse tipologie di cavi che mantengono stabile l’albero, con relativi processi di manutenzione. Buona lettura!
Il sartiame, in sintesi
Cominciamo, come anticipato, con una spiegazione per i neofiti della vela: le sartie e il sartiame sono elementi fondamentali della struttura velica, poiché contribuiscono a mantenere l’albero stabile e sicuro, anche sotto la pressione del vento.
Partiamo dal termine più generale. Il sartiame è l’insieme completo di tutti i cavi fissi (non a caso si usano anche i termini “manovre fisse” o “manovre dormienti” per distinguerli dalle altre cime per barca a vela) che garantiscono la stabilità dell’albero. Ecco che allora il sartiame indica le sartie per barca a vela, ma anche altri tiranti, come gli stralli e i paterazzi.
Guardando più nello specifico alle sartie per barca a vela, con questi termini si indicano dei cavi di varie tipologie che corrono dalla murata alla testa dell’albero, sostenendolo quindi lateralmente. A livello della coperta, questi cavi sono fissati a delle strutture metalliche – tipicamente in acciaio – chiamate lande: grazie a questa connessione l’albero resta in piedi, andando a scaricare le sollecitazioni laterali sull’intera ossatura dell’imbarcazione. Non si tratta però unicamente di cavi che lavorano di lato per creare una sorta di impalcatura rigida che sostiene l’intera attrezzatura velica; le sartie per barca a vela hanno anche un’altra funzione, ovvero quella di modificare la posizione e la forma dell’albero stesso, a fronte di una tensione minore o maggiore.
In estrema sintesi, grazie ai cavi che compongono il sartiame, l’albero di una barca a vela rimane verticale, efficiente e capace di sopportare le forze generate dalle vele durante la navigazione.
Ma come sono fatte le sartie per barca a vela?
I tipi di sartie per barca a vela: spiroidali, in tondino e tessili
Come qualsiasi altro componente dell’attrezzatura per barca a vela, anche le sartie nel tempo hanno conosciuto diverse evoluzioni: i cavi ai lati dell’albero un tempo erano infatti diversi da quegli odierni. Sui velieri del Settecento e del primo Ottocento l’albero era sostenuto da grossi cavi realizzati con della canapa catramata. Questa soluzione, che a lungo ha rappresentato la migliore delle opzioni, offriva buona resistenza e durata nel tempo; di contro, questi cavi tendevano ad allungarsi troppo nel momento in cui venivano sottoposti a tensione, e non erano del tutto impermeabili, finendo quindi per appesantirsi una volta impregnati d’acqua.

Non stupisce quindi che in pieno Ottocento da questo modello “organico” si sia passati a delle sartie per barca a vela metalliche. Per diversi decenni a farla da padrone fu il cavo atlantico, costituito di fatto da un intreccio di trefoli in acciaio galvanizzato. Questo tipo di sartia è ancora presente, avendo dalla sua parte diversi vantaggi: si tratta di un cavo metallico economico, che non teme le rotture improvvise dell’acciaio inox, che rende evidente eventuali stati corrosivi con una semplice occhiata. Di contro, però, si tratta di cavi pesanti, che tendono ad allungarsi nel tempo, e che vanno incontro a un’inesorabile usura (per il progressivo spezzarsi dei fili che compongono i trefoli).
Mettendo quindi da parte le opzioni “storiche”, le sartie per barca a vela oggi sono di quattro tipi, ovvero:
- Le sartie spiroidali
- Le sartie in tondino
- Le sartie in Dyform
- Le sartie tessili
Vediamo le caratteristiche di ognuna di queste tipologie di sartie per barca a vela.
Confronto rapido tra le 4 tipologie di sartie
Prima di entrare nei dettagli di ciascuna tipologia, ecco una sintesi delle principali differenze.
| Tipo di sartia | Materiale | Costo | Durata media | Impiego tipico |
|---|---|---|---|---|
| Spiroidali | Acciaio inox AISI 316, trefoli intrecciati (1×19 o 1×39) | Contenuto | Circa 15 anni | Diporto, crociera, la scelta più diffusa |
| In tondino | Acciaio pieno trafilato a freddo | Medio-alto | Inferiore agli spiroidali | Barche da regata, alte prestazioni |
| In Dyform | Acciaio inox AISI 316 compattato | Alto (≈3× spiroidali) | Simile o superiore agli spiroidali | Barche performanti, ricerca di aerodinamicità |
| Tessili | Carbonio, PBO, kevlar | Molto alto | Variabile, in base a materiale e usura | Regata, grandi yacht a vela, peso ridotto critico |
Vediamo ora nel dettaglio le caratteristiche di ognuna.
Le sartie spiroidali
Iniziamo da quella che è la tipologia di sartia decisamente più diffusa nel mondo del diporto odierno: il cavo spiroidale si trova su tantissime imbarcazioni, per via del suo costo relativamente ridotto, per il livello contenuto (ma presente) di elasticità e per l’ottima tenuta. Per questi stessi motivi, i cavi spiroidali sono onnipresenti sul mercato, cosa che rende più facile il processo di sostituzione delle sartie per barca a vela.
Ma come sono fatti nel concreto questi cavi spiroidali? Abbiamo tipicamente a che fare con un cavo composto da un singolo trefolo in acciaio inox AISI 316; generalmente – ma non sempre – il modello usato è l’1×19, ovvero un trefolo composto da 7 fili e ricoperto da una camicia di 12 fili, per un totale di 19 fili, tutti con la medesima sezione. Ma una sartia spiroidale può essere composta anche da più trefoli e da più fili, come accade per esempio con i modelli 1×39. In ogni caso, per distribuire le tensioni tra i diversi fili, la struttura di questi cavi in acciaio è elicoidale.
Tra i punti critici di queste sartie ci sono l’allungamento nel tempo, nonché – ma qui è pignoleria – una superficie non aerodinamica.
Le sartie in tondino
Tra le sartie per barca a vela ci sono poi i cavi in tondino. Qui la spiegazione è ancora più semplice: si parla di un cavo d’acciaio pieno, trafilato a freddo, con carichi di rottura estremamente alti. Ciò significa che, a parità di diametro, una sartia in tondino ha una resistenza di carico decisamente maggiore al cavo spiroidale, e un allungamento molto ridotto.
Di contro, però, questi tondini presentano un costo d’acquisto maggiore, spiegato dalle ottime performance meccaniche; non si può inoltre trascurare la minore durata nel tempo, mediamente inferiore a quella dei cavi spiroidali (i quali in media hanno una durata che si aggira intorno ai 15 anni). Peculiarità delle sartie per barca a vela in tondino è quella, in caso di necessità, di poter essere tagliate, ri-pressate e riutilizzate, cosa che con gli altri modelli non è ovviamente possibile.
Su barche da regata è tipico l’impiego di cavi in tondino unico caratterizzati da elasticità minima e allungamento strutturale praticamente nullo.
Le sartie in Dyform
È possibile guardare alle sartie per barca a vela in Dyform come a un’evoluzione dei cavi spiroidali. Si tratta infatti di un cavo costituito da dei fili in acciaio inossidabile Aisi 316 con diametri differenti, uniti e lavorati in modo da avere una superficie esterna uniforme (non a caso si parla anche di cavo compattato) per avere dunque una maggiore aerodinamicità e con dei carichi di rottura maggiori rispetto alle più classiche sartie spiroidali. Non dovrebbe stupire lo svantaggio di questi modelli, ovvero il costo, di circa tre volte superiore.
Le sartie tessili
Chi cerca performance altissime a fronte di peso ridotto può guardare in direzione delle sartie per barca a vela in carbonio, o eventualmente verso delle fibre tessili innovative (PBO o in kevlar). Ovvio, qui i prezzi d’acquisto risultano elevati; per questo motivo queste opzioni sono diffuse soprattutto su barche da regata e su grandi yacht a vela.
La manutenzione di queste manovre fisse
Abbiamo già realizzato una guida sulla manutenzione, sui controlli e sulla sostituzione delle sartie. In questo articolo dedicato alle tipologie delle sartie per barca a vela vogliamo invece mettere in evidenza quanto manutenzione e monitoraggio cambino in base alla tipologia di cavo presente ai lati dell’albero. Al di là della differente durata nel tempo, è bene conoscere quelli che sono i punti deboli delle proprie manovre fisse.
Pensiamo al classico tondino: se sottoposto a stress eccessivo, o in caso di urti, può cedere in modo improvviso, cosa che non potrebbe invece accadere nel caso dei modelli spiroidali. I quali, però, si allungano nel tempo; si tratta dunque di un’opzione affidabile, la quale necessita di un attento monitoraggio.
Quando sostituire le sartie: segnali da non ignorare
Indipendentemente dalla tipologia, ci sono segnali concreti che indicano che il sartiame ha terminato il proprio ciclo di vita e va sostituito. Riconoscerli in tempo è cruciale per la sicurezza, perché una rottura improvvisa in navigazione può portare al cedimento dell’albero.
Segnali visibili a occhio nudo
- Fili spezzati: sui cavi spiroidali, anche un solo trefolo rotto richiede sostituzione immediata. È il segnale più grave.
- Macchie di ruggine o corrosione: sull’acciaio inox la corrosione è meno evidente ma più subdola di quella sul cavo atlantico. Controllare con attenzione i terminali e i punti di passaggio nelle crocette.
- Pieghe, deformazioni, schiacciature: indicano stress meccanico anomalo. Su un tondino possono preannunciare un cedimento improvviso.
- Allungamento progressivo: se gli arridatoi sono sempre più tirati per mantenere la tensione corretta, le sartie si stanno allungando oltre la tolleranza.
Indicazioni temporali
- Sartie spiroidali: vita media di circa 15 anni, con controlli annuali e ispezioni approfondite ogni 3-4 anni con albero a terra.
- Sartie in tondino: durata mediamente inferiore, attenzione particolare ai terminali pressati.
- Dopo eventi straordinari: una collisione, una tempesta importante o un disalberamento parziale impongono un controllo completo, anche se l’aspetto esterno appare integro.
Per approfondire le procedure di controllo e sostituzione, abbiamo dedicato una guida specifica a come e quando controllare le sartie.
Domande frequenti sulle sartie
Qual è la differenza tra sartie e stralli?
Le sartie sostengono l’albero lateralmente, collegando la testa o le crocette alla murata. Gli stralli, invece, sostengono l’albero in senso longitudinale: lo strallo di prua tira l’albero verso prua (e su questo si carica il fiocco o il genoa), il paterazzo lo tira verso poppa. Sartie, stralli e paterazzi insieme formano il sartiame, cioè l’insieme delle manovre fisse.
Ogni quanto vanno controllate le sartie?
Il controllo visivo va fatto a ogni inizio stagione e dopo eventi straordinari (tempeste, urti, disalberamenti parziali). Un controllo più approfondito, con albero a terra, è consigliato ogni 3-4 anni. Per le sartie spiroidali la sostituzione completa è prevista mediamente ogni 15 anni, anche in assenza di segnali visibili di usura.
Quanto costa sostituire le sartie di una barca a vela?
Il costo dipende dalla lunghezza dell’albero, dal numero di sartie, dal diametro e dalla tipologia scelta. Le sartie spiroidali rappresentano l’opzione più economica; le sartie in Dyform costano circa tre volte di più; le sartie tessili (carbonio, PBO) raggiungono cifre molto più alte. A questo va aggiunto il costo di smontaggio, rilevamento delle misure presso un cantiere specializzato, e rimontaggio.
Si possono sostituire le sartie da soli?
Sconsigliato. La sostituzione del sartiame richiede smontaggio dell’albero, rilievi precisi e nuova pressatura dei terminali da parte di un cantiere o di un rigger specializzato. Un errore di tensione o di lunghezza compromette stabilità e sicurezza della barca. Il controllo visivo e la pulizia periodica sono invece operazioni che l’armatore può svolgere autonomamente.
Le sartie in Dyform conviene metterle al posto delle spiroidali?
Dipende dall’uso della barca. Le sartie in Dyform offrono maggiore aerodinamicità, carichi di rottura più alti e una superficie esterna uniforme che protegge meglio dalle infiltrazioni. Lo svantaggio è il costo, circa il triplo. Su una barca da crociera diportistica i vantaggi reali sono limitati; su una barca da regata o su un’imbarcazione performante l’investimento si giustifica.


Complimenti sig. Nicola, io ho un’imbarcazione a vela di 8 metri Trident 80 nel porto di Lavagna, è normalmente in acqua e ogni 2 anni effettuo carena.
L’ho varata nel nel 1977 ho fatto poco più di 20.000 miglia nautiche, visitando le coste del mediterraneo europeo compreso Malta.
A volte mi domando da cosa si nota la necessità di sostituire gli stralli a vista mi sembrano in ottimo stato.
La ringrazio per la sua cortesia cordiali saluti e BUON ANNO