Portolano: cos’è e perché è fondamentale

Chartplotter di ultima generazione, potenti GPS, radar capaci di individuare i più diversi ostacoli, AIS che mostrano prontamente barche e navi che si trovano sulla nostra medesima rotta: il diportista del terzo millennio non manca certo di dispositivi elettronici preziosi per rendere la navigazione più sicura e più efficace. Eppure non ci sono dubbi nell’affermare che a bordo devono esserci anche degli strumenti old school, analogici o ancor di più manuali, tali quindi da funzionare in ogni caso, anche in assenza di connessione e di elettricità. Parliamo quindi di binocoli marini, di squadrette, di compasso, di matita e di carte nautiche. E tra queste ultime non può ovviamente mancare il portolano, peculiare tipologia di resoconto testuale e grafico per naviganti che permette di pianificare al meglio la navigazione lungo la costa (e non solo) nonché l’atterraggio in porto.

Ma cos’è nel concreto un portolano, e come si distingue dalle comuni carte nautiche? E – domanda la cui risposta non è facile come si potrebbe pensare – è oppure no obbligatorio per i diportisti avere a bordo questo cartaceo?

Cos’è il portolano e che cosa serve

Iniziamo prima di tutto con lo spiegare cosa è il portolano. Nel diporto nautico, come si è anticipato, si tratta di una pubblicazione fondamentale per chi naviga lungo coste, isole e approdi. Concretamente abbiamo a che fare con una guida pratica in formato cartaceo che descrive in modo dettagliato coste, porti, marine, rade e ancoraggi, fornendo informazioni utili per l’ormeggio e per la navigazione locale. Si parla quindi di mappe, ma anche di tabelle, di resoconti, di indicazioni, di liste di divieti, di elenchi di zone sottoposte a vincoli, e via dicendo.

Un portolano riporta indicazioni precise – e aggiornate al momento della pubblicazione – su fondali, ripari dai venti, accessi ai porti, servizi disponibili a terra e possibili criticità. Vale la pena sottolineare già da qui, come meglio chiariremo nel paragrafo dedicato all’obbligatorietà, che il portolano non sostituisce le carte nautiche, ma le affianca, offrendo un punto di vista concreto e aggiornato basato sull’osservazione diretta e sull’esperienza di navigazione.

Si capisce quindi quanto possa essere utile il portolano, soprattutto per i naviganti che non hanno particolare dimestichezza con quel preciso tratto di mare o di costa trattato: in quelle poche carte si trova infatti condensata tutta la conoscenza geografica necessaria per navigare in sicurezza, senza sorprese.

Breve storia del portolano e delle carte nautiche

Il termine portolano non lascia spazio a dubbi sul tema centrale di queste carte nautiche: al loro centro ci sono per l’appunto i porti (dal latino portus) e tutti gli elementi che devono essere conosciuti per navigare lungo la costa. Non stupisce il fatto che la storia dei portolani affondi nei secoli passati, conoscendo quelle che erano – anche – le esigenze dei naviganti dell’antichità.

In un mondo senza GPS nautici, infatti, poter contare su delle carte che rappresentavano la costa era oltremodo fondamentale. All’inizio, nel mondo greco e romano, si parlava più propriamente dei peripli, ovvero di testi che rappresentavano talvolta la narrazione di viaggi. Con il tempo, e soprattutto a partire dal basso Medioevo, da questa tradizione viene avviata una vera e propria produzione di portolani, il cui esempio più antico è costituito dal Compasso da navegare: si tratta di un documento che è arrivato a noi senza data e senza nome dell’autore, e proprio per questo intorno alla sua origine sono stati fatti diversi studi.

Dapprima registrato come documento di origine quattrocentesca, il manoscritto fu poi riconosciuto come mappa nautica del Duecento, guadagnando così grande attenzione da parte degli studiosi: nella sua forma complessiva si presentava ai naviganti come una guida scritta accompagnata da una carta nautica del Mediterraneo.

Sono inoltre arrivati fino a noi altri portolani medievali, da quelli rivolti alla navigazione nelle acque scandinave per tornare a esempi mediterranei, corredati nei casi più completi da dati relativi ai tempi di percorrenza delle varie rotte.

Da non perdere:   Come si orientavano in mare nell'antichità?

La produzione di portolani aumentò velocemente sul finire del 1500, in Olanda, Inghilterra e Francia, per accrescere i propri poteri a livello commerciale e per eventuali scontri militari lungo le coste: si costruirono così ingenti corpus di portolani a copertura globale. In Italia, invece, a quel tempo ci si accontentava per lo più di portolani locali, per rendere più efficace il carteggio dei naviganti.

La vera e propria scissione tra carta nautica e portolano arrivò successivamente, così da avere i portolani come li conosciamo oggi.

portolano è obbligatorio?

Il portolano è obbligatorio?

Il diportista è obbligato ad avere a bordo il portolano? C’è chi dice sicuramente sì, c’è chi dice “non proprio”. Dove sta la verità? Ovviamente per avere una risposta esatta ci si deve rifare al legislatore. Nella tabella relativa alle dotazioni di sicurezza per le unità di diporto, così come aggiornata sulla Gazzetta Ufficiale del 21 settembre del 2024, viene riportato l’obbligo di avere a bordo le “carte nautiche della zona in cui si effettua la navigazione” in vigore per la navigazione oltre le 12 miglia. Subito sotto, a livello di prescrizioni, viene specificato che “le carte nautiche possono essere sostituite da cartografia elettronica conforme al decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 193 del 19/08/2002”.

Senza la precisazione – un’aggiunta recente – si potrebbe senz’altro affermare che il portolano sia obbligatorio. La prescrizione indica invece la possibilità di sostituire le carte nautiche cartacee con quelle elettroniche e conformi. Ma attenzione: è vero anche che il Ministero della Difesa definisce il portolano come “il necessario complemento delle carte nautiche in quanto contiene quelle notizie utili al navigante che non è possibile riportare su di esse”. E c’è di più, perché il necessario completamento delle carte nautiche, da questo punto di vista, non sarebbe un portolano qualsiasi, quanto invece quello ufficiale (edito dall’Istituto Idrografico della Marina) con tutti gli aggiornamenti del caso. Da questa prospettiva si tratterebbe di quindi di qualcosa di dovuto oltre alle normali carte nautiche (siano esse elettroniche o cartacee).

Insomma, la risposta sull’obbligatorietà del portolano non è immediata. Una cosa è certa: per essere certi di non trasgredire le regole, e per sicuri di avere tutte le informazioni necessarie per navigare in sicurezza lungo coste sconosciute, la presenza di un portolano può essere fondamentale. C’è di più: ci si potrebbe infatti domandare cosa potrebbe pensare una compagnia di assicurazione in presenza di una richiesta di risarcimento da parte di un diportista vittima di un sinistro. A fronte dell’obbligo di avere a bordo le carte nautiche della zona in cui si effettua la navigazione, ci potrebbe forse essere uno spiraglio utile per rifiutare il rimborso stesso. Nel dubbio, meglio non rischiare. Anche perché, per l’appunto, il portolano può essere molto utile!

I portolani dell’Istituto idrografico della Marina

Ma come sono nel concreto i portolani “ufficiali” dell’Istituto idrografico della Marina italiana? Il resoconto delle coste italiane è suddiviso in 8 volumi numerati, da Ovest verso Est, con la minuziosa descrizione della zona interessata. Si parla nello specifico di:

  • Portolano P1 – Dal confine italo-francese a Marinella
  • Portolano P2 – Da Marina di Carrara a Sabaudia
  • Portolano P3 – Sardegna e Bocche di Bonifacio
  • Portolano P4 – Da Capo Circeo a Sapri
  • Portolano P5 – Da Maratea a Leuca e costa della Sicilia orientale
  • Portolano P6 – Sicilia meridionale e settentrionale
  • Portolano P7 – Da Capo Santa Maria di Leuca a Senigallia
  • Portolano P8 – Da Marotta al confine italo-sloveno

Qui si trovano regolamenti, divieti, prescrizioni, regolamenti speciali, descrizioni testuali dei luoghi, immagini, individuazione dei pericoli e degli ostacoli per la navigazione, per arrivare alle indicazioni per atterrare nei porti presenti e per l’ancoraggio in sicurezza.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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