Parabordi per barca: come sceglierli e come usarli al meglio

In un cruciverba potrebbero essere annunciati come “elementi a difesa della tua barca”, una parola di 9 lettere. Non le assicurazioni, non i teli copribarca, ma ovviamente loro: i parabordi per barca. Alleati preziosi per il diportista, sono dei must have al momento dell’ormeggio, facendo quindi coppia con le cime. Ma come si utilizzano al meglio questi paracolpi per barca? E come scegliere quelli più adatti? Queste sono tipicamente domande da neofita, ma è vero anche che molti diportisti più esperti di tanto in tanto cadono in fallo proprio sull’utilizzo dei parabordo, non sfruttando nel modo giusto questi elementi. Ecco quindi una guida alla scelta e all’utilizzo dei paracolpi, di qualsiasi tipo: buona lettura!

Cos’è il parabordo e a cosa serve

Il 99% dei lettori del nostro magazine può passare oltre. Chi invece non ha ben presente cosa sono i parabordi per barca si fermi un attimo qui: con questa parola si indicano dei corpi di protezione che vengono posti – prima di ormeggiare – all’esterno della barca, così da proteggerne lo scafo durante le manovre così come durante la sosta. Come vedremo tra poco, esistono parabordi per imbarcazioni di diverse forme e di tante dimensioni diverse. Lo scopo è quello di fornire di volta in volta la protezione migliore contro urti e abrasioni, nonché proporre dei paracolpi che siano facilmente utilizzabili.

Come scegliere i parabordi per barca

Iniziamo la nostra guida da qui: come scegliere i parabordi per la propria imbarcazione? Possiamo dividere i parabordi in due grandi gruppi, ovvero i parabordo classici e i parabordo “speciali”. I primi sono tendenzialmente voluminosi, gonfi d’aria, con delle forme tondeggianti; quelli speciali invece sono, per l’appunto, speciali, e si presentano in modo totalmente diverso. Iniziamo con i primi, ovvero con i parabordi tradizionali:

  • Parabordo cilindrico: possiamo dire che il paracolpi cilindrico è il parabordo per barca per eccellenza. Si tratta qui di un dispositivo di protezione con sezione a cerchio e forma allungata, che presenta dei fori con occhiello a entrambe le estremità, per il suo fissaggio. Tipicamente questi paracolpi sono realizzati in PVC e sono gonfiati attraverso un’apposita valvola. Grazie alla sua sezione tonda, questi paracolpi possono spostarsi lungo la fiancata assecondando i movimenti della barca ormeggiata; se non posizionati e fissati in modo intelligente, però, possono anche “rotolare” troppo, lasciando scoperto un fianco. Altro punto di forza è il prezzo generalmente ridotto (anche se i modelli con teste stampate costano di più), con lo svantaggio di avere a che fare tendenzialmente con dei paracolpi ingombranti al momento dello stivaggio (calcolando che si va da paracolpi lunghi qualche decina di centimetri per arrivare a dei giganti quasi 2 metri, tra i quali scegliere ovviamente in base alle dimensioni della barca).
  • Parabordo sferico: concettualmente, i parabordi a sfera non sono poi tanto dissimili rispetto a quelli appena visti e cilindrici. La prima differenza sta nella presenza di un solo occhiello, il che riduce la fantasia a livello di posizionamento e fissaggio; la seconda sta nell’avere tendenzialmente un diametro maggiore, per andare cioè a distanziare maggiormente scafo e ostacolo (sia esso una banchina o un’altra barca). Non a caso, l’uso specifico di questi parabordi è spesso quello d’emergenza, in caso d’affiancamento di altre barche.

Ci sono poi, come anticipato, i parabordi speciali, ovvero quelli che sono arrivati negli ultimi anni per rendere ancora più sicuro e comodo l’ormeggio. Eccone alcuni:

  • Parabordi piatti: qui l’obiettivo è ovviamente quello di ridurre lo spazio occupato dai parabordi al momento dello stivaggio. I paracolpi piatti non sono gonfiabili, vantando per esempio un’anima in schiuma EVA, e sono molto leggeri; di contro, non possono offrire un’ammortizzazione pari a quella dei parabordi classici, e non possono quindi offrire una performance protettiva – sul lungo termine – pari a quella dei paracolpi cilindrici. Per dire: per un ormeggio molto lungo o per il rimessaggio invernale in acqua, meglio affidarsi ai modelli a cilindro o tondi.
  • Parabordi per prua: in questa categoria rientrano i particolari paracolpi angolari da fissare a prua,  per proteggere per l’appunto questa estremità della barca dai colpi.
  • Parabordi per gommone: infine, esiste una serie di paracolpi da applicare ai tubolari dei gommoni, per proteggere queste parti tondeggianti da urti e da abrasioni. Esistono dei modelli a tavola piatta e tonda, dei modelli a waffle come anche dei parabordi articolati.

Quanti parabordi servono in un’imbarcazione?

Abbiamo visto come scegliere i parabordi per la barca: ora è bene capire quanti ne servono per una singola imbarcazione. Quanti paracolpi è bene acquistare e imbarcare? Ebbene, il primo fattore da tenere in considerazione è rappresentato dalle dimensioni della barca, mentre secondariamente è bene sapere quale tipo di ormeggio si farà. In linea di massima, una barca al di sotto dei 10 metri dovrebbe tenere a bordo almeno 2 parabordi per lato, che diventano almeno 3 superata dale misure, per arrivare a 4 parabordi per lato in caso di imbarcazioni più grandi. Sarebbe inoltre bene avere a bordo anche due parabordi di ricambio: non è una cattiva idea per esempio avere a bordo della propria barca a vela 6 parabordi cilindrici 2 parabordi sferici da usare in caso di emergenza o di ormeggio con condizioni difficili.

Da non perdere:   Chiacchiere in banchina con Bicio Agostini

Come usare i parabordi per barca?

Bene, ora sappiamo quali e quanti parabordo dovremmo avere a bordo della nostra barca: vale quindi la pena passare all’utilizzo dei parabordi! Nel posizionare questi paracolpi è necessario stare attenti principalmente a due cose. Per prima cosa, è bene assicurarsi che in quella posizione il parabordo possa effettivamente proteggere lo scafo. In seconda battuta, è bene avere la certezza che la protezione non finisca per scappare via per effetto del modo ondoso. Per prima cosa è quindi bene pensare a dove fissare il paracolpi, sapendo che gli appigli classici e più comodi sono il corrimano, il railing o eventualmente le gallocce: l’obiettivo è quello di far arrivare la protezione – qualsiasi essa sia, se cilidrica o piatta – lì dove lo scafo potrebbe entrare in contatto con una banchina o con un’altra barca, tenendo quindi presente altezze e inclinazioni. Un parabordo troppo basso potrebbe non offrire la protezione necessaria; uno troppo alto, pressione su pressione, onda su onda, potrebbe invece finire per essere spinto ulteriormente in su, così da lasciare il fianco esposto. Per quanto riguarda invece il punto di fissaggio, in linea di massima la draglia bassa assicura una maggiore stabilità, avendo a che fare con un tratto minore di cima, e quindi con un margine di movimento minore: meglio quindi fare uno sforzo in più, e chinarsi (avendo inoltre attenzione a fissare i parabordi nei pressi dei candelieri, che daranno più stabilità, così da non rischiare di deformare le draglie).

Veniamo ora al nodo: in mare ci sono fin troppi parabordi caduti e abbandonati tra le onde, ed è quindi bene assicurare con sicurezza i paracolpi. Il tipico nodo utilizzato è il nodo parlato, sia esso a cappio oppure semplice (sapendo che il primo consente in caso di bisogno di spostare il paracolpi più in là o più in qua con maggiore velocità, mentre il secondo garantisce una durata maggiore). Va peraltro detto che esistono dei validi portaparabordi che permettono di fissare e regolare i parabordi senza fare dei nodi, peraltro utilizzando anche una sola mano. Questa potrebbe essere la soluzione ideale, per esempio, per chi naviga in solitaria, e che si trova quindi a dover posizionare i parabordi senza aiuto prima dell’ormeggio.

paracolpi per imbarcazione

Quando posizionare i paracolpi da barca?

Ecco la domandona che tutti si fanno prima o dopo sull’utilizzo concreto dei parabordi per barca. Quando vanno esposti, ovvero quando vanno posizionati in vista dell’ormeggio? C’è qualcuno che, utilizzando la barca solo per brevi uscite, e tornando sempre nel medesimo ormeggio, lascia sempre i parabordi esposti. Questa opzione presenta ovviamente diversi svantaggi: al di là dell’estetica della barca, avere dei paracolpi che ballonzano non è certo il massimo, sapendo peraltro che il rischio di vederli cadere in acqua in questo modo aumenta parecchio. Sappiamo che il paracolpo ha motivo d’esistere durante l’ormeggio, e non durante la normale navigazione: si potrebbe quindi pensare che il momento ideale per posizionare i parabordi sulla barca sia proprio quello dell’ormeggio. Non fosse che a quel momento è in realtà già tardi! Come ben sanno i diportisti che hanno già diversi ormeggi alle spalle, nessuno vuole in realtà ritrovarsi a dover fiancheggiare una barca o una banchina senza avere una apposita protezione interposta, sapendo che le barche non sono automobili, e che navigare sull’acqua non è come guidare sull’asfalto! Ecco che allora il momento perfetto per posizionare i parabordi è prima dell’entrata in porto: qui è il casi di prendersi qualche secondo di calma per collocare i paracolpi, prima di sfidare gli spazi stretti dei posti barca, per poi eventualmente perfezionare posizioni e altezze nei pressi della banchina.

La manutenzione del parabordo: una guida veloce

Una guida sui parabordi per barca non è completa senza alcune nozioni basiche sulla manutenzione di queste protezioni per barca. Nel caso di un parabordo gonfiabile è per esempio avere la certezza di gonfiarli al punto giusto: non troppo poco, per non compromettere la loro efficacia, ma nemmeno troppo, per non deformarli e per non portarli allo scoppio: ogni produttore indica la pressione perfetta di gonfiaggio per i propri parabordo, che nel caso dei classici parabordi cilindrici si aggira solitamente tra 0,15 e 0,2 bar.

Altro elemento da considerare è la pulizia dei parabordi: un paracolpi sporco, infatti, finisce inevitabilmente per sporcare sia lo scafo (il proprio e quello delle barche vicine), sia poi il gavone in cui viene riposto. Per questo motivo sarebbe bene ricordarsi di pulirlo regolarmente con un detergente nautico. Va peraltro detto che per fare durare più a lungo i parabordi e per facilitarne la pulizia esistono delle pratiche “calze” copriparabordo, facilmente lavabili in lavatrice.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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