Chi si approccia al mondo della navigazione a vela, soprattutto da giovane o persino da bambino, lo fa a partire da delle piccole barchette: non è affatto raro vedere, a poche decine di metri dalla costa di mari e laghi, gruppetti di scafi dalle dimensioni estremamente ridotte, a bordo delle quali è presente solo una persona. Talvolta bambini, altre volte ragazzi, altre volte ancora adulti. Variano gli utilizzi, cambiano le possibilità: del resto non esiste una sola tipologia di barca a vela monoposto. Anzi, sul mercato ne esistono parecchie, di lunghezze differenti, con caratteristiche diverse, in certi casi talmente famose e diffuse da avere dei campionati internazionali dedicati a una sola precisa barca a vela monoposto. Ma come sono fatti questi piccoli scafi? Quali vantaggi possono dare? E quali sono i modelli più diffusi e famosi di barca a vela monoposto? Ecco un’introduzione per chi desidera avvicinarsi alla navigazione a vela partendo dagli scafi più adatti.
Barca a vela monoposto, ovvero deriva
Barca a vela monoposto è solo un modo di riferirsi a questi scafi, sapendo peraltro che in alcuni casi – sebbene non per tutti i modelli – queste stesse barchette possono ospitare due persone, altre volte persino tre, nei casi dei modelli di dimensioni maggiori. Il nome più utilizzato è invero quello di “deriva”, termine al di sotto del quale si possono riunire di fatto tutte le principali tipologie di barca a vela monoposto. Ma perché si utilizza questo termine? Bisogna sapere che il termine deriva indica un elemento specifico di una barca a vela, e più precisamente una sua appendice, una specie di ala che affonda al di sotto della barca, posizionata perpendicolarmente rispetto allo scafo stesso; il suo scopo è quello di dare stabilità alla barca, andando equilibrare forze del vento e delle correnti (più nello specifico, la deriva va a ridurre lo spostamento trasversale di una barca, che nel caso i questi piccoli “gusci” potrebbe essere importante). Generalmente – ma non sempre – questa ala è mobile, per essere retratta all’interno della barca.
Le parti fondamentali di una barca a vela monoposto sono quindi lo scafo, con un timone incernierato sullo specchio di poppa, la deriva nella parte inferiore, da una o due vele triangolari, e da un albero sostenuto da sartie e crocette.
Vediamo ora quali sono le tipologie più conosciute di barca a vela monoposto, a partire da quella che è probabilmente la deriva più famosa a livello mondiale: il Laser.
La deriva più diffusa a livello mondiale: il Laser
Chiamala deriva da regata, chiamala barca a vela monoposto: il Laser è una piccola barca dotata di vela singola, progettata nel 1971 dall’americano Bruce Kirby. Per chiarire subito la natura di questa barca a vela, diciamo immediatamente che si tratta di una barca one design: questo significa che tutti i produttori che costruiscono dei Laser, per poterli commercializzare con tale nome, devono seguire delle specifiche ben precise, e che quindi in linea di massima tutte le barche della classe Laser ILCA rispondono ai medesimi requisiti.
Si tratta di una barca “semplice”, che riesce a planare anche con vento moderato, e che permette solo tre regolazioni (ovvero randa, cunningham, e vang); questa barca a vela, come altre tipologie di derive, può essere comodamente trasportata sul portapacchi di un’automobile, pesando solo 65 chilogrammi.
Per quanto riguarda le misure, un Laser è lungo 4,23 metri, largo 1,37, con un’immersione – compressiva di deriva – pari a 80 centimetri.
Si stima che attualmente ci siano 200.000 Laser distribuiti in più di 140 paesi; esistono anche delle sottoclassi di Laser, ovvero il Laser Radial e il Laser 4.7, con minore superficie velica.
Optimist, barca a vela monoposto per bambini e non solo
Altra barca a vela monoposto estremamente popolare è l’Optimist: insieme al Laser compone la coppia di derive più famose. Possiamo dire che, ancora oggi – nonostante le tante critiche raccolte nel tempo – l’Optimist è la barca a vela di riferimento per le scuole veliche che insegnano ai più piccoli.
Più anziano del Laser (è proprio per le sue caratteristiche “passate” che in tanto lo criticano) l’Optimist è dato disegnato nel 1947 dall’americano Clark Mills. Come si può intuire dal suo celebre utilizzo tra i bambini, questo scafo è molto piccolo, misurando appena 2,35 metri e pesando 35 chilogrammi. Leggero, semplice, economico, dalla conduzione intuitiva e semplice: sono queste le caratteristiche che hanno reso questa minuta barca a vela monoposto così famosa.
Grazie al suo peso ridotto, l’Optimist può essere trasportato – su un carrellino – anche da un bambino, e persino messo in acqua a mano da due bambini ben coordinati.
Peculiari caratteristiche dell’Optimist sono la barca quadrata (tanto che c’è chi chiama questo scafo “vasca da bagno”) e la possibilità di gestire l’inclinazione dell’albero, per avere una barca a vela monoposto più o meno orziera, così da ottimizzarla in base alle condizioni del vento e al peso a bordo.
L’Optimist rappresenta senza dubbio la scelta classica per i bambini e per i ragazzi che si avvicinano al mondo della vela, grazie alla sua sicurezza e alla sua facilità di conduzione.

Altri tipi di barca a vela monoposto
Non solo Optimist e Laser: sul mercato esistono altri modelli di barca a vela monoposto. Eccone alcuni:
- Byte: una deriva monoposto lunga 3,70 metri e larga 1,30 metri, dal peso di 45 chilogrammi. Attualmente questa barca a vela monoposto viene prodotta nel Regno Unito da Topper Sailboats.
- Cadet: deriva da regata, a due vele, disegnata dal britannico Jack Holt nel 1947. Lunga 3,22 metri e larga 1,27 metri, pesa 54 chilogrammi.
- Contender: una barca a vela monoposto più pesante rispetto a quelle che abbiamo visto finoa ora, con i suoi 83 chilogrammi di peso per una lunghezza di 4,9 metri. Progettata dall’australiano Ben Lexcen, presenta una sola vela e un trapezio, sfoggiando alte prestazioni e richiedendo una conduzione atletica.
- Finn: questa barca a vela da regata rientra nel programma olimpico fin dal 1952. Disegnata dallo svedese Rickard Sarby nel 1950, è lunga 3,50 metri per 119 chilogrammi: per questo rientra nella categoria dei singoli pesanti.
- Moth: un’altra barca a vela monoposto da regata riconosciuta dalla International Sailing Federation, che negli ultimi anni si è evoluta grazie ai foil, e da planante è divenuta idrovolante.
- ‘O’pen BIC: da qualche anno il nome ufficiale è ‘O’pen Skiff. Questa barca a vela monoposto è lunga 2,75 metri e larga 1,14 metri, con pozzetto autosvuotante e votata alla regata, caratterizzata da uno scafo piatto che, se ne compromette la stabilità, ne esalta la velocità.
Quanto costano le derive? I prezzi
Visti i diversi tipi di barca a vela monoposto, può essere utile vedere ora quali sono i prezzi delle derive. Quanto costa per esempio un Laser? Si parla di circa 5.500 euro, sapendo che invece nel caso di un Optimist è possibile scendere invece fino a 1.500 euro, mentre per un Byte si ritorna intorno a quota 5.000.

