Ancore: il cuore della sicurezza in rada. Guida definitiva alla scelta e all’utilizzo

Per ogni diportista, il momento di gettare l’ancora rappresenta il passaggio tra la navigazione e il meritato relax in una baia riparata. Tuttavia, dietro questo gesto apparentemente semplice, si nasconde la scienza della sicurezza nautica. Scegliere l’attrezzatura corretta e conoscere le manovre d’emergenza non è solo una questione di comfort, ma l’unico modo per evitare che il sogno di una notte in rada si trasformi nell’incubo di una barca che “ara” verso gli scogli. In questa esploreremo tutto ciò che devi sapere sulle ancore: dalla tecnica per un ancoraggio perfetto alla scelta del modello ideale in base al tuo scafo e al fondale che intendi affrontare.

A cosa servono le ancore?

In ambito nautico, le ancore hanno lo scopo principale di mantenere l’imbarcazione in una posizione precisa, contrastando l’azione del vento, delle onde e delle correnti. Un ancoraggio stabile permette all’equipaggio di godersi una nuotata, esplorare la costa con il tender o passare una notte di riposo in totale tranquillità. Esistono però usi specifici: le ancore “di posta” sono quelle pronte all’uso sul musone, mentre le ancore “di rispetto” (o di speranza) servono come backup in condizioni meteo avverse o in caso di perdita della principale.

Come è fatta un’ancora e il ruolo del diamante

Per utilizzare correttamente le ancore, è fondamentale conoscerne l’anatomia. Come è fatta un’ancora? Sebbene esistano design molto diversi, la maggior parte condivide elementi comuni:

  • Fuso: La barra centrale che collega la linea di ancoraggio (catena o cima) alla parte aggrappante.
  • Marre: Le “braccia” dell’ancora che penetrano nel terreno. Come si chiamano le punte dell’ancora? Le estremità appuntite delle marre sono tecnicamente chiamate unghie (o becchi), e sono responsabili della prima presa sul fondo.
  • Diamante: È il punto di giunzione tra il fuso e le marre.

A cosa serve il diamante dell’ancora? È un punto cruciale per la sicurezza: ad esso si lega spesso la grippia, una cima collegata a un gavitello (grippiale) che segnala la posizione dell’ancora e permette di spedarla (liberarla) tirandola dalla direzione opposta se rimane incastrata tra le rocce.

Come scegliere l’ancora per la barca: tipologie e pesi

La domanda più comune tra i naviganti è: come scegliere l’ancora della barca? La risposta dipende da due fattori: il dislocamento della barca e il tipo di fondale.

Il calcolo del peso ancore

In linea generale, si calcola un chilogrammo di ancora per ogni metro di lunghezza della barca. Questo rapporto raddoppia (fino a 2kg per metro) se si prevede di ancorare in acque molto ventose o se la barca è particolarmente pesante. Ad esempio, un natante di 6 metri necessita di un’ancora di circa 8-10 kg, mentre una barca di 10 metri richiede almeno 14-16 kg.

Ancore: Tipologie e fondali

Ogni fondale richiede ancore di forma specifica:

  • Ancore a vomere (aratro) come CQR e Delta: Ottime su quasi tutti i fondali (sabbia, fango, ciottoli) grazie alla capacità di riagganciarsi se iniziano ad arare.
  • Ancore a marre piatte (Danforth, Fortress): Eccezionali su sabbia e fango per la loro grande superficie, ma quasi inutili su rocce o alghe.
  • Ancore a ombrello (o grappini): Destinate a piccoli gommoni o tender; funzionano discretamente solo su fondali rocciosi dove possono incastrarsi.
  • Nuova generazione (Rocna, Spade, Ultra Marine): Progettate con roll-bar o pesi calibrati sulla punta per garantire una presa immediata e una stabilità superiore in ogni condizione.
Da non perdere:   Guida: Sistemi di Filtraggio e Desalinizzazione per Barche

Se hai ancora dubbi su quale ancora scegliere per la tua barca, ti consigliamo di approfondire l’argomento con le nostre guide dedicate. In “Guida alla scelta dell’ancora: 15 ancore per la tua barca” trovi una panoramica completa dei principali modelli, utile per confrontare caratteristiche e utilizzi. Con “Come scegliere un’ancora per la barca? Tipologie e peso”, invece, puoi capire meglio quali aspetti valutare davvero, dalla tipologia al corretto dimensionamento in base alla tua imbarcazione.

L’ancora galleggiante: stabilità estrema senza toccare il fondo

A cosa serve l’ancora galleggiante? A differenza delle ancore tradizionali, questa non tocca il fondo. È un dispositivo a forma di paracadute che serve a rallentare e stabilizzare l’imbarcazione in mare aperto durante tempeste o condizioni meteo avverse. Mantiene la prua orientata verso le onde, evitando che la barca si metta di traverso, rischiando il ribaltamento o danni strutturali. È molto usata anche nella pesca in drifting per rallentare lo scarroccio dovuto al vento.

Come ancorare correttamente: la manovra passo dopo passo

Come effettuare un ancoraggio che garantisca sogni tranquilli? La tecnica è fondamentale:

  1. Studio dell’area: Controlla l’ecoscandaglio per profondità e tipo di fondo.
  2. Preparazione: Avvicinati al punto scelto controvento o contro corrente e arresta la barca.
  3. Calata: Cala l’ancora dolcemente (non gettarla!) mentre la barca inizia a indietreggiare lentamente.
  4. Il Calumo: Dai fondo a una quantità di catena pari ad almeno 4 volte la profondità (es. con 5 metri di fondo, dai 20 metri di catena).

Che cos’è l’ancoraggio a ruota?

Una volta terminata la manovra, la barca si posizionerà seguendo il vento o la corrente. L’ancoraggio a ruota consiste nel movimento circolare che l’imbarcazione compie attorno al punto in cui l’ancora è fissa sul fondo. È vitale assicurarsi che in questo raggio d’azione (il cerchio di evoluzione) non vi siano altre barche o ostacoli.

Come capire se l’ancora ha preso?

Per capire se l’ancora ha preso, una volta terminata la calata, innesta la retromarcia e dai un breve e deciso colpo di acceleratore. Se la barca si ferma bruscamente e la catena si tende, l’ancora ha fatto testa. Se invece senti vibrazioni sulla catena o vedi che la barca continua a indietreggiare lentamente rispetto a un punto fisso a terra, significa che l’ancora sta “arando” o è “spedata” (ha perso la presa) e devi ripetere la manovra.

Come ancorare correttamente rispettando il mare

Un vero marinaio sa che ancorare correttamente significa anche rispettare l’ambiente. Evita assolutamente di gettare l’ancora sulle praterie di Posidonia oceanica, i polmoni del Mediterraneo. Un’ancora che ara sulla Posidonia può distruggere in pochi minuti un ecosistema che impiega secoli a rigenerarsi. Privilegia sempre le chiazze di sabbia bianca, chiaramente visibili dall’alto o dall’ecoscandaglio.

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Scritto da
Giacomo Bonola
Giacomo Bonola
Scrivere è la mia vita, ma il mare è il mio rifugio. Cerco sempre di nutrire questa passione, lavorando in ambiti legati alla nautica. Cresciuto tra le onde, ogni veleggiata è un richiamo che mi riporta a casa, mantenendo viva la mia connessione con il mare e le sue storie.

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