Traina alla spigola: tecniche e accessori da pesca

Qualche giorno fa abbiamo parlato della pesca al polpo in barca: oggi riprendiamo questo nuovo filone del nostro blog dedicato alle tecniche da pesca per parlare della traina alla spigola. Lo anticipiamo subito: per i principianti, non c’è mai nulla di meglio che uscire con qualche vecchio – o giovane – lupo di mare esperto di questa tecnica, così da scoprire in diretta la tecnica e ‘rubare’ i trucchi del mestiere. Ma questo non vuol certo dire che una base teorica non possa essere utile! Tutt’altro: il pescatore che volesse sperimentare per la prima volta questa tecnica di pesca in barca troverà senz’altro preziosa questa guida sulla traina alla spigola.

Vedremo quindi insieme quali sono le caratteristiche principali della spigola e quali sono gli aspetti che la rendono così popolare tra i pescatori costieri; faremo un’introduzione di massima al mondo della pesca a traina costiera, guarderemo quali barche si possono usare per questa attività e, infine, vedremo le tecniche e gli accessori da pesca necessari per tornare a riva con qualche bella spigola. Non ci resta che iniziare con un bel paragrafo dedicato proprio alla regina della traina costiera!

La spigola: un’introduzione alla regina della traina costiera

Partiamo dalla vera protagonista di questa guida, ovvero, per l’appunto, dalla spigola, la quale – va sempre ricordato per non fare confusione – viene chiamata anche branzino, soprattutto al nord. Senza ombra di dubbio, per la qualità delle sue carni e per il divertimento che assicura la sua caccia, la spigola è tra le prede più amate e ricercate da chi pratica la traina costiera. Ma perché migliaia di persone decidono di alzarsi a notte fonda per andare a largo con la propria barchetta quando appena appena le luci dell’alba iniziano a farsi vedere, per passare magari ore a trainare delle esche senza risposta alcuna?

Beh, risponderanno i trainisti più accaniti, per la spigola questo e altro. Il suo nome scientifico, per fugare i dubbi di chi la chiama spigola, branzino o persino ragno (qualche pescatore toscano), è Dicentrarcus labrax. I più forbiti dicono che la spigola ha delle marcate caratteristiche eurialine, a riassumere con una sola parola il fatto che questo pesce si trova sia in acque salmastre che in mare aperto. Pesce slanciato ma non troppo, è caratterizzato da una bocca grande in cui si trova una selva di piccoli denti. Argentata sui fianchi scura sul dorso e biancastra sul ventre, la spigola può raggiungere delle dimensioni che hanno dell’incredibile: chi è abituato a comprare il branzino al supermercato resta esterrefatto nello scoprire che esistono degli esemplari che pesano 15 chilogrammi lunghi fino a 110 – 120 centimetri. Ma non bisogna certo ambire a tale risultato: una spigola di 5 chilogrammi è già un ottimo bottino, partendo dal presupposto che la taglia media si attesta tra 1 e 2 chilogrammi.

Gregaria in gioventù e solitaria nell’età adulta, la spigola è un predatore famelico, che però non può contare su una particolare velocità. La sua unica arma, in questo senso, è uno scatto fulminante, che però ha breve durata. Da qui la sua particolare tecnica di caccia, che si fonda sull’agguato, attendendo il passaggio delle vittime tra rocce e alghe. Con questa tecnica si nutre di crostacei, di piccoli pesciolini costieri e di cefalopodi. Di fatto, nello stomaco della spigola si può trovare qualsiasi cosa: nelle vicinanze delle foci non mancano branzini capaci di insidiare anguille.

Il pescatore esperto, a questo punto, sa già dove vogliamo andare a parare: essendo così aperta alle più diverse prede e cacce, la spigola può a sua volta essere cacciata con tecniche differenti. Verissimo. Ma si dà anche il caso che questo pesce è, per sua natura, estremamente sospettoso, e che si spaventa e si nasconde al passare della barca (per questo, come vedremo, è il caso di posizionare le esche parecchio lontane dalla poppa). Per questo, e per il divertimento che essa offre, la traina resta una delle tecniche preferite per insidiare il branzino.

Dove vive questo pesce? Dove, quindi, è il caso di indirizzare le proprie spedizioni di traina alla spigola? Ebbene, si tratta schiettamente di traina costiera, e quindi di un pesce che vive sottocosta, meglio se su fondali misti. Sopra si è parlato di foci: ebbene, chi non disdegna i fiumi può persino trovare delle spigole che risalgono le acque dolci per alcuni chilometri. Questo pesce vive in fondali da 1 metro a 50 metri di profondità, praticamente lungo tutta la costa italiana. In linea generale, la traina alla spigola si effettua a partire da fondali di 5 metri fino ai 15 metri, lì dove alla sabbia si alternano rocce e alghe, che permettono per l’appunto alla spigola di sfruttare i propri scatti felini.

Quando pescare la spigola con la pesca a traina

La traina alla spigola trova i suoi periodi ottimali in primavera e in autunno, anche se va detto che chi ambisce a catturare esemplari eccezionalmente grandi deve puntare anche sull’inverno, quando si avvicinano alla costa delle spigole che di solito vivono più distanti. Guardando gli orari, va detto la spigola è un pesce imprevedibile, e il suo comportamento non segue degli schemi precisi: certo, l’alba e il tramonto sono i periodi privilegiati per la traina alla spigola, ma non è raro avere grosse soddisfazioni anche durante il resto della giornata, in particolare a mezzogiorno. E’ doveroso fare un piccolo appunto anche sulle maree ed in generale le condizioni meteo marine, è risaputo ormai, che la spigola è più attiva in condizioni di bassa pressione e nelle ore precedenti o successive ai picchi di alta o bassa marea.

La pesca a traina costiera: le basi

Prima di passare agli accessori e alle tecniche per la traina alla spigola, vediamo velocemente quali sono i fondamenti della traina costiera, chiamata anche ‘Piccola traina‘ per via delle dimensioni ridotte dei pesci ai quali solitamente si punta. Si tratta di un tipo di pesca dalla barca adatta al principiante, sia per gli accessori necessari che per il tipo di barca che bisogna usare. Tra le prede più comuni di chi pratica la pesca a traina costiera, oltre alla spigola, ci sono anche anche altri pesci – alcuni dei quali, tra l’altro, sono prede abituali del branzino – come il sugarello, l’occhiata, lo sgombro, il dentice, la tracina, la ricciola e via dicendo.
Per i pesci più piccoli è possibile darsi alla pesca a traina con una lenza a mano; in generale, però, la pesca a traina costiera si effettua con canna da traina leggera con mulinello a tamburo, nonché con un guadino a bocca larga, per salpare i pesci catturati. Serviranno poi ovviamente delle esche vive o esche artificiali, come minnows (per i pesci più importanti, come dentice, spigola e ricciola) ma anche piume (per le occhiate, per i sugarelli e per gli sgombri) o cucchiaini, per pesci di piccola taglia.

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Quale barca usare per la pesca a traina

Uno dei migliori aspetti della pesca a traina costiera è il fatto che si può usare qualsiasi imbarcazione, dal gommoncino alla barca a remi, per arrivare fino alla piccola lancia a motore. Questo perché non è necessario allontanarsi troppo dalla riva, e perché non servono attrezzature estremamente particolari. Sarà sufficiente poter contare su qualche portacanna, e il gioco sarà fatto. Le barche ideate per la pesca da altura, al contrario, non andranno bene, proprio perché si dovranno muovere lungo la costa, tra barchette e scogli affioranti. Può essere utile, per individuare una barca adatta alla pesca alla traina alla spigola, parlare della velocità più adatta per questa attività. Il trucco è quello di far sembrare verosimile – al branzino – il moto dell’acqua della nostra esca, la quale deve sembrare per l’appunto un pesciolino vivo e vegeto: una velocità di avanzamento compresa tra i 4 e i 9 nodi, dunque, è perfetta.

L’attrezzatura necessaria per la traina alla spigola

Veniamo quindi agli attrezzi necessari per la traina alla spigola. Per la pesca alla spigola, quando si parla di artificiali, si usano come anticipato soprattutto i minnows, anche se va detto che si possono avere buone probabilità di successo anche con delle esche siliconiche. Restando per maggiore efficacia sui minnows, si possono scegliere tutte le colorazioni – abbiamo detto che la spigola è abbastanza famelica e di gusti diversificati, no? – purché non si esageri con la lunghezza: per non strafare, meglio restare al di sotto dei 9 centimetri di lunghezza, anche perché questi pesciolini artificiali corti nuotano bene anche a velocità ridotte.

Veniamo ora alla lenza: solitamente per la traina alla spigola si tende a filare la lenza da pesca a un minimo di 30 metri dalla poppa (distanza che può via via aumentare in caso di pesca con due, quattro, cinque lenze). Esistono, va detto, diverse scuole di pensiero per quanto riguarda l’appesantimento della lenza: c’è chi non prevede alcun piombo, e chi, invece, non inizierebbe nemmeno la traina alla spigola senza un opportuno peso attaccato alla lenza. Esistono in ogni caso diverse formule: tra le più diffuse vi è quella di piazzare una girella a circa 1,5 metri dall’esca, e quindi un piombino a circa 5 metri da questa, da togliere opportunamente nella fase di recupero. Ma questa è solo una delle opzioni: c’è chi, per esempio, utilizza un piombo guardiano a circa 10-15 metri dall’esca, per mezzo di molla elastica o di girella a sgancio rapido, con pesi tra i 200 e i 400 grammi in base all’affondamento cercato (e, ovviamente, in base alla lenza filata e all’affondamento del minnow usato).
Ipotizziamo per esempio l’utilizzo di nylon o di trecciato, per capire quanto può variare l’affondamento. Un nylon da 40 libbre, a una velocità di 4 nodi, tende ad affondare circa 90 centimetri ogni 10 metri; il dacron da 36 libbre, nelle stesse condizioni, affonderà invece di circa 50 centimetri. Si capisce dunque che, in base al fondale, all’esca usata e alla velocità adottata, si dovranno scegliere lenze affondanti costituite in modo diverso.

Come anticipato, si possono calare più lenze. In questo caso, però, è bene tenere le varie esche lontane l’una dall’altra, per aumentare le possibilità di attirare una spigola. Per variare la distanza non dovremmo avvicinare le nuove lenze alla poppa – abbiamo visto che il passaggio dell’imbarcazione spaventa il branzino – quanto invece allontanarle. Chi intende fare pesca alla traina con due lenze, una da una parte e una dall’altra parte della poppa, dovrà quindi prevedere una lenza a 30-40 metri e un’altra a 50-70 metri. Con 4 lenze le distanze dovranno essere ancora più diversificate, con una a lato (per esempio) a 30 metri, quella adiacente a 60 metri, quella vicina a 40 metri e quella all’altro lato a 80 metri. Oltre a essere di lunghezza differente, le lenze dovranno anche essere piombate in modo diverso, in modo da evitare ingarbugliature in caso di virate; pescando su fondali non troppo profondi, invece, possiamo utilizzare, degli artificiali con diverse capacità di affondamento senza applicare zavorre sulla lenza.

Infine, come già introdotto precedentemente, la canna da pesca ideale per praticare questa disciplina è senz’altro una canna da traina leggera con un mulinello rotante, tendenzialmente lunga al massimo 2 metri con un libbraggio non superiore alle 12 libbre, per chi si voglia affacciare su questa tecnica, ci sentiamo di consigliare anche l’utilizzo di una classica canna da spinning a mulinello fisso, a patto che, l’attrezzo abbia una potenza di almeno 20 – 50 grammi ed un fusto con una buona riserva di potenza.

La traina alla spigola con esca viva

Chi vuole insidiare le spigole più grandi può usare anche delle esche vive: in questo caso si tende a usare pesci piccoli come il sugarello, che si può trovare in branchi nei pressi di secche, da recuperare con bolentino a scarroccio, con l’utilizzo di sabiki che consistono in ami rivestiti con dei piumaggi e perline colorate. Una volta recuperati i sugarelli, è possibile darsi alla traina alla spigola con esca viva, avanzando a velocità ridotta: molto meglio, infatti, ridurre di qualche nodo la velocità rispetto alla traina con artificiale, nel caso dell’utilizzo di cefali, invece, è preferibile spegnere il motore e pescare a scarroccio.

Il combattimento

Non è difficile capire quando la spigola abbocca. Il suo agguato all’esca sarà infatti improvviso e feroce, e al pescatore inesperto sembrerà di avere a che fare con una balenottera, tanto sarà brutale il chiasso fatto dapprima da un pesce tutto sommato piccolo. Cercherà di andare a fondo e di nuotare verso il lato opposto, e lì ci sarà da combattere un po’. Dopo qualche attimo, tendenzialmente, la spigola tende a placarsi, per agitarsi nuovamente una volta visto lo scafo della barca: a quel punto, però, mancherà poco.

Classica, non difficile e divertente, la traina alla spigola è un vero must, una buona porta d’ingresso per chi vuole entrare nel mondo delle pesca in barca e un sempre piacevole passatempo per i pescatori più rodati.

Pesca alla spigola: non solo traina

In conclusione a questo articolo dedicato alla traina alla spigola, vale la pena ricordare che esistono diverse altre tecniche adatte alla pesca alla spigola, con o senza barca. Si può insidiare questo pesce peculiarmente sospettoso anche con la pesca a surfcasting o alla bolognese, armandosi di esche vive come vermi, bigatini, granchi, cefalotti, sarde o gamberetti. Pensiamo per esempio alla pesca al branzino alla bolognese: si tratta di una tecnica con galleggiante fisso, e con una canna da pesca lunga tendenzialmente tra i 6 e gli 8 metri, ad azione rigida, e con un mulinello di taglia compresa tra 2.500 e 3.000. Con una canna di queste dimensioni si potrà avere un’ottima trattenuta dell’esca in condizione di corrente laterale, laddove un mulinello generoso aiuta il pescatore a effettuare lanci e recuperi agevoli ed efficaci.

 

 

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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