Pesca in mare: come scegliere l’amo giusto

Come scegliere l’amo giusto? L’uomo pesca da sempre, e da sempre si impegna per utilizzare gli ami più efficaci, per riuscire a ingannare le prede e a portarle a riva. Dapprima l’uomo utilizzò dei pezzetti di legno, poi dei rametti spinosi, delle ossa animali, delle conchiglie e via dicendo. Per anni l’amo migliore per la pesca in mare fu considerato, si pensi un po’, il biancospino.

Oggi i pescatori possono invece scegliere tra ampie gamme di ami da pesca, da scegliere in base al tipo di preda, al contesto di pesca, all’attrezzatura da pesca, alla tecnica e via dicendo. Oggi vedremo insieme quali sono i principali parametri e aspetti da tenere in considerazione per scegliere l’amo giusto. Buona lettura!

Le parti dell’amo da pesca

Come è fatto l’amo da pesca? Come vedremo meglio tra poco, le differenze tra un amo da pesca e un altro possono essere grandi, grandissime. In linea di massima, però, la struttura generale resta la medesima. La parte verticale e lunga dell’amo è chiamata gambo: alla sua estremità superiore abbiamo l’attacco, mentre nella parte inferiore abbiamo la curvatura, la quale dà all’amo la sua classica forma arcuata. Al termine dell’amo c’è la punta, che ha lo scopo di trattenere il pesce, anche grazie all’eventuale ardiglione, che può essere più o meno marcato.

I fattori da considerare per scegliere l’amo giusto per pescare

  • Le dimensioni: in linea di massima, volendo fare un discorso estremamente generale, le dimensioni dell’amo aumentano con l’aumentare della stazza della preda. Chi utilizza degli ami piccoli, quindi, può potenzialmente allamare pesci piccoli come pesci grandi, laddove l’utilizzo di un amo da pesca più grande permette di ridurre la gamma di prede possibili (anche se va detto che a volte succede di allamare pesci di dimensioni ridotte con ami grandi, lasciando a bocca aperta il pescatore).
  • Il materiale: se è vero che un tempo gli ami potevano essere fatti di legno come d’osso, oggi si parla di metalli. Esistono per esempio gli ami in acciaio, resistenti e robusti, ma pesanti, e gli ami in lega di carbonio, a loro volta molto resistenti, ma decisamente più leggeri.
  • Paletta o non paletta: gli ami, nell’estremità superiore del gambo, possono presentare o meno la paletta, che richiede dei nodi specifici. La paletta è tipica degli ami per prede di dimensioni ridotte.
  • L’occhiello: altro tipo di amo è quello con l’occhiello, che come si può intuire permette di effettuare diverse tipologie di nodi ed applicazioni. Gli ami con occhiello risultano quindi adatti in particolare per le prede più combattive, che richiedono uno sforzo maggiore a livello di attrezzatura.
  • La lunghezza del gambo: ci sono pesci più o meno sospettosi. Nel caso di pesci che guardano con sospetto agli ami è bene optare per un amo con gambo corto, che dovrà invece aumentare nel caso di esche lunghe come vermi. Il gambo corto è inoltre preferibile per prede grosse e combattive, per avere una penetrazione maggiore, partendo dal presupposto che il gambo lungo riduce l’angolo di penetrazione nella bocca.
  • La punta: la forma e la tipologia della punta influenza in modo importante il tipo di ferrata. Una punta più rientrante garantisce una presa maggiore, ma espone al rischio di strappamento; una punta più dritta, da parte sua, fa meno leva.
  • L’ardiglione: in corrispondenza della punta molti ami da pesca presentano l’ardiglione, ovvero una contro punta che rende meno probabile lo sfilamento dell’amo dalla bocca del pesce; un amo senza ardiglione, o con un ardiglione molto piccolo, consente di non danneggiare la bocca del pesce e di procedere più facilmente con la slamatura.
  • Autoferrante o non autoferrante: come suggerisce il suo stesso nome, l’amo autoferrante è quello che, grazie alla sua forma a G, tende a ferrare automaticamente il pesce, nell’istante stesso della abboccata; nel caso dell’amo non autoferrante dovrà invece essere il pescatore, al momento dell’abboccata, a procedere con la ferrata, con un movimento energico.
Da non perdere:   Guida alla scelta delle esche siliconiche soft bait

Un esempio: l’amo per l’orata

Viste le caratteristiche principali degli ami, vediamo per esempio come scegliere una amo per la pesca dell’orata dalla barca. In questo caso si tenderà a usare un amo abbastanza grande, come un 3 , robusto, anche se in linea di massima la misura dell’amo va sempre accostata anche al tipo di esca che utilizziamo; per la pesca a bolentino si opterà per un amo autoferrante di tipo circle, da utilizzare con esche voluminose come sarde, cozze intere, strisce di calamaro o seppia; per la pesca con vermi lunghi o comunque esche molto fragili è bene utilizzare i classici ami aberdeen ovvero gli ami a gambo lungo, ideali per esche come bibi, arenicola, coreani, gamberetti e molluschi, che abbinati ad un filo elastico riescono a restare intatti fino al raggiungimento del fondale, dove la giusta presentazione delle esche può regalare la cattura di un grande esemplare di orata, uno dei pesci più diffidenti del mediterraneo.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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