Tutto quello che non sapevi sul gelcoat

Cos’è il gelcoat? E perché è una sostanza così presente nel mondo delle barche? Quali sono i problemi a cui va incontro? E, soprattutto, quando bisogna intervenire per riparare e rimettere in sesto il gelcoat della tua barca? In questo lungo articolo ci dedicheremo alla scoperta approfondita di questo particolare prodotto, così da cancellare tutti i dubbi e tutte le dicerie che circolano intorno a tale materiale.

Stucco epossidico e gelcoat: come rimettere a nuovo la barca

Il gelcoat, o erroneamente chiamato gel coat, a guardarlo, ha l’aspetto di una vernice molto densa. Ma non si parla di una semplice vernice: il gelcoat è composto da una parte di resina, da una parte di pigmenti e da una parte di carichi incerti, e a tutto questo si aggiunge quello che è il componente chiave, che rende particolare questo materiale così utilizzato nel mondo della nautica. Parliamo del peculiare agente che garantisce al gelcoat un carico sufficiente di tissotropia – ovvero della proprietà di variare la propria viscosità – e di poter dunque essere applicato abbastanza abbondantemente, anche in verticale.

Dopo questa veloce analisi dal punto di vista fisico, passiamo a quello che è l’utilizzo del gelcoat. In generale, esso costituisce lo strato di finitura esterno dei manufatti realizzati in composito. In origine, però, non viene applicato sul composito come una reale finitura, e quindi a pennello o a spruzzo. No, è anzi il primo strato che viene applicato nello stampo durante il processo di stratificazione che porta alla creazione dell’oggetto, come per esempio una carena.

Ma qual è lo scopo del gelcoat per barca? A cosa serve? Per rispondere a queste domande dobbiamo analizzare quelle che sono le caratteristiche fondamentali di questo materiale. Parliamo infatti di una sostanza che, se applicata correttamente, va a creare uno strato protettivo liscio – o meno, se stampato o lavorato per essere antisdrucciolo – ultracompatto e senza porosità. Ne consegue dunque che il gelcoat va a creare una buona barriera in grado di proteggere il composito dai danni del raggi ultravioletti e dell’acqua, anche se va detto che, per rendere una carena del tutto impermeabile e protetta, l’accoppiata con della vernice per barca è indispensabile.

Tipi diversi di gelcoat

Non esiste una sola tipologia di gelcoat. Come abbiamo visto, il gelcoat è un composto di vari elementi, tra resina, pigmenti e via dicendo. Ne deriva dunque che, in base ai vari ingredienti usati e alle proporzioni, si arriva ad avere dei gelcoat differenti. Si hanno, in linea generale, tre tipologie di prodotto, ovvero:

Il gelcoat ortoftalico: ecco il più comune tra i gelcoat che si possono trovare in commercio. Come suggerisce il nome, è composto a partire da una resina poliestere ortoftalica. Si tratta di un prodotto comodamente lavorabile, e ben stendibile. Viene utilizzato grandemente in campo industriale, ma non è invece il massimo a livello nautico. Si tratta infatti di un’opzione che non si coniuga bene con il mondo marino.

Il gelcoat isoftalico: qui, invece, abbiamo un gelcoat a base di resina isoftalica, e quindi molto più adatto per essere utilizzato in ambiente marino. Si tratta di un prodotto dalle notevoli proprietà meccaniche, che offre resistenza all’acqua e ai raggi ultravioletti. Non è in caso se il gelcoat isoftalico viene correntemente utilizzato per la costruzione di qualsiasi tipo di imbarcazione.

Il gelcoat neopentilico: si tratta di un ulteriore salto di qualità. Il gelcoat neopentilico è un’evoluzione dell’isoftalico. Offre dunque la migliore delle protezioni nei confronti dell’acqua, degli agenti atmosferici e dei raggi ultravioletti, e rimane immutato a lungo.

Il gelcoat ricopre interamente gli scafi delle nostre barche in vetroresina. Barche a vela, barche a motore, natanti o imbarcazioni da diporto: questo materiale va per la maggiore in qualsiasi categoria. È dunque fondamentale conoscere bene la sua composizione, le sue peculiarità e soprattutto tutti i problemi a cui va incontro.

I danni e i problemi a cui va incontro il gelcoat

Fin qui, insomma, abbiamo tessuto un po’ le lodi del gelcoat. C’è però da sottolineare – e lo sanno praticamente tutte le persone che possiedono una barca con scafo in vetroresina – che il gelcoat non è affatto indistruttibile ed eterno. Sì, è la migliore difesa che il tuo scafo può avere, ma questo non significa che lui stesso non abbia bisogno, di tanto in tanto e in particolari situazioni, di una buona manutenzione.

Sì, anche la solida barriera che si erge tra la tua carena in vetroresina e l’acqua, i raggi ultravioletti e lo sfibrarsi delle composto sottostante, può deteriorarsi. É molto meglio, quindi, saper riconoscere con un solo sguardo il problema, saperne individuare le cause e, soprattutto, imparare a capire come e quando intervenire per riparare il gelcoat.

Ma quali sono i tipici problemi ai quali va incontro?

L’opacizzazione

Partiamo con un problema fisiologico del gelcoat. Quando acquistiamo una barca in vetroresina questa è perfettamente lucida e brillante. Con il tempo, però – più in fretta se la barca è lasciata sempre all’esterno senza protezione – il gelcoat tende inevitabilmente a diventare opaco, principalmente a causa dei raggi solari. Il metodo migliore – ma inevitabilmente più costoso – è quello di applicare del nuovo gelcoat, per avere una barca sempre perfetta. Ma di certo non è l’unica strada, né la più battuta: o possibile lucidare il gelcoat utilizzando appositi prodotti lucidanti, nonché acquistando delle paste leggermente abrasive.

Gli urti

Sì, tra i principali nemici del gelcoat ci sono proprio gli urti. Parliamo, ovviamente, dei lievi contatti che sono sempre dietro l’angolo, soprattutto durante le fasi di ormeggio, magari per una manovra non del tutto perfetta, o magari per un utilizzo poco accorto dei parabordi barca. Ma il gelcoat non teme certo solamente le manovre di ormeggio. Gli urti, in determinate zone, possono anche avvenire ben lontano dalla banchina. Quante volte hai visto delle barche con delle piccole tacche sotto il muso dell’ancora, per le oscillazioni di quest’ultima, la quale va a colpire la prua? Il primo e fondamentale modo per evitare questi piccoli danni – che nella maggior parte dei casi si limitano a essere problemi estetici – è ovviamente quello di prevenirli con manovre accorte e con i corretti parabordi
Per cancellarli, invece, possibile ricorre a dei piccoli interventi fai da te, utilizzando del gelcoat spray o sotto forma di stucco.

danni gelcoat

L’osmosi

Sì, quando si parla al gelcoat delle barche e ai suoi problemi non si può che pensare quasi automaticamente all’osmosi, termine che ancora oggi spaventa tantissimi diportisti (abbiamo peraltro realizzato una guida su come prevenire e curare l’osmosi). Si tratta infatti di un fenomeno connaturato alla natura stessa del vetroresina. I nostri scafi risultano dalla sovrapposizione di diversi strati di tessuto, ognuno dei quali impregnato da resina poliestere. Pur controllando queste operazioni, non è affatto da escludere che delle piccole bolle d’aria finiscano per crearsi tra uno strato e l’altro, creando così dei piccoli vuoti. All’inizio questo non causa nessun problema. É solo con lo scorrere del tempo e con l’aumentare della porosità del gelcoat – o con dei piccoli danneggiamenti – che l’umidità marina riesce a infiltrarsi, andando a finire in questi piccolissimi spazi, per poi gonfiarli e andare a formare le classiche bolle da osmosi, le quali alla lunga possono crescere e andare a rompere il gelcoat, così da far fuoriuscire il liquido imprigionato.

Da non perdere:   Alaggio barca: cosa fare e cosa non fare

È proprio il fenomeno dell’osmosi a rendere la manutenzione del gelcoat particolarmente importante. Se infatti un danno è abbastanza importante da permettere un’infiltrazione d’acqua nello stratificato dello scafo, la possibilità di vedere insorgere nel giro di due stagioni i tipici segni dell’osmosi non è assolutamente remota. Va dunque sottolineato che, talvolta, un semplice danno estetico può trasformarsi in qualcosa di molto più grave. Certo, l’osmosi della barca, per quanto degenerativa, è curabile, e in molti casi si finisce per avere a che fare con questa problematica pur effettuando una manutenzione impeccabile del proprio scafo.

Detto questo, nel momento in cui un armatore si accorge che sul proprio scafo è saltato un pezzo di gelcoat, un intervento è assolutamente consigliato. Si dovrà dunque andare a carteggiare la zona, per poi passare all’applicazione di un buon stucco epossidico per carena. Fatto questo, si dovrà rimettere in opera anche il gelcoat, andando a utilizzare un prodotto dello stesso tipo di quello circostante. Non è raro, in questi casi, non avere la più pallida idea del tipo di resina che protegge la propria barca: per fortuna, solitamente, è possibile rintracciare delle indicazioni a proposito all’interno dei gavoni, dove di frequente sono riportate delle indicazioni relative al tipo e al colore del gelcoat utilizzato dal costruttore. In caso contrario, si dovrà andare a sfogliare il manuale della barca.

Non solo osmosi

Intorno all’osmosi, per anni, si è fatto di certo un po’ di terrorismo psicologico, tanto che molto spesso si finisce per gridare al lupo anche quando del lupo non c’è assolutamente traccia. In certi casi, infatti, ci si trova con delle bolle marcate a livello dello scafo, e d’improvviso si pensa all’osmosi, e quindi a un fenomeno che sta coinvolgendo non solo la vernice, non solo il gelcoat, ma anche il vetroresina. Non è però sempre così: talvolta le bolle che tanto ci allarmano sono situate tra uno strato e l’altro di antivegetativa, e non arrivano dunque a coinvolgere in alcun modo il gelcoat, che si può definire sano e salvo. Questa eventualità è dovuta a un’applicazione dell’antivegetativa non perfetta: forse, per esempio, la seconda mano di prodotto è stata stesa quando la prima non era completamente asciutta. Meglio non fare mai le cose di fretta quando si tratta della manutenzione della barca!

Altre volte, invece, si incontrano delle bolle diffuse con un diametro ridotto, di circa due centimetri. Queste bollicine vengono spesso scambiate per osmosi quando in realtà, nella maggior parte dei casi, sono invece delle semplici bolle d’aria al solo livello del gelcoat, dei piccolissimi difetti di fabbricazione che non compromettono in alcun modo lo stratificato sottostante né, di per sé, la qualità della barca. Un perito e il tecnico non avranno nessun problema nel distinguere queste bolle da quelle dell’osmosi; il problema insorge però quando ci si affida al proprio istinto, e si finisce quindi per confondere i due fenomeni.

Le fessurazioni del gelcoat

Non è affatto raro trovare delle fessurazioni nel gelcoat. In questo caso non stiamo parlando nello specifico dello scafo o dell’opera viva, quanto invece della coperta. Sì, perché le fessurazioni si trovano spesso a livello di giunzioni, oppure in quei punti sottoposti a particolari stress – magari durante il varo e l’alaggio – o a delle sollecitazioni del tutto incidentali, come per esempio quelle che si verificano sulla coperta nel momento in cui qualcosa di pesante cade drasticamente a terra: pensiamo, per esempio, a un’ancora maneggiata distrattamente che, scivolando di mano e finendo sulla coperta, va a a creare uno o più cerchi concentrici del gelcoat. Ancora più comuni sono le odiose zampe di gallina che, anziché formarsi solo ai lati degli occhi dei vecchi lupi di mare, prendono forme intorno ai candelieri barca.

Essendo molto diffuse, queste fessurazioni vengono spesso trascurate. É però un errore, in quanto sono destinate a peggiorare con il tempo, rovinando la coperta e dando eventualmente il via all’infiltrazione verso il laminato. Molto meglio, dunque, intervenire tempestivamente, armandosi di stucco gelcoat.

Le screpolature

Le fessurazioni non vanno confuse con le screpolature vere e proprie del gelcoat, le quali sono per lo più la conseguenza di un utilizzo malaccorto del gelcoat in fase di costruzione. Fortunatamente, questo è un problema che riguarda solo le barche in vetroresina più vecchie, ovvero quelle costruite nei primi decenni della seconda metà del secolo scorso: a quell’epoca, infatti, le resine e il gelcoat erano ancora delle relative novità nell’industria nautica, e non è dunque raro imbattersi in barche datate in cui gli strati di gelcoat, essendo troppo pesanti e spessi, hanno finito per screpolarsi sotto stress.

Di solito una screpolatura di questo tipo inizia a prendere piede con le fasce dell’alaggio, le quali vanno a esercitare della pressione su uno strato molto spesso di gelcoat. Quello di conseguenza si screpola e, se non riparato in tempo, può dare il via a una piccola infiltrazione, la quale a sua volta apre la strada all’osmosi.

gelcoat riparare

Stucco epossidico e gelcoat: come rimettere a nuovo la barca

Certe volte per rimettere a nuovo lo scafo è sufficiente lucidare il gelcoat con gli appositi prodotti lucidanti. Altre volte è invece necessario effettuare dei veri e propri interventi di manutenzione, per sistemare crepe o urti. Nel nostro e-commerce di accessori nautica, nella categoria agli stucchi e ai gelcoat, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Anzi, è possibile avere difficoltà nell’individuare il prodotto giusto. Chi ha bisogno di un riempitivo tutto fare può per esempio optare per uno stucco epossidico bicomponente, che va bene non solo per gli scafi in retroresina, ma anche per altri materiali duri, come il metallo e il legno. Chi deve sistemare dei danni da nulla, puramente superficiali, può affidarsi al gelcoat spray, mentre chi di fronte a delle ammaccature desidera ripristinare la superficie originale può usare uno stucco gel bicomponente. Il risultato, con un po’ di pazienza e di manualità, è garantito, con un costo tutto sommato irrisorio: il prezzo del gelcoat in stucco, in formato filler o spray è infatti nella maggior parte dei casi estremamente basso!

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.
  1. Riguardo a quest’ultimo paragrafo, si legge da più parti che il gel coat non può essere impiegato su stucco epossidico. In effetti anche la mia esperienza personale lo conferma.. Il gel coat non tira e non asciuga mai. Come si risolve la questione? Esiste un primer specifico da interporre tra epossidica e gel coat?
    Grazie

  2. Salve il mio problema con il gelcoat non riguarda la barca ma un piatto doccia, ho richiesto il gelcoat all’azienda produttrice del piatto doccia, ma questo prodotto che è lo stesso usato da loro, quando lo passi seguendo tutte le loro indicazioni e fatto asciugare più del tempo consigliato a contatto con l’acqua fa delle macchie molto larghe più chiare che poi asciugando si si uniforma. La cosa non è normale anche perché non lo faceva prima, lo rifatto per 5 volte addirittura lo lasciato asciugare per 11 giorni ma sempre uguale nemmeno l’azienda produttrice mi sa spiegare come mai,. Voi mi potete dare un consiglio.

    • Ciao Francesco, è un problema molto specifico, tanto di più che hai eseguito alla lettera le indicazioni dell’azienda produttice.
      Le consiglio di rivolgersi al professionista di fiducia più vicino a lei ed analizzare attentamente la situazione.
      Spero di esserti stato d’aiuto, a presto!
      Se hai bisogno di qualsiasi cosa siamo sempre a disposizione

  3. È possibile riverniciare un imbarcazione a gel coat… a pennello o rullo restano i segni o è autolivellante grazie

    • Buongiorno Paolo, è possibile certo, ma consigliamo l’utilizzo solo per piccoli pezzi di superficie,
      altrimenti l’opzione migliore è affidarsi ad un esperto che saprà indirizzarla.
      Speriamo di esserti stati d’aiuto, team HiNelson

    • Buongiorno Riccardo, prima di procede è utile carteggiare la superficie da verniciare per poi procedere.
      Speriamo di essere stati d’aiuto, Team HiNelson

  4. Salve ho provato più volte a verniciare la.mia barca con gecoat ma il risultato è stato scarso, in effetti non asciuga bene. Come posso risolvere il problema?

    • Ciao Paolo,
      mi raccomando attenzione ai tempi tecnici da aspettare come descritto sul libretto informativo del prodotto.
      Se dovesse riscontrare dei problemi chiami un esperto che le possa dare una mano.
      Saluti Team HiNelson

  5. Salve a tutti
    Premetto che è la prima volta che faccio un lavoro di questo tipo. Sto sistemando la mia barca con i classici kit di riparazione con vetroresina, è possibile passare uno strato di gelcoat sopra le toppe per renderle più impermeabili?

    • Buongiorno Samuele, grazie per averci scritto. In realtà tutto dipende dal kit di riparazione che stai usando: il passaggio con gelcoat potrebbe infatti risultare, a seconda dei casi, superfluo o necessario. Eventualmente è possibile rifinire il tutto con del semplice gelcoat spray.

  6. Buongiorno, sto cercando dei gelcoat per una riparazione sulla mia barca, in commercio trovo quello “paraffinato”, a quale dei tre tipi che avete descritto nell’articolo appartiene?

    • Buongiorno Roberto,
      grazie per averci scritto. I gelcoat più comuni, ovvero quelli isoftalici, possono essere presenti in commercio sia nella versione paraffinata che nella versione non paraffinata.

  7. quello che non capisco, è il perché nella vendita on line di prodotti (specialmente nel campo nautico ma non solo) le confezioni sono fotografate solo dal lato commerciale della ditta, e non anche sul retro dove solitamente sono riportate le composizioni e il modo d’uso. Anche nel caso di ” più notizie” esse sono blande e fuorvianti lasciando l’acquirente nell’incertezza soprattutto riguardo la compatibilità dei materiai da acquistare. questo è quello che penso. Fausto

    • Buongiorno Fausto, grazie mille per il suo feedback. Cerchiamo di ottimizzare sempre il più possibile le nostre schede prodotto, sicuramente questo suo commento ci aiuterà a migliorarci ancora di più.

      Speriamo di risentirla presto,
      Team HiNelson

  8. Buongiorno, ho delle “piccole fessure” – “tagli di tre-cinque cm” che si aprono sulla vernice della mia una barca in vetroresina. Credo entri acqua/sporco e che non si dovrebbe andare avanti molto senza fare nulla.
    Purtroppo, però, dopo avere letto le Vs indicazioni sul gelcoat e le osservazioni scritte dai singoli utilizzatori, sono confuso. Praticamente non ho capito cosa fare per sistemare le screpolature della barca. Luigi

  9. Buongiorno, ho la rivista “via mare” volete collaborare con noi sul processo di costruzione e ristrutturazione delle imbarcazioni?

  10. Il gelcoat della coperta della mia barca del 2009 lascia un alone sulle dita se le strofino sopra. Come posso risolvere? Grazie

    • Buongiorno Gennaro, purtroppo quando si verifica questo inconveniente il segnale è chiaro: il gelcoat è compromesso dal tempo. L’unica soluzione efficace è riverniciare!

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