Umidità all’interno della barca: come gestirla

Quando si parla di umidità, si parla praticamente sempre di cose brutte. Certo, ci sono delle eccezioni, con delle persone che, abitando in casa particolarmente secche, sono costrette ad acquistare degli umidificatori, per rendere più salubre l’ambiente domestico. Ma si tratta, per l’appunto, di un’eccezione: in linea generale l’umidità è infatti un nemico da combattere. Lo è in casa, quando, soprattutto d’autunno e d’inverno, i vetri si riempiono di condensa, in special modo quando ci sono pentole sui fornelli o quando ci si fa la doccia. E lo è – lo sanno bene quasi tutti i diportisti – anche in barca. Lo è a livello dello scafo, sia in quello in legno sia in quello in vetroresina, dove l’umidità tenta di infilarsi all’interno degli strati, dando vita alla temuta osmosi. Ma lo è anche all’interno della barca, negli ambienti dedicati alla vita di bordo sottocoperta. Sì, l’umidità all’interno della barca è una brutta gatta da pelare.

Verrebbe quasi da dire che chi si lamenta della condensa in casa non ha mai avuto a che fare con l’umidità all’interno della barca. In alcuni casi, se la situazione non è “tamponata” fin da subito, si arriva ad avere degli ambienti invivibili, dove tutto, dai materassi alle pareti, è effettivamente bagnato al tatto. Non si tratta, però, solo dell’invivibilità degli ambienti interni eccessivamente umidi. Va anche sottolineato che una barca con degli alti livelli di umidità interna è un’imbarcazione che si rovina in fretta, sotto molteplici punti di vista.

Oggi, quindi, vedremo insieme quali sono i danni specifici conseguenti ad alti livelli di umidità all’interno della barca, per poi elencare uno dopo l’altro i rimedi più efficaci – tutti – per ridurre il tasso di umidità, e limitare al minimo i danni. Buona lettura!

Umidità e muffa

Per combattere in modo efficace un nemico è necessario conoscerlo al meglio. Che cos’è l’umidità? Cosa va a misurare l’igrometro? Di fatto, quando parliamo del tasso di umidità all’interno di un ambiente, facciamo riferimento al vapore acqueo, o meglio, alla quantità di acqua presente nell’aria. Più nello specifico, si parla di umidità assoluta quando si fa riferimento alla quantità di vapore presente nell’aria, a prescindere dalla pressione e dalla temperatura.

In linea di massima, il vapore si trova in stato gassoso. Una quantità minima di esso, però, a determinate condizioni relative a pressione atmosferica e a temperatura, passa dallo stato gassoso a quello liquido, generando di conseguenza della condensa. In generale, per capire il meccanismo che porta alla presenza di condensa, possiamo dire che all’aumentare della temperatura cresce la quantità massima di vapore che può essere “contenuta” dall’aria prima che si formi della condensa. Come anticipato, anche la pressione ha un ruolo importante. Se la pressione dell’aria cresce, infatti, diminuisce la quantità di vapore che può essere contenuta nell’aria.

Come si capisce, dunque, non si può parlare sempre della sola umidità assoluta. Quando ci si riferisce al rapporto tra la quantità di vapore effettivamente presente in un ambiente (per esempio all’interno di una barca) e la quantità massima che può essere contenuta prima di formare della condensa (in base a pressione e temperatura) si parla infatti di umidità relativa.

Per fare degli esempi concreti, si parla di umidità relativa al 100% nel momento in cui si crea della condensa. Ma non serve certo raggiungere dei tassi così alti per avere dei danni. Già con dell’umidità a 65% circa, infatti, iniziano a formarsi le prime muffe, elementi conosciuti tristemente molto bene dai diportisti. Con il termine muffa ci si riferisce a un’ampia gamma di funghi microscopici, i quali possono liberare nell’aria delle spore, con tutte le conseguenze negative sul lato della salute (non è un caso se l’OMS ha messo in guardia più volte circa i seri danni che le muffe nelle abitazioni possono causare alla nostra salute; il discorso non cambia, ovviamente, nel caso delle barche).

Quali sono, nello specifico, i danni che l’umidità può fare in barca?

I danni dell’umidità in barca

Quali danni può fare l’umidità all’interno della barca? Meglio vedere brevemente i principali, per essere certi che nessuno prenda sotto gamba questo rischio.

Arredi barca: tra i primi a soffrire dell’umidità interna alla barca sono senza dubbio gli arredi di bordo, i quali possono deteriorarsi molto in fretta. E quando si parla di arredi, si parla davvero di tutto. Si pensi ai materassi inzuppati, e alle cuscinerie di bordo che devono essere buttate dopo poche stagioni. O ancora, ai paglioli, con il legno di cui sono costituiti che prima si impregna, e poi inizia ad ammuffire e pian piano a marcire.

Elementi elettronici: certo, i migliori dispositivi elettronici di bordo, dagli ecoscandagli in poi, sono concepiti per essere utilizzati in ambienti particolari, dove il salmastro e l’umidità la fanno spesso da padrone. Ma non vuol certo dire che l’umidità faccia bene a questi dispositivi, anzi. Si può dire che l’umidità eccessiva fa male a qualsiasi impianto e dispositivo elettronico, causando l‘ossidazione delle componenti. Ecco quindi che, in un ambiente particolarmente umido, i dispositivi elettronici nonché gli impianti elettrici finiscono per durare meno, e per dare maggiori problemi di manutenzione.

Muffe, cattivi odori, conseguenze per la salute: un ambiente umido è un ambiente malsano. Lo si avverte del resto già dall’odore, dell’ambiente, quando, in presenza di muffe, le loro spore infestano l’aria. In queste situazioni, oltre alle conseguenze per la salute alle quali abbiamo già accennato, il comfort viene inesorabilmente meno, rendendo praticamente impossibile godersi l’ambiente sottocoperta.

Il rimessaggio invernale della barca e la muffa

L’interno della barca viene aggredito dall’umidità soprattutto in inverno, nella fase di rimessaggio invernale, soprattutto, ovviamente, se l’imbarcazione viene mantenuta in acqua. La temperatura esterna diminuisce, l’umidità cresce giorno dopo giorno, e di certo non ci si può permettere di mantenere le temperature interne della barca fisse a 19 gradi centigradi per combattere il freddo e l’umidità. Certo, in certi casi c’è persino chi ci pensa, installando all’interno della barca una stufetta elettrica da 500 o da 600 watt da tenere accesa costantemente. Ma ci sono tanti svantaggi da tenere in considerazione: una stufetta di questo tipo non può riscaldare ambienti importanti, non arrivando dunque sicuramente a eliminare il problema dell’umidità (anzi, come sanno in molti, nemmeno il riscaldamento domestico è sufficiente a raggiungere questo scopo); l’idea di lasciare una stufetta elettrica da sola accesa in barca è, per molti versi, terrificante; per quanto ipoteticamente a basso consumo, una stufetta elettrica da 500 o da 600 watt costantemente accesa comporterebbe comunque una spesa energetica che potrebbe aggirarsi intorno agli 80-110 euro al mese.

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Come contrastare quindi l’umidità all’interno della barca durante il rimessaggio invernale? A parte deumidificatori e sali cattura umidità, di cui parleremo diffusamente tra poco, è ben ricordare di pulire tutte le superfici, per combattere la formazione di muffe, nonché di sigillare tutti gli spifferi, dalle guarnizioni degli oblò in poi, assicurandosi che non ci siano gocciolamenti da nessuna parte È inoltre consigliabile asportare – laddove possibile – tutti i componenti che sono destinati a impregnarsi d’acqua, e quindi cuscini, tendaggi e altri tessili. Anche durante il rimessaggio invernale, inoltre, è fondamentale passare a “trovare” di tanto in tanto la barca: in certi casi, lo sappiamo, è impossibile avere una buona frequenza, vista la distanza tra casa e luogo di rimessaggio invernale, eppure aerare regolarmente gli interni della barca – eventualmente aprendo il telo di copertura – può fare la differenza anche sul lungo periodo, a patto di scegliere delle giornate secche e con un meteo favorevole per compiere questa operazione.

 

Umidità all’interno della barca: i sali

Soprattutto durante il rimessaggio invernale – ma non solo – per combattere l’umidità interna delle barche, tra i più diffusi strumenti ci sono sicuramente i sali cattura umidità. Si tratta di fatto di deumidificatori non elettrici, che non contemplano l’utilizzo di nessun componente elettronico: tutto si basa, di fatto, sulla capacità dei sali di attirare l’umidità, che invece di viaggiare intorno all’interno della barca viene depositata all’interno del deumidificatore.

Ma come funzionano di fatto i deumidificatori per barche a base di sali? Le particelle di sale hanno il compito di attirare l’umidità, risucchiando il vapore acque dall’atmosfera. Una volta attirato all’interno di questi deumidificatori, il vapore acqueo diventa condensa, e dunque viene raccolto sotto forma di acqua negli appositi serbatoi che completano questi semplici dispositivi.

I vantaggi di queste soluzioni sono chiare. Si tratta infatti di dispositivi economici, che non richiedono elettricità – e che dunque possono essere lasciati a lavorare senza dispendio energetico, e senza temere malfunzionamenti – e che fanno senza dubbio il loro lavoro. Non possono, ovviamente, fare miracoli. In barche piccole e con problemi di umidità lievi, è possibile avere ottimi risultati piazzando all’interno della barca 2, 3 o 4 deumidificatori a base di sale. In tutti gli altri casi, è necessario aggiungere a questi dispositivi dei deumidificatori elettrici.

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Umidità all’interno della barca: i deumidificatori

Esiste una vasta gamma di deumidificatori per barche. Ce ne sono di grandi e di piccoli. Alcuni, piuttosto costosi – si parla talvolta anche di deumidificatori che oltrepassano abbondantemente i i 500 euro – sono pensati appositamente per il mondo della barche, e possono estrarre oltre 20 litri d’acqua al giorno. In linea di massima, i deumidificatori da piazzare in barca durante il rimessaggio invernale dovrebbero avere l’arresto automatico, spegnendosi nel momento in cui il tasso di umidità è al di sotto di una certa soglia. Ma non è tutto qui: ovviamente un dispositivo pensato per lavorare da solo, anche in assenza di una persona pronta a svuotare regolarmente il suo serbatoio, deve essere pensato anche per riversare direttamente negli scarichi l’acqua raccolta.

I deumidificatori per barche, tra l’altro, possono risultare preziosi anche durante l’utilizzo della barca. In questo caso è necessario scegliere dei deumidificatori per barca leggeri, di dimensioni ridotte e silenziosi, che non ingombrino e che non disturbino l’equipaggio: è il caso del deumidificatore elettrico Euromarine, un dispositivo perfetto per le barche di piccole dimensioni che, specialmente se associato a una stufetta, può garantire un buon livello di comfort in qualunque situazione all’interno della cabina. E in questo periodo te lo presentiamo con un impredibile sconto del 48%!

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Altri accorgimenti fondamentali per combattere l’umidità in barca

Abbiamo visto, quindi, che gli strumenti principali per combattere l’umidità in barca sono i sali e i deumidificatori elettrici, da scegliere soprattutto in base al livello di umidità da combattere e alle dimensioni degli ambienti interni. Abbiamo anche visto quali sono i principali accorgimenti da prendere per evitare un eccessivo tasso di umidità all’interno della barca durante il rimessaggio invernale.

Non è però tutto qui, in quanto ci sono alcuni altri accorgimenti che possono rivelarsi estremamente utili per combattere l’umidità all’interno della barca. Si parte per esempio dalle sentine, che devono essere mantenute il più possibile asciutte, scegliendo delle pompe di sentina idonee e piazzandole in modo strategico, così da assicurarsi di non avere ristagni importanti d’acqua a bordo.

Il circolo dell’aria dovrebbe sempre essere assicurato, approfittando delle ore di sole per far prendere aria agli interni della barca. Sarebbe poi necessario andare a proteggere gli elementi che più degli altri possono soffrire l’umidità, andando di conseguenza a ridurre il livello di comfort a bordo. Indubbiamente, tra le cose più fastidiose che ci possono essere a bordo di una barca ci sono i materassi bagnati: a mali estremi, è bene attrezzarsi per isolare i materassi, così da evitare il ponte tra questi e le parti sottostanti: esistono a questo scopo dei tessuti isolanti, come per esempio i tappeti usati durante i campeggi, che possono aiutare a preservare i materassi.

Eliminare la muffa in barca

Certe volte si agisce troppo tardi. Oppure, talvolta, le mosse fatte in anticipo per prevenire il formarsi della muffa possono non portare al risultato sperato. Insomma, capita di trovare delle manifestazioni di muffa qui e lì. Cosa fare in questi casi? Prima di tutto è necessario individuare le cause di questo insuccesso: cosa abbiamo sbagliato? Comprendere questo passaggio ci aiuterà a evitare la formazione di muffa in futuro. Il secondo step è ovviamente quello di eliminare la muffa, verificando che questa non sia andata a fare danni importanti alle superfici colpite. Pensiamo per esempio ad arredi o a cuscini e materassi: talvolta basta qualche mese di umidità incontrollata per comprometterli del tutto. Altre volte è invece possibile pulire la superficie colpita e rimetterla a nuovo, eliminando totalmente la muffa senza che questa lasci traccia alcuna.

Sul nostro e-commerce di accessori nautici esistono diversi smacchiatori contro la muffa, a partire per esempio dal Muffa Net di Euromeci, pensato per eliminare in modo efficace le macchie di muffa dalle superfici in vetroresina, dai tubolari del gommone ma anche da eventuali cuscinerie in similpelle: per usarlo è sufficiente spruzzare sull’area colpita, lasciar agire per qualche istante e quindi risciacquare. Una altro prodotto da tenere in considerazione è lo smacchiatore antimuffa di Yachticon, che funziona bene anche su un’ampia gamma di tessuti.

 

E tu, conosci altri metodi efficaci per combattere l’umidità all’interno della barca? Condividili con noi e con i nostri lettori: l’umidità e le muffe sono un nemico per tutti i diportisti!

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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