Motore fuoribordo economico: parliamone

Si moltiplicano le ricerche online di motori fuoribordo economici. Questo perché, essenzialmente, negli ultimi anni questa tipologia di propulsori ha conosciuto una crescita senza precedenti dell’interesse suscitato tra i diportisti di ogni “classe”. Se infatti per anni i motori fuoribordo sono stati un’esclusiva delle barche di dimensioni ridotte, ultimamente si è visto un progressivo crescere dei propulsori al di là della poppa anche nei casi di gommoni di dimensioni importanti, di rib e persino di veri e propri yachts. Questo marcato cambio di tendenza è stato accompagnato ovviamente dalla crescita importante delle potenze massime dei motori fuoribordo: sono sempre di più infatti, i produttori che propongono dei propulsori marini di questo tipo con oltre 300 cavalli, in un escalation che sta annullando quello che era il vantaggio tipico degli entrobordo, per l’appunto quello di poter essere in ogni caso più potenti. Ma la crescita della potenza da una parte, e la “moda” di montare due, tre, persino quattro motori fuoribordo a poppa dall’alra, sta rendendo questi propulsori sempre più popolari, sulle barche più diverse.

Tutto sembra partito dagli Stati Uniti, Paese che come spesso accade ha poi dettato la linea anche per il resto del mondo. Si pensi che vent’anni fa, negli Usa, il 20% circa delle barche erano dotate di motori entrobordo, laddove il 54% era invece spinto da motori fuoribordo al di sotto dei 100 cavalli e il 26% vantava invece propulsori fuoribordo con più di 100 cavalli.18 anni dopo, nel 2018, le barche statunitensi spinte da entrobordo erano solo il 4%: il 49% delle barche risultava infatti spinto da fuoribordo oltre i 100 cavalli, mentre il 47% era dotato di fuoribordo meno potenti.

La richiesta di motori fuoribordo, quindi, è sempre più generalizzata, dai piccoli natanti ai gommoni, per arrivare agli yacht. Qualcuno cerca dei propulsori potenti, qualcuno dei modelli portatili, mentre altri cercano dei motori fuoribordo economici. Ed è proprio a questi ultimi che ci dedicheremo oggi, cercando di declinare questa esigenza in vari modi. Si fa presto, infatti, a dire “motore fuoribordo economico”!

Il motore fuoribordo: guida all’acquisto

Quali aspetti bisogna prendere in considerazione prima di mettersi alla ricerca di un motore fuoribordo economico? Prima di tutto è bene pensare anche a tutti gli altri fattori, lasciando momentaneamente in disparte il fattore prezzo. É quindi bene inquadrare quali devono essere le caratteristiche salienti e i requisiti minimi del propulsore ricercato. Quanti cavalli sono necessari per poter garantire delle performance soddisfacenti? Per avere una risposta precisa è bene prendere in considerazione il dislocamento della barca, quanto questa verrà caricata, il numero di passeggeri, il tipi di utilizzo che se ne farà e le performance che si vogliono raggiungere. Ogni barca, del resto, è stata costruita per essere spinta da dei motori di una certa fascia: è dunque già il produttore, all’inizio, a suggerire un range di potenza al fuori del quale è bene non uscire. Questo vale in particolar modo per le imbarcazioni di dimensioni ridotte o ridottissime, come possono essere i tender: in questo caso i produttori come Zodiac specificano nel dettaglio la potenza minima e massima del motore fuoribordo da installare, nonché il suo peso limite.

Il discorso relativo alla potenza necessaria comprende anche quello relativo al numero di propulsori: nel caso in cui una barca abbia bisogno di una potenza di 400, 500, 600 cavalli, infatti, sarà obbligatorio dotarsi di due o più motori fuoribordo.
Ma gli aspetti da tenere in considerazione sono tanti altri. Ci sono per esempio degli aspetti legali: chi non possiede la patente nautica non può usare barche con motori al di sopra dei 40 cavalli, aspetto da tenere in considerazione al momento dell’acquisto. In determinate aree marine protette, inoltre, è possibile navigare solo con dei propulsori a zero emissioni, e dunque chi vuole portarsi in quei luoghi deve per forza poter contare su un motore fuoribordo elettrico. E ancora, è necessario pensare se il motore resterà sempre montato sulla barca o se, invece, dovrà essere montato e smontato tutte le volte per essere caricato in auto. Una volta stabiliti questi parametri, sarà possibile guardare al mercato dei propulsori marini nuovi e usati con maggiore efficacia.

Motore fuoribordo economico: l’opzione dell’usato

Non deve certo stupire il fatto che, tra chi è alla ricerca di un motore fuoribordo economico, in molti finiscano per guardare al mercato dell’usato. A spingere tanti diportisti in questa direzione è ovviamene la volontà di risparmiare, a partire dal presupposto che acquistare una barca e poi mantenerla del tempo non è mai economico come si vorrebbe, tendendo in considerazione i vari interventi di manutenzione regolare e straordinaria, i costi di ormeggio, i costi burocratici, i consumi e via dicendo. Ma non è tutto qui: a rendere particolarmente attraente l’opzione dell’usato è anche il fatto per cui i motori fuoribordo sono diventati via via più durevoli e resistenti. Insomma, non è solo il nuovo a poter garantire delle performance eccellenti nel tempo. Anche un motore fuoribordo “navigato”, se oggetto di cure e di manutenzioni costanti nel tempo, può essere una scelta saggia.

Ma come affrontare l’acquisto di un motore fuoribordo economico in quanto usato? Indubbiamente, la scelta ideale sarebbe quella di rivolgersi a dei rivenditori professionisti, che potranno quindi dare delle garanzie sui vari propulsori, che potranno consigliare l’acquirente in base alle sue necessità e che, una volta venduto il motore, resteranno disponibili per l’assistenza. Non sempre, però, è possibile rivolgersi a questi rivenditori ufficiali; anzi, sempre più spesso i motori fuoribordo usati vengono comprati attraverso dei portali di compra-vendita online, tra semplici diportisti.

In questo caso, ovviamente, è il caso di prendere qualche attenzione in più. Ecco quindi che bisogna controllare le ore di navigazione, partendo però dal presupposto che l’usura oraria dei vari propulsori non è uguale, e cambia in base alla cilindrata. Insieme a questo dato è fondamentale controllare la frequenza dei tagliandi, per vedere se i controlli e la sostituzione di filtri e di altri elementi sottoposti a usura veloce sono stati effettuati regolarmente del tempo.

Non si può inoltre dimenticare di pensare a tutte quelle cose che si considerano anche nell’acquisto di un motore nuovi, a partire dal marchio: alcuni brand sono una garanzia di qualità, mentre altri brand sconosciuti non possono contare sullo stesso livello di fiducia da parte del consumatore, come vedremo tra poco.

Prima dell’acquisto del motore fuoribordo usato, in ogni caso, è senz’altro consigliabile pretendere la prova in acqua, per testare l’effettivo funzionamento del motore. Per velocizzare le cose il venditore potrebbe proporre una semplice prova in vasca, la quale però ci dice ben poco: il motore in questo caso resta infatti a giri bassi, mentre per testare un motore usato è necessario spingere, al mare o al lago. È poi molto importante esaminare l’elica, alla ricerca di segni di usura, magari di cavitazione.

 

Il propulsore portatile

Chi è alla ricerca di un motore fuoribordo economico, molto spesso, è semplicemente alla ricerca di un motore marino poco potente e persino portatile, e quindi molto leggero. Parliamo quindi di motore con una potenza inferiore ai 10 cavalli, da utilizzare su tender o piccoli natanti. A essere più precisi, quando si parla di motori effettivamente portatili si guarda ai propulsori al di sotto dei 30 chilogrammi di peso, e quindi di potenza inferiore ai 5-6 cavalli.
Si tratta dunque di motori fuoribordo economici, con un prezzo che si aggira ai 200-400 euro per ogni cavallo. Ma dalla loro questi propulsori marini non hanno solo l’economicità e la trasportabilità. Questi motori di potenza ridotta sono facili da montare – basta infatti staffarli sullo specchio di poppa e collegarli ai serbatoi per partire – al contrario dei motori di classe superiore, che una volta fissati a poppa devono essere collegati al sistema elettronico, idraulico e via dicendo.
I motori fuoribordo di questa categoria, inoltre, contano i comandi a barra, senza rendere obbligatoria la presenza di una consolle a bordo, così da ridurre al minimo l’ingombro. E si sa, le barche che usano dei motori di queste cilindrate non hanno certo spazio da buttare, anzi.

Da non perdere:   Vivere gli oceani attraverso un viaggio sostenibile.

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I motori fuoribordo “cloni”

Abbiamo visto che, talvolta, chi è alla ricerca di un motore fuoribordo economico pensa in realtà a un propulsore usato. Altre volte, puntando all’economicità, si mira in realtà a un motore poco potente, da impiegare su piccoli natanti o su dei battelli di servizio come i tender. Altre volte, invece, dietro alla parola “economico” si nasconde qualcos’altro, ovvero la volontà di acquistare un motore fuoribordo nuovo, potente, ma a basso costo. Ecco quindi che, soprattutto negli anni scorsi, alcuni diportisti si sono rivolti verso delle “sottomarche”, o meglio, verso quell’universo di “cloni” tendenzialmente prodotti nei Paesi dell’est che per qualche tempo ha fatto la sua comparsa sul mercato dei fuoribordo.

In genere, questi motori fuoribordo economici, che dunque vengono presentati sul mercato con un prezzo inferiore – ma neanche troppo – sono propulsori di potenza al di sotto dei 100 cavalli. Solitamente il modello preso a riferimento per la creazione del clone è uno tra i più famosi motori fuoribordo giapponesi, come Tohatsu, Honda, Suzuki, Yamaha e via dicendo, e la cosa è fatta in modo molto esplicito. Non è raro, infatti, imbattersi in in brochure di questi “cloni” in cui si spiega che gran parte della componentistica utilizzata è compatibile con quella del modello di riferimento.

Il problema che vale la pena sottolineare, nel comprare dei motori fuoribordo di queste sottomarche, sta nel fatto che queste aziende tendono a scomparire dopo la vendita. Non si tratta, infatti, di marchi abbastanza grandi da poter vantare una presenza sul territorio, né peraltro un vero servizio di assistenza post-vendita. Va detto che però che tutto questo è noto alla maggior parte dei diportisti, e che quindi, non a caso, gran parte delle sottomarche sono andate via via scomparendo dal mercato e dai saloni nautici internazionali. Questo significa, insomma, che non basta avere un buon prezzo per riuscire a vendere un buon numero di motori fuoribordo: il vantaggio economico tende a perdere d’importanza di fronte a tutti gli altri svantaggi.

Il motore fuoribordo elettrico

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E se chi è alla ricerca di un motore fuoribordo economico facesse riferimento non tanto al prezzo d’acquisto, quanto invece a dei consumi ridotti? In quel caso è bene dirottare una buona parte dell’attenzione oltre al momento dell’acquisto, in quanto a rendere alti o bassi i consumi – e quindi i costi – del motore fuoribordo saranno anche l’utilizzo e la manutenzione. Per avere un motore fuoribordo economico, in tal senso, è necessario installarlo all’altezza perfetta sullo specchio di poppa, ridurre al minimo il rischio di cavitazione nonché gli elementi che possono determinare resistenza.

Non è però tutto qui. Chi intende tagliare i costi del motore fuoribordo potrebbe guardare ai modelli elettrici – si parla quindi, ovviamente, di propulsori per piccoli natanti o per tender – i quali possono essere ricaricati a basso costo con la normale rete elettrica. In un mondo ideale, chi possiede un motore fuoribordo elettrico potrebbe ricaricarlo in casa propria a costo zero, approfittando dell’energia rinnovabile prodotta dal proprio impianto fotovoltaico o, magari, del proprio mini-eolico.

Questo per dire, insomma, che l’economicità di un motore non si calcola solo sul costo d’acquisto. Gli interventi, le riparazioni e i disturbi creati da un motore particolarmente economico e di qualità ridotta, per esempio, potrebbero portare a moltiplicare i costi effettivi di gestione, rendendolo alla fine quello stesso propulsore molto più costoso di un modello più blasonato e di marca, che avrebbe tra l’altro reso la navigazione molto più piacevole.

Come scegliere il motore fuoribordo elettrico

Trattandosi di una relativa novità per il mondo della nautica, non è facile, su due piedi, scegliere quale motore fuoribordo elettrico acquistare. Avevamo già accennato alla scelta del fuoribordo elettrico in un post dedicato alle barche elettriche, senza però andare eccessivamente nel dettaglio. Ripromettendoci di tornare sull’argomento in modo più approfondito, anticipiamo in questa sede che talvolta la potenza dei motori elettrici non è espressa in cavalli; è utile, in questi casi, verificare per quale tipo di barca quel preciso fuoribordo è stato pensato, rifacendosi alle dimensioni massime indicate dal costruttore. In linea di massima, comunque, a parità di potenza un motore elettrico tende a essere più lento (promettendo però ben altri vantaggi). Va poi sottolineato che nel campo dei motori fuoribordo elettrici tende a esserci una demarcazione piuttosto chiara – seppur non assoluta – tra motori marini pensati per l’acqua salata e quelli per l’acqua dolce. Infine, al momento dell’acquisto di questo propulsore verde per natanti, è bene pensare alla batteria, pensando alla durata, all’ingombro, al peso e alla velocità di ricarica.

 

Mettersi alla ricerca di un motore nautico fuoribordo economico, quindi, può voler dire molte cose, dal comprare un motore per barca usato all’acquistare un fuoribordo elettrico per l’acqua dolce: in ogni caso, però, è bene non dimenticare la qualità, senza fermarsi all’analisi dei soli prezzi di vendita dei motori fuoribordo.

 

Gli incentivi per l’acquisto di un motore fuoribordo elettrico

Se vogliamo parlare della ricerca del risparmio nell’acquisto di un motore fuoribordo, e più nello specifico del risparmio nell’acquisto di un motore fuoribordo elettrico, non possiamo che pensare automaticamente agli incentivi statali. Il collegamento è breve: parliamo di un propulsore non inquinante, che permette quindi di ridurre in modo netto le emissioni nocive di una barca e anzi di eliminarle, a fronte di un costo di acquisto maggiore. Il mondo automotive ci ha insegnato che in questi casi sono previsti degli aiuti finanziari, delle agevolazioni, così da garantire una mobilità più sostenibile. Per ora – scriviamo questo ultimo paragrafo nel 2022 – non sono però previsti degli incentivi per l’acquisto di un motore elettrico nautico. Ovviamente questo è un problema, soprattutto per città portuali o profondamente marine, da Venezia a Genova. E oltre il danno c’è anche la beffa, perché ci sono altri Paesi che invece hanno già introdotto degli incentivi per l’acquisto di fuoribordo elettrici per le barche: si pensi alla Germania, paese che può contare una quantità di coste marine decisamente minore rispetto all’Italia, ma che sta via via moltiplicando i divieti di navigazione con motori inquinanti nei propri specchi lacustri. Insomma, in definitiva: ancora oggi, nel 2022, chi vuole risparmiare qualcosina sull’acquisto di un motore fuoribordo elettrico non può contare su nessun incentivo statale in Italia.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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