Guida alla scelta degli hardbaits per la pesca a spinning

Come da titolo, oggi affronteremo una guida alla scelta degli hardbaits per la pesca a spinning. Come tutti sappiamo molto bene, lo spinning è una tecnica che si è sviluppata a partire dall’idea di pescare con i cosiddetti cucchiaini rotanti, con questi ultimi a richiamare le prede in virtù del loro movimento e del loro luccichio. E il nome di questa disciplina arriva proprio dal movimento di queste peculiari esche, in inglese “to spin”. Da questi dati, non stupisce il fatto che chi si dedica a questa disciplina assegna una grande importanza alla scelta delle esche artificiali, le quali negli anni si sono sviluppate in modo sempre più innovativo. Oggi i vecchi cucchiaini con i sugheri sono un lontano ricordo: nelle cassetta per la pesca attuali troviamo infatti evoluti hardbaits ed elaborate esche artificiali siliconiche, dette per l’appunto softbaits. In questo articolo ci concentreremo sulla scelta degli hardbaits per la pesca a spinning, per dedicare il prossimo post del nostro blog alle esche siliconiche.

L’azione dell’esca nella pesca a spinning

Per procedere alla scelta degli hardbaits per la pesca a spinning è necessario capire come lavorano queste peculiari esche. É bene fare una premessa per i neofiti: nella pesca a spinning niente è lasciato al caso, e nella scelta della tecnica e dell’esca vanno considerati lo spot, il tipo di fondale, la preda, la stagione, e condizioni meteo, la luminosità e via dicendo.
Per capire come si muoverà e come potrà essere animata un’esca sott’acqua è necessario guardare alle caratteristiche della sua azione. Si parla quindi nel peso e della profondità alla quale può lavorare, ma anche e soprattutto dalla tipologia di movimento. In alcuni hardbaits a essere più marcato è il movimento wobbling, ovvero lo “scodinzolamento” dell’esca artificiale, con conseguenti sbandate e bagliori; in altri casi è sottolineato il rolling, ovvero il rollio dell’esca, il movimento sul suo asso longitudinale, che può essere più o meno forte. Come è noto, infatti, un pesce ferito tenderà a spanciare, ed è proprio questo movimento che il rolling punta a imitare.
Altre peculiarità dell’azione dell’esca sono la galleggiabilità, il mantenimento della profondità raggiunta, nonché l’eventuale rumore prodotto. Esistono infatti degli hardbaits “sonori” che producono un rattling (per lo scorrere di pesi a sfera situati al loro interno) e degli hardbaits silenziosi. Il suono prodotto mira ad attirare il predatore, incuriosendolo. Ovviamente in questo caso è necessario conoscere perfettamente la nostra preda, per il semplice fatto che uno stesso suono potrebbe attirare un pesce e spaventarne un altro!

Scelta degli hardbaits per la pesca a spinning: le tipologie

Passiamo alla scelta degli hardbaits per la pesca a spinning in base alle diverse tipologie: trova l’artificiale perfetto!

  • Cucchiaini: rotanti o ondulanti, rappresentano la tipologia più antica nonché originale per la pesca a spinning.
  • Minnow: tra i primi artificiali creati per la pesca a spinning, sono estremamente versatili. Presentano una forma affusolata e tre possibili azioni, tra minnow galleggianti, con affondamento neutro o affondanti. Grandissimo successo hanno avuto e hanno i long jerk, per l’appunto più lunghi, pensati per le grandi distanze e per i predatori più grossi.
  • WTD: acronimo che sta per Walking the dog, sono delle esche artificiali topwater senza alcuna paletta, e per questo definite lipless. Per la loro struttura, nel recupero sbandano parecchio, cambiando continuamente direzione come un cane portato a passeggio (da qui il nome). Il risultato è una buona imitazione di un pesce in fuga.
  • Skipping lure: in Italia le chiamiamo anche saponette, ottime per chi cerca un’esca topwater per lanci lunghi, che durante il recupero rimbalzi sull’acqua come un sasso piatto.
  • Swimbait: conosciute anche con il termine jointed, queste esche sono realizzate con più sezioni, per un movimento sinuoso che imita molto bene il movimento naturale di un pesce.
  • Crank: hardbaits tozzi con paletta lunga, hanno una buona capacità di affondamento.
  • Vibelure: molto simili ai crank come concetto, a loro differenza non sono provviste di paletta. Vibrano un sacco.
  • Jig: le esche artificali jig sono realizzate in metallo, sono piccole e piuttosto pesanti, e sono perfette ovviamente per il jigging. Versatili, possono essere usate per sondare i fondali come per lavorare in superficie, in base al recupero.
  • Bladerure: sono una via di mezzo tra le esche jig e quelle vibe.
  • Popper: il nome deriva dal peculiare suono che producono in acqua, ovvero in continuo “pop-pop-pop”. Questo è prodotto dalla testa tronca che crea attrito nel procedere, producendo vibrazioni, schizzi e per l’appunto rumore.
  • Spinnerbait: artificiali per il blackbass ma spendibili anche in altri casi, sono costruiti a V, con amo piombato e dressato.
  • Totanare: le conosciamo come tataki ed egi, sono pensate per la pesca ai cefalopodi. I tataki non presentano zavorra, mentre gli egi presentano una zavorra in testa.
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Queste sono le principali tipologie di hardbaits; ne esistono poi tante altre, evoluzioni delle già nominate, dalle Pencil alle Propeller, per arrivare alle Darter e via dicendo.

Il colore dell’hardbait

Sulla scelta del colore dell’hardbait per la pesca a spinning si potrebbe scrivere un libro intero. Qui saremo sintetici, e diremo che dipende molto dalla distanza dalla superficie in cui si vuole cacciare. Quando si lavora in prossimità della superficie, dobbiamo pensare che la preda guarderà all’esca da sotto in su, e che in ogni caso vedrà una sagoma scura: meglio, in genere, optare per delle livree parimenti scure, per esaltare questa immagine.
Diverso il discorso per chi si porta sul fondale: ovviamente la nostra esca, se miriamo a dei predatori di mezzacqua, dovrà essere ben distinguibile dal fondale; se invece puntiamo a dei pesci che vivono sul fondo, dovremo usare degli hardbaits con una pancia scura. Bisognerà poi pensare al grado di luminosità ambientale, alla limpidezza dell’acqua, nonché ai colori delle prede tipiche dei pesci a cui stiamo puntando, così da scegliere colori più o meno vivaci, più o meno acidi.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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