Pesca in mare da riva: errori da non fare

Solitamente, in questo blog legato al nostro e-commerce di accessori per la nautica, trattiamo la sola pesca dalla barca. Qualcuno, però, può essere interessato anche alla pesca in mare da riva. Forse perché, in pieno inverno, la propria barca è a secco, accudita con cura con tutte le regole del rimessaggio invernale, e allora ci si “accontenta” di pescare dalle scogliere o dalle spiagge. O forse perché, di tanto in tanto, è bello tenere i piedi sulla terraferma. O magari, ancora, perché non si è mai pescato né in barca né a riva, e si vuole iniziare dalla location che si rivela più facile, perlomeno da raggiungere! Ecco che allora, per aiutare i neofiti che si avvicinano alla nostra categoria di accessori per la pesca, abbiamo deciso di mettere insieme una lista dei principali e più comuni errori che si commettono quando si decide di pescare in mare da riva senza essere particolarmente esperti. Buona lettura!

Gli errori più comuni nella pesca in mare da riva

Pescare dal bagnasciuga: qualcuno prende il concetto di pescare in mare da riva in modo fin troppo letterale, posizionandosi esattamente lì dove le onde abbracciano la spiaggia. Pescare dal bagnasciuga nel surfcasting, però, è un vero errore da principianti. Pensa un po’: che senso ha arrivare in spiaggia, appoggiare le proprie cose, iniziare a pescare con una o più canne da pesca, per poi doversi spostare per l’alzarsi della marea? Ma non è tutto qui. A volte basta anche solo il passaggio di una barca a qualche centinaio di metri dalla riva per generare un’onda sufficiente per bagnare i nostri piedi e l’attrezzatura. E questo non è bello, men che meno durante i mesi autunnali e invernali!

Non pensare al periodo dell’anno: nel mondo della pesca è sempre necessario pensare per bene a quale periodo dell’anno è, per capire in che tipo di “mare” si sta lanciando la nostra lenza da pesca. Questo vale anche per la pesca in mare da riva: in pieno inverno si possono insidiare cefalopodi, spigole e saraghi, mentre in primavera si potranno cacciare le prime orate e i primi pesci balestra. D’estate – quando la pesca da riva è in generale consentita fino alle 8 di mattina o dopo le 8 di sera – ci si rivolgerà invece a mormore, leccia stella e pesci serra. Questi sono solamente alcuni esempi, per capire che esche e tecniche mutano anche in base al periodo dell’anno!

Tecnica giusta, canna sbagliata: più che un errore, questa è una falsa speranza. Molti neofiti, all’inizio, non sanno bene su quale tecnica di pesca buttarsi, e provano quindi un po’ quella un po’ quell’altra. Se il consiglio, per i principianti, è sempre quello di partire da una canna da pesca bolognese da 4 metri circa, è vero che una volta decisa la tecnica che si vorrà seguire, sarà necessario scegliere la canna giusta. Chi si vorrà dare al surfcasting, per esempio, opterà per delle canne per la pesca a fondo , tra i 4 e i 5 metri con azione max fino ai 250 grammi, mentre chi si darà allo spinning dovrà ovviamente acquistare delle canne corte, al di sotto dei 3 metri ed in base alla tipologia di artificiali che vorrà utilizzare e alle specie di pesce che vorrà catturare, bisogna orientarsi su una potenza di lancio ed azione differente.

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Montare ami e lenze sul posto: perché perdere tempo in spiaggia e sulle scogliere, in un contesto non del tutto comodo, quando invece è possibile preparare ami e lenze a casa, per non farsi fregare sul tempo dagli altri pescatori?

Non esaminare il fondale: se chi pesca in barca si fa quasi sempre aiutare dall’ecoscandaglio per esaminare il fondale, chi pesca in mare da riva dovrebbe conoscere parimenti il fondale verso il quale tirerà la propria esca. Conoscere la morfologia del fondale – portando con sé una sonda di piombo, analizzando preventivamente le batimetriche su carta, dando uno sguardo accurato al mare cercando di individuare possibili “canaloni” o scrutare il fondale con una maschera da sub nei periodi caldi– è fondamentale, per capire quali sono le nostre effettive opportunità. Pescare su fondali rocciosi e particolarmente ricchi di vegetazione non è la stessa cosa che pescare in fondali completamente sabbiosi e piatti!

Recuperare troppo in fretta l’esca: quante volte, passeggiando lungo i lungomare, si vedono pescatori che gettano l’esca per poi recuperarla dopo al massimo due, tre o quattro minuti. Sarà la frenesia? Sarà la fretta? In tutti i casi, è un errore. Chi pesca in mare dalla riva deve sempre pensare che l’esca, deve avere il tempo di stuzzicare i pesci, e deve farlo – in caso di esca viva o morta che sia – sia a livello visivo, sia a livello olfattivo. E l’odore non si propaga immediatamente nell’acqua! È quindi necessario lasciare all’esca il tempo necessario per spargere il “profumo” nell’acqua: d’estate questo avviene abbastanza velocemente, così da poter recuperare l’esca ogni dieci o quindici minuti. D’inverno, con l’acqua fredda, ci vuole un po’ di più: è meglio aspettare almeno una ventina di minuti prima di recuperare l’esca!

Portare le zavorre nella cassetta da pesca: con quest’ultimo errore abbastanza comune nella pesca in mare da riva ci rivolgiamo a chi pratica surfacasting, e dunque a chi utilizza abitualmente dei piombi importanti. Ecco, molto spesso questi pescatori si trovano a pescare lontano dalla strada, o comunque dal parcheggio, e devono quindi trasportare delle cassette da pesca appesantite proprio dai piombi da lancio. E si sa, è sempre necessario portarne tanti, per avere la scelta sufficiente e per sostituire quelli che inevitabilmente si perdono per rotture o che si rivelano inadeguate alla corrente. Molto meglio quindi avere un marsupio, una borsa da pesca da portare comodamente a spalla, o di un cassone con carrello per non stressare le braccia ancora prima di iniziare a pescare!

L’abbigliamento giusto: sbaglia chi si concentra unicamente sull’attrezzatura da pesca.  Meglio infatti dedicare un minimo di attenzione anche al proprio abbigliamento, per il semplice fatto che essere vestiti troppo, troppo poco o nel modo sbagliato può rovinare un’intera uscita. Meglio quindi guardare alle previsioni meteorologiche e portare con sé, in base alle previsioni e alla stagione, cappelli, giacche, ventine o creme solari.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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