Mini Transat 2019. Pronti per l’Oceano.

Il rumore dell’Oceano è sempre più vicino e il conto alla rovescia è ormai a due cifre. Il 22 settembre 2019 infatti torna la Mini Transat, la regata oceanica dedicata alle barche più piccole che si cimentano nella traversata in solitario dell’Atlantico.

La Mini Transat è ormai entrata nel mito e ogni due anni, quelli dispari, 84 solitari mollano gli ormeggi per fare rotta verso Ovest.
Dalla prima edizione del 1977 ad oggi sono tanti i navigatori in erba, diventati poi professionisti, ad aver tagliato la sua linea di partenza, facendo diventare la Mini Transat una regata di iniziazione alla carriera di navigatore oceanico.

 

 

Mini Transat 2019
In foto Clarisse Clemer – Sul podio della Mini Transat 2017 e oggi in preparazione al Vendèe Globe 2020.

Il percorso della Mini Transat

La formula della regata è semplice: una barca, uno skipper e l’Oceano.
4050 miglia di percorso in due tappe:
La Rochelle – Las Palmas (Canarie) 1350 miglia.
Las Palmas – Le Marin – Martinica 2700 miglia.

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I Mini 6.50. Le piccole oceaniche.

La regata è dedicata alle imbarcazioni denominate Mini 6.50, sei metri e cinquanta di lunghezza per 3 metri di larghezza, suddivise in due categorie; barche di serie e barche prototipi, quindi “pezzi unici”.
Per comprendere lo spirito della Mini Transat esiste una regola d’oro: ogni skipper deve essere in grado di attraversare l’Atlantico da solo, senza assistenza, senza tecnologia e senza avere contatti a terra.
Qualcuno ha infatti detto che la Mini Transat è una scuola per diventare veri lupi di mare.

Mini Transat 2019

Quindi cosa possono aver a bordo i nostri “folli” ministi per affrontare le oltre 4000 miglia in solitario?

Ogni skipper deve equipaggiare il proprio Mini 6.50 con  le 7 vele richieste dalla box rule, 15 carte nautiche, un sestante, cibo per 30-35 giorni di navigazione, circa 90 litri di acqua, 1 VHF, un pilota automatico.
Questo, è tutto.
Niente GPS cartografico, niente PC o cellulare satellitare per conoscere le previsioni meteo.
Nell’era della comunicazione, dove condividiamo tutto in ogni istante e dove riceviamo ogni tipo di informazione in tempo reale, un minista che usa solo le sue capacità e la sua esperienza è considerato un eroe, un mito e anche un folle.

Mini Transat 2019

Per questo, diventare minista non è una cosa così semplice.

Prima di tutto per partecipare alla Mini Transat lo skipper deve qualificarsi percorrendo 1000 miglia no stop in solitario e 1500 miglia in regate approvate dalla Classe.

Lo scopo della qualifica è di prendere confidenza con il mezzo e con la navigazione in solitario, una sorta di gavetta prima del grande salto in Atlantico.

La qualifica non è la sola cosa a cui deve pensare il minista che intende trovarsi sulla linea di partenza della Mini Transat. Sono tantissime infatti le cose da preparare e soprattutto da conoscere.
Se lo spirito è “i guai sono i tuoi”, ogni skipper deve essere in grado di cavarsela da solo a bordo della propria barca. Una vela che si strappa, un problema con l’impianto elettrico, un timone che si rompe, e così via, sono problemi che il solitario deve saper gestire.

Ecco perché i ministi sono spesso intenti a smontare e rimontare il proprio Mini, al fine di conoscerne ogni vite, ogni coppiglia, ogni angolo.
Devono saper usare tutti i tipi di materiali, avere nozioni di elettronica e di primo soccorso, insomma, essere autonomi in mezzo all’Atlantico.

L’organizzazione della regata garantisce comunque la presenza di barche appoggio che si posizionano in testa, in coda e al centro della flotta per essere sempre disponibili a soccorrere lo skipper in caso di necessità.

Mini Transat 2019

Cosa viene imbarcato su un Mini 6.50 per navigare in solitario in Oceano?

Oltre alle dotazioni di sicurezza richieste e l’equipaggiamento minimo, un minista deve anche preparare tutto il necessario, come il vestiario e il cibo, per affrontare quasi un mese di navigazione in solitario.

L’abbigliamento da barca è diverso per le due tappe: durante la prima, La Rochelle – Las Palmas, serviranno capi più pesanti, mentre dopo la tappa alle Canarie si entra in un clima più mite e si può navigare più leggeri.

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Il cibo viene solitamente suddiviso in razioni giornaliere corrispondenti alle esigenze nutrizionali dello skipper, il quale avrà a disposizione solo un jetboil per prepararsi pasti, solitamente liofilizzati,  e bevande caldi.

L’alimentazione è un aspetto fondamentale per chi naviga, e molti si affidano a strutture o professionisti che preparano razioni personalizzate e facili da consumare anche in caso di mal tempo – non è infatti semplicissimo prepararsi un pasto caldo dentro un Mini in caso di mare formato.
Non disponendo di frigo gli alimenti freschi saranno pochi e da consumare nei primi giorni di navigazione, come frutta, verdura e magari qualche panino. Per il resto, lo skipper utilizzerà barrette energetiche, frutta secca, pasti liofilizzati (almeno uno al giorno), carne secca, ecc.

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Ricordando che il Mini 6.50, oltre ad essere una barca piccola, è pur sempre una barca da regata, tutto quello che è caricato a bordo deve essere posizionato e soprattutto spostato per ottimizzare la velocità ed equilibrare la barca.
Quindi, ogni minista dovrà stivare tutto il materiale in modo da poterlo “matossare” facilmente.

Il matossage, infatti, è il termine francese che indica l’attività di spostare i pesi a seconda dell’andatura. Una cosa necessaria, ma sicuramente poco simpatica, che il navigatore solitario è costretto a fare.

Il sonno dei ministi.

Dormire durante una regata in solitario è sempre stato uno degli aspetti che più suscita curiosità, perchè rappresenta un momento delicato nelle lunghe navigazioni.

Anche in questo caso è tutto relativo alla persona e alle sue caratteristiche. E’ quindi fondamentale programmare e capire come affrontare il riposo. In caso di condizioni meteo tranquille lo skipper dorme il famoso programma delle pillole da 20 minuti di sonno. Questo permette al fisico di potersi ricaricare di energia e di gestire la barca.

 

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Il problema sorge in caso di mal tempo, o di qualsiasi altra situazione, dove la navigazione richiede la presenza costante dello skipper, venendo così a mancare la possibilità di fare i micro sonni da 20 minuti. Sappiamo che il poco riposo può essere pericoloso, fino a far perdere la cognizione con la realtà ed avere delle vere e proprie allucinazioni.

I racconti di questo stato, dove la consapevolezza di vedere cose inesistenti si confonde con la realtà circostante, sono dei più svariati.
Ecco che molti vedono amici o perenti a bordo con i quali intraprendono lunghe chiacchierate, alcuni iniziano anche delle vere e proprie discussioni. Altri vedono in mare oggetti, edifici, strutture convinti di poterli raggiungere (si racconta di autogrill intravisti in mezzo all’Oceano che promettevano un bel caffè espresso).
La stanchezza quindi gioca brutti scherzi e la perdita di lucidità è la prima causa di incidenti.

Navigando come una volta.

Le regole della Mini Transat impongono quindi nessuna comunicazione a terra e niente informazioni meteo dall’esterno. I ministi hanno, una volta al giorno, una comunicazione con l’organizzazione che è chiamata vacation. Durante questo contatto via VHF gli skipper ricevono il bollettino meteo e la posizione, in ordine di classifica, degli avversari.

In base a queste pochissime informazioni devono quindi studiare la propria strategia e capire le scelte fatte dei propri avversari. Sulle carte nautiche infatti segnano non solo la loro posizione, ma anche quella presunta della testa della flotta e l’evolvere delle condizioni meteo, in modo da avere un quadro generale della situazione e scegliere la strategia delle prossime 24 ore.
Anche in questo caso le capacità dell’uomo sono l’arma vincente per una regata come la Mini Transat.

Mini Transat 2019

 Per seguire la Mini Transat ci vuole esperienza e anche fantasia.

Se la comunicazione è vietata per gli skipper, la Mini Transat è pur sempre un evento sportivo e deve poter fornire informazioni a chi vuole seguire la regata da casa, soprattutto ai parenti, amici e fans dei ministi in gara.
Ogni barca è dotata di un rilevatore che permette di vedere la posizione su una mappa online, con aggiornamenti ad orari stabiliti, solitamente 4/5 volte al giorno.

Uno stillicidio per chi è abituato ai tracking di ultima generazione che presentano la situazione reale 24 ore su 24.
Ma anche questa è la Mini Transat.

Così nascono veri e propri gruppi di persone che, dopo ogni aggiornamento del tracking, discutono di meteo, strategie e previsioni. Una community in modalità Mini Transat, dove anche le mamme, le mogli, i fidanzati, i papà, degli skipper sanno cosa è un’isobara, leggono carte meteo, discutono di ingaggi.

Quindi, dal 22 settembre preparatevi a vivere l’Oceano con i Mini 6.50, lungo la rotta della Mini Transat.

Leggi anche l’intervista ad Andrea Iacopini, minista italiano che ha partecipato alla regata del 2013 – clicca qui. 

Scritto da

Laura Doria
Laura Doria
Mi chiamo Laura Doria e sono nata al mare, quindi raccontare storie ed incontrare i personaggi del mondo della nautica è qualcosa di naturale per me. Perché è sempre un grande privilegio scrivere della passione che punta la prua verso i grandi orizzonti blu.

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