Perché il teak in barca si usa sempre meno

Perché il teak in barca si usa sempre meno? Quando si parla del teak si parla del miglior materiale per la realizzazione della coperta di barche, yacht o superyacht. Legno del tutto particolare, contente una resina oleosa naturale che lo rende estremamente resistente agli agenti atmosferici e alle condizioni marine, non teme le escursioni termiche, la salsedine e l’umidità: insomma, sembra davvero fatto appositamente per essere utilizzato sulle imbarcazioni. Va peraltro detto che le doti del teak in barca vanno al di là delle caratteristiche tecniche. Si tratta infatti di un legno esteticamente appagante ed elegante quanto pochi altri, di grande pregio, pronto ad aumentare in modo concreto il valore di una barca e a mantenerlo alto nel tempo. Questo perché, al di là di tutto, una coperta in teak può essere praticamente per sempre, grazie all’immarcescibilità che caratterizza questo legno. Va però detto che il teak in barca, per l’appunto, si usa sempre meno, e che sono quindi via via poche le persone che decidono di investire in questo stupendo rivestimento. Per quale motivo?

Meno richieste di teak in barca: il rischio estinzione

Il principale motivo del minore utilizzo del legno teak in barca, e del teak in generale, è il rischio estinzione al quale stanno andando incontro gli alberi dal quale arriva questo pregiato legno. Si parla infatti di un albero tropicale ben preciso, il Tectona grandis, il quale può raggiungere ben 50 metri di altezza; il Tectona grandis cresce soprattutto in Myanmar, India e Thailandia, nonché nelle Filippine, ma si trova anche in Africa, continente in cui vanta però alcune caratteristiche differenti. Il teak africano è infatti figlio di coltivazioni fatte dai latifondisti europei, le quali però non possono raggiungere la qualità del teak asiatico: la variante africana cresce infatti in un clima secco, per avere così un legname che non presenta la tipica resina oleosa del teak asiatico. Ne consegue quindi che, per vantare la ricercata resistenza all’umidità e al tempo, questo materiale richiede dei trattamenti non previsti per il teak asiatico. Il migliore tra i teak è in ogni caso quello birmano, la specie più pregiata per la sua venatura unica e ben riconoscibile; si tratta però per l’appunto, come anticipato, di una pianta a rischio estinzione.

Il costo alto delle coperte in legno pregiato

Un altro motivo che spinge tanti diportisti a rinunciare alla coperta in teak è l’alto costo di questo materiale, soprattutto se proveniente dalle foreste tropicali asiatiche: il legno con caratteristiche pregiate e di buona fattura è sempre più raro, e proprio per questo sempre più costoso. Nel momento in cui si acquista una barca nuova ci sono tantissimi fattori che possono variare il prezzo complessivo, dalla metratura alla motorizzazione: il rivestimento della coperta è quindi un ulteriore elemento, il quale potrebbe essere sacrificato per avere per esempio più spazio, più potenza o più comfort.

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La cura e la pulizia del teak

Il terzo motivo che spinge a non usare il teak nei moderni cabinati è costituito dalle cure che queste coperte in legno richiedono. Va infatti sottolineato che sì, il teak può durare davvero a lungo, ma solo a patto di utilizzare in modo regolare i migliori prodotti per la pulizia del teak, come per esempio Teak Wonder. L’obiettivo è quello di mantenere intatta la bellezza del rivestimento della coperta senza aggredirlo, e quindi senza, per esempio, sacrificarne la preziosa resina oleosa, e senza permettere il tipico ingrigimento dei listelli. Non si parla peraltro solo della pulizia regolare della coperta: va detto che chi presenta una coperta in teak deve avere una cura particolare in generale, partendo dal domandare a tutti i passeggeri di calzare solamente scarpe da barca ben pulite. Chi fa un utilizzo più distratto della propria barca, insomma, deve guardare giustamente altrove.

Le migliori alternative per la coperta della barca

Per il rivestimento delle barche sta succedendo quindi un po’ quello che accade anche per i pavimenti delle nostre case: a praticamente tutti piacciono i pavimenti in legno, ma sono ben poche le persone che desiderano spendere per l’acquisto di un parquet pregiato e che sono poi disposte a prendersene regolarmente cura. Lo stesso accade nel caso del teak, il quale per di più, come abbiamo visto, è in diversi paesi a rischio estinzione. Ma esistono delle alternative: come nelle nostre case è possibile per esempio buttarsi sul finto legno, dal laminato al gres porcellanato, qualcosa di simile è fattibile anche sulle barche, ricorrendo al cosiddetto teak sintetico. Si tratta di un rivestimento realizzato a livello industriale, attraverso la creazione di listelli in materiale plastico che riportano a livello visivo le stesse peculiarità del teak. I risultati raggiungibili, a livello estetico, sono nei migliori casi impressionanti, con dei rivestimenti decisamente eleganti, nonché resistenti. Ci sono però degli svantaggi: il teak sintetico, infatti, si scalda molto velocemente, e pesa più di quello originale.

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Scritto da
Nicola Andreatta
Nicola Andreatta
Copywriter dal 2014, trentino dal 1987. La passione per la nautica è nata sulla prua di una piccola barca a vela sfrecciante nel lago di Caldonazzo: da allora è continuata a crescere, insieme alla sempre presente voglia di imparare - e condividere - qualcosa di nuovo su questo affascinante mondo.

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