La Zattera Autogonfiabile! Quando revisionarla?

Quante volte è capitato a tutti noi di essere uno di quei “diportisti ritardatari?”

A giudicare dal rapporto che i diportisti hanno con la zattera autogonfiabile, vie­ne da pensare che considerino questo accessorio salvavita come qualcosa di inutile.

La zattera spesso è stivata in un gavone, altre volte, ancora peggio, è legata sulla tuga o addirittura chiusa in una gabbia d’acciaio a poppa, bloccata con lucchetti o legata con sistemi difficili da aprire in emergenza. Ciò sta a indicare la profonda convinzione dell’armatore che la zattera sia solo un orpello di un codice della navigazione cavilloso.

Eppure è quell’elemento dell’attrezzatura della barca che più di ogni altro può essere considerato salvavi­ta. La zattera non si userà mai ma se, nel caso in cui dovesse servire, non fosse utilizzabile e chi la usa non sapesse come usarla, le conseguenze potreb­bero essere gravi.

Quando revisionare la zattera?

Avete presente quando si è in partenza per la crociera/vacanza estiva e ti rendi conto che devi revisionare la zattera e non hai tempo?

La risposta infatti non è così scontata come sembra, se infatti molti diportisti preferiscono revisionare la zattera di salvataggio all’ultimo momento, poco prima della bella stagione, spesso può succedere che i cantieri sono oberati di lavoro ed i tempi di manutenzione e costi aumentano. Molti altri invece ne approfittano in questo periodo.

I pro? I tempi si accorciano, visto che gli addetti al settore sono meno “affollati” e oltretutto ci sono molte offerte vantaggiose.

 

Tipologia di zatterazattera autogonfiabile

Come si usa la zattera dipende molto anche dalle condizioni in cui si usa e dal perché si arriva sulla zattera.

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La prima cosa da dire è che la zattera dev’essere l’ultima risorsa. Una volta sulla zattera le possibilità di sopravvivenza scendono del 50%, quindi se non è indispensabile si rimane sulla barca.

Esistono diversi tipi di zattera autogonfiabile. Al di là delle categorie determinate in base al tipo di naviga­zione, le zattere si possono dividere anche in base al loro contenitore. Ci sono zattere autogonfiabili chiu­se in sacche di tela e altre che sono dotate di con­tenitore rigido.

La differenza tra le due risiede solo nel modo di stivare la zattera. Se la si vuole mettere all’esterno su di un apposito sostegno, probabil­mente la versione rigida è la migliore, se la si vuole mettere in un gavone, quella morbida è più adatta.

Anche in fatto di qualità, le zattere variano molto. Di base tutte devono passare i collaudi di legge, ma poi i materiali con le quali sono realizzate possono va­riare, come può variare il sistema di gonfiaggio e le dotazioni di bordo. Queste ultime cambiano anche da nazione a nazione.

Oltre che a diversi modelli e qualità, le zattere sono divise in due grandi famiglie, le costiere e non co­stiere. Le prime sono aperte e prive di dotazioni. Le seconde sono chiuse, con dotazioni e concepite per ospitare i naufraghi per più giorni.

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Scritto da
Alessandro Gigli
Alessandro Gigli
Tuderte, appassionato di nautica, mi sono avvicinato al mondo della vela in età giovanissima. Amo il mare e tutto ciò che ci galleggia sopra.
  1. Ciao a tutti e grazie per le informazioni utilissime 👍
    Volevo porvi una domanda: la zattera una volta usata la si può richiudere e riporre nella custodia o è necessario riportarla al cantiere per farla sistemare?
    Penso sia una buona cosa provarla per vedere il corretto funzionamento, o no?

    • Buongiorno Sascha,
      una volta usata si consumano le bombole in dotazione per il gonfiaggio automatico.
      Inoltre occorre utilizzare particolari sostanze per togliere completamente il sale dalla zattera per non creare eventuali problemi al momento del bisogno.
      Quindi si, una volta usata, non basta riporla nella propria custodia, ma va revisionata.
      Speriamo di essere stati d’aiuto.
      Team HiNelson

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