{"id":5866,"date":"2019-12-21T09:20:57","date_gmt":"2019-12-21T08:20:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/?p=5866"},"modified":"2022-09-26T13:35:39","modified_gmt":"2022-09-26T11:35:39","slug":"patrick-phelipon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/patrick-phelipon\/","title":{"rendered":"Patrick Phelipon: non sono un sognatore. Chiacchiere in banchina."},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 una giornata di pioggia, di quella leggera e persistente, che rende tutto simile ad un paesaggio tipico della Bretagna, ma forse \u00e8 una suggestione legata ai natali della persona che sto per incontrare.<\/p>\n<p>Mi trovo per\u00f2 a <strong>Marina di Pisa<\/strong> per incontrare ed intervistare un vero personaggio della nautica, di quelli con P maiuscola \u2013 in tutti i sensi.<\/p>\n<p>Navigatore, progettista, costruttore, velista professionista, in poche parole <strong>Patrick Phelipon<\/strong>; perch\u00e9 gi\u00e0 solo il nome racchiude tante storie di mare e di vela.<\/p>\n<p>Ci incontriamo al bar dello <strong>Yacht Club<\/strong> all\u2019interno del porto di Marina di Pisa e rivedere Patrick, dopo il nostro primo incontro sui pontili di La Rochelle nel 2017 per la partenza della <a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/mini-transat-storia-di-una-regata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mini Transat<\/a>, \u00e8 uno di quei momenti che mi rendono felice ed orgogliosa di fare parte di questo mondo, il mondo del mare, che mi permette di incontrare dei veri e propri miti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5867 size-large\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-683x1024.jpg\" alt=\"Patrick Phelipon\" width=\"683\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-400x600.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-600x900.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-800x1200.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653-1200x1800.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/276__58A7653.jpg 1365w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/p>\n<p>Patrick \u00e8 un uomo molto garbato e capace di raccontare con pacata naturalezza la sua vita, anche quando parla della tempesta che ha vissuto durante il famoso <a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/rolex-fastnet-race-2019\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Fastnet del 1979<\/strong><\/a> o della sua esperienza con Eric Tabarly alla Whitbread. Lo hanno definito il pi\u00f9 italiano tra i navigatori francesi perch\u00e9 ormai vive nel nostro paese da tantissimi anni, ma parlando con lui si capisce perfettamente che quello che lo identifica di pi\u00f9 \u00e8 la grande passione del mare. Passione che lo porter\u00e0 a navigare intorno al mondo seguendo la rotta del grande Bernard Moitessier. Per\u00f2 non chiamatelo sognatore.<\/p>\n<h3><strong>Patrick, sei nato in Marocco, sei cresciuto in Francia ed hai lavorato in America ed ora vivi in Italia. Dove ti senti a casa?<\/strong><\/h3>\n<p>Dove sono al momento. Diciamo che c\u2019\u00e8 sempre la casa di famiglia a La Rochelle, dove vive mia madre, che rappresenta un riferimento per me ed i miei tre fratelli e due sorelle. C\u2019\u00e8 poi Nicoletta, la mia compagna da 24 anni, ed ovviamente lei per me vuol dire casa.<\/p>\n<h3><strong>Viaggiare e vivere in posti diversi significa anche conoscere tante realt\u00e0. <\/strong><\/h3>\n<p>Girare il mondo \u00e8 stata sicuramente una grande opportunit\u00e0. Sono nato in Marocco perch\u00e9 mio padre aveva una piantagione di arance e l\u00ec sono rimasto fino ai 14 anni. Nel 1967 ci siamo trasferiti a La Rochelle dove mio padre ha aperto un negozio di nautica, perch\u00e9 aveva la passione del mare. Ogni estate infatti si tornava in Francia per le vacanze e io navigavo con lui. Poi, essendo lontani parenti della famiglia Jeanneau, mio padre inizi\u00f2 a vendere le loro barche mentre io navigavo con il responsabile del cantiere. Questo ovviamente mi ha dato l\u2019opportunit\u00e0 di entrare nel mondo della nautica, iniziando cos\u00ec a girare il mondo. Pensa, mi \u00e8 anche capitato di essere contattato per valutare il rilancio di un cantiere fondato da alcuni australiani, cacciati poi via dal governo dell\u2019Eritrea. Ho passato sei mesi in Africa girando posti che nessun europeo, all\u2019epoca, aveva visto proprio perch\u00e9 erano vietati, tutto con il benestare del governo. Un\u2019esperienza incredibile, soprattutto dal punto di vista umano.<\/p>\n<h3><strong>Sul tuo sito c\u2019\u00e8 scritto: \u201cPatrick \u00e8 un sognatore\u201d. <\/strong><\/h3>\n<p>Nicoletta infatti dice che devo toglierlo, perch\u00e9 non sono affatto un sognatore. Ho dei sogni ma penso di avere i piedi per terra e di essere molto concreto. Infatti, per il progetto Golden Globe Race quando mi sono reso conto di non essere in tempo con la preparazione della barca, rischiando quindi una brutta figura, ho pensato di trovare un altro modo per fare il giro del mondo, perch\u00e9 il mio obiettivo non era la regata ma navigare. La Golden Globe era un pretesto. Inoltre, dal punto di vista della sicurezza c\u2019erano delle cose richieste dall\u2019organizzazione che non mi convincevano al 100%, secondo la mia esperienza di navigazione. Ho un bel sogno, quello s\u00ec, ma non sono un sognatore.<\/p>\n<h3><strong>Come \u00e8 nato allora il progetto di navigare intorno al mondo lungo la rotta di Moitessier?<\/strong><\/h3>\n<p>Il Golden Globe (la regata intorno al mondo, in solitario e senza scali che si disput\u00f2 nel 1968, oggi conosciuta come Vend\u00e9e Globe. N.d.r) \u00e8 Sir Robin Knox Johnson e Bernard Moitessier, sono loro i due grandi protagonisti di quell\u2019evento. A quanto mi risulta nessuno ha mai ripercorso la rotta che Moitessier fece dopo aver abbandonato il Golden Globe. Dopo tanti anni di regate e di competizioni volevo passare ad una fase diversa, pi\u00f9 matura (ride). Mi intriga l\u2019evoluzione di quello che fece Moitessier: lui part\u00ec per il Golden Globe per vincere la regata, poi ci fu il cambiamento che lo fece diventare il personaggio che tutti noi conosciamo, quello che decise di continuare a navigare per salvarsi l\u2019anima. Cosa succeder\u00e0 alla mia mente ed a me stesso ripercorrendo la sua rotta? E\u2019 questo che mi incuriosisce. Cinquant\u2019anni fa Moitessier era contro alcuni aspetti della societ\u00e0 di allora e ci sono molti aspetti del suo pensiero, su alcuni temi, che sono attuali ancora oggi. Questo viaggio potrebbe essere un piccolo contributo per fare riflettere sul mondo in cui viviamo. Ovviamente, oggi l\u2019informazione \u00e8 globale e la voce di un singolo o viene strumentalizzata dal sistema o ha una portata limitata. La differenza tra il viaggio di Moitessier e quello che voglio fare io, sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di poter inviare notizie, utilizzando quindi le tecnologie moderne, ma senza avere un ritorno su quello che succede a terra. Essere in solitudine, ma comunicando quello che vivo a bordo. Non voglio essere condizionato dall\u2019esterno. Voglio vedere in quali condizioni arriver\u00f2 a Thaiti, sperando di arrivarci come da programma. Per questo mi sto prendendo tutto il tempo necessario per preparare questo viaggio. Prima mi piacerebbe organizzare alcune tratte di preparazione in Atlantico tra cui quella di andare a trovare mia sorella che vive in Guiana, dove lavora nella base spaziale europea. Visto che spesso si fanno confronti tra i navigatori solitari e gli astronauti, vorrei conoscere meglio quel mondo.<\/p>\n<h3><strong>Quale sar\u00e0 la barca che userai per questo progetto?<\/strong><\/h3>\n<p>E\u2019 un <strong>Endurance 35<\/strong>. Da progettista ho valutato essere una barca con buone prestazioni e sicura per questo tipo di navigazione.<\/p>\n<h3><strong>Come hai preparato la barca per il giro del mondo?<\/strong><\/h3>\n<p>Ho smontato la cabina di prua per ricavarci una cala vele, rinforzando anche la struttura per renderla pi\u00f9 rigida. Una cosa bella di questa barca \u00e8 che quando sei in dinette hai una visuale completa a 360\u00b0. E\u2019 bello ma \u00e8 anche un punto debole e quindi ho rinforzato la tuga. Metter\u00f2 la timoneria interna e ho trasformato l\u2019albero di maestra, che era appoggiato in coperta, in passante. Ho disegnato un timone di rispetto e vorrei avere due timoni a vento, uno dei quali agisce sul timone di rispetto, facilmente riparabile con il materiale che si ha a bordo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5868 size-large\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-1024x683.jpg\" alt=\"Patrick Phelipon mini transat 2017\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-200x133.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-800x533.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639-1200x800.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/272__58A7639.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h3><strong>Torniamo ai tempi della tua formazione sui campi di regata. Dalla tua biografia leggo che hai praticamente rincorso Eric Tabarly e fatto di tutto per salire a bordo del Pen Duick VI e partecipare alla Whitbread del 1973. Raccontami come \u00e8 andata.<\/strong><\/h3>\n<p>Avevo 18 anni e <strong>Tabarly<\/strong> aveva iniziato la costruzione della barca per questo progetto. All\u2019epoca facevo le regate, anche con <strong>Cino Ricci<\/strong>, sugli half tonner, quarter tonner e cos\u00ec via, quindi barche piccole. Tabarly era tenente di vascello della Marina Militare francese e doveva imbarcare dei militari, cos\u00ec mandai una lettera dove comunicavo la mia disponibilit\u00e0. Poi, diciamo che si sono susseguite una serie di situazioni che mi portavano sulla sua strada, oltre all\u2019aiuto di mio padre con le sue conoscenze. Al Fastnet di quell\u2019anno c\u2019era stato un vero e proprio match race con una barca che poi ci ritrovammo ormeggiata a fianco all\u2019arrivo a Plymouth. La mattina appena svegli non avevamo voglia di scendere a terra, dovendo passare su tantissime barche ormeggiate all\u2019inglese, cos\u00ec per lavarci i denti abbiamo usato il gin, visto che l\u2019acqua era finita. Da quella stessa barca ci stava guardando, quasi scioccato, il velaio di Tabarly. Qualche tempo dopo, in negozio di mio padre venne un tizio che parl\u00f2 della possibilit\u00e0 di fare le chiglie in uranio, ma serviva una barca per provare questo nuovo materiale. Cos\u00ec gli diedi i contatti di Tabarly, che a quel punto si trov\u00f2 quasi costretto ad imbarcarmi.<\/p>\n<h3><strong>Che cos\u2019era la Whitbread nel 1973, oggi conosciuta come Volvo Ocean Race?<\/strong><\/h3>\n<p>Era una regata competitiva dove andavamo, un po\u2019 alla cieca, ad affrontare dei tratti di mare ancora poco conosciuti. Era per\u00f2 diventata una sorta di grande famiglia e ci si conosceva tutti. Questo perch\u00e9 nelle varie tappe si stava fermi in porto per circa un mese. Era anche una grande esperienza sulla navigazione. Ricordo che Tabarly fece costruire una sorta di protezione in alluminio per il timoniere, come una barriera per ripararsi dai frangenti. Il problema era che non faceva sentire o vedere l\u2019onda di poppa, quindi il secondo giorno dalla partenza lo fece smontare e lo butt\u00f2 in mare.<\/p>\n<h3><strong>Com\u2019era Eric Tabarly? Dicono fosse di poche parole.<\/strong><\/h3>\n<p>Effettivamente, durante la giornata parlava poco. Il Pen Duick aveva due pozzetti e lui si metteva in quello centrale, quello pi\u00f9 a poppa era per chi era di turno alle manovre e al timone, e si guardava intorno senza dire nulla. Poteva passare anche mezz\u2019ora, quaranta minuti. Noi ci avevamo fatto l\u2019abitudine. Poi improvvisamente si alzava, andava a prua, si voltava e diceva: \u201callora, non si cambia questa vela?\u201d Quando per\u00f2 era ora del pranzo o della cena e si stava insieme parlava tantissimo.<\/p>\n<h3><strong>Puoi raccontarci come hai vissuto quella tragica edizione del Fastnet del 1979? <\/strong><\/h3>\n<p>Quando siamo partiti sapevamo gi\u00e0 che sarebbe arrivato il cattivo tempo. Ci trovavamo vicino al Fastnet verso fine pomeriggio e avevamo avuto le prime avvisaglie della burrasca; vento da Est e pioggia fine. Cos\u00ec abbiamo preparato un bel pastone per cena. Il passaggio al faro \u00e8 stato con poco vento e sempre accompagnato da questa pioggerellina. Poi, si \u00e8 alzato il vento e quando abbiamo toccato i 30 nodi ci siamo detti \u201cok, non \u00e8 pi\u00f9 regata, cerchiamo di andare avanti aspettando che passi\u201d.\u00a0 Abbiamo ridotto la randa con tre mani di terzaroli, tolto le vele a prua, legato e chiuso tutto. Il vento \u00e8 aumentato in modo molto veloce e per andare verso le isole Scilly avevamo il mare al traverso, solo con la randa facevamo 10 nodi. Le onde che colpivano la barca la facevano intraversare e si scivolava per 15 \u2013 20 metri, poi la barca si raddrizzava. Fuori restavano due persone e gli altri tutti sottocoperta. Mi ricordo che ho provato a dormire nell\u2019armadio delle cerate, perch\u00e9 tutte le cuccette erano occupate, ma pioveva dentro e allora ho preferito uscire. Al mattino abbiamo sentito alla radio delle discussioni sulle richieste di aiuto della notte ma pensavamo che qualche barca si fosse trovata in difficolt\u00e0, niente di pi\u00f9. Durante la notte non avevamo avuto modo di ascoltare il VHF, eravamo concentrati a navigare, sentendoci comunque in sicurezza. Al passaggio degli elicotteri della mattina salutavamo con la mano. Solo quando siamo arrivati a terra abbiamo capito cosa fosse successo e siamo letteralmente \u201csbiancati\u201d. Per noi infatti \u00e8 stato un duro colpo il dopo, quando arrivati ci hanno detto dei morti e delle barche affondate.<\/p>\n<h3><strong>La progettazione di imbarcazioni \u00e8 stata un\u2019attivit\u00e0 molto importante nella tua professione. Cosa rappresenta per te? <\/strong><\/h3>\n<p>Significa realizzare qualcosa che ho in mente. Io la barca la disegno perch\u00e9 prima la visualizzo nella mia testa, cosa che non tutti riescono a fare. Poi, vederla realizzata e navigare \u00e8 una grande soddisfazione. Mi piaceva anche fare cose nuove.<\/p>\n<h3><strong>Cosa \u00e8 cambiato oggi nella progettazione di una barca? C\u2019\u00e8 una esasperazione, vedi i foil, ecc.?<\/strong><\/h3>\n<p>E\u2019 come la nostra vita: bisogna fare di pi\u00f9. E\u2019 una fuga in avanti a grande velocit\u00e0. Il mondo ha sempre seguito una crescita ma oggi \u00e8 troppo veloce e ripida e se ci saranno dei benefici, fatico a vederne. Forse ragiono da vecchio. Per\u00f2 seguo con attenzione queste evoluzioni e questi nuovi concetti di progettazione, perch\u00e9 mi piace. A dire la verit\u00e0, avevo disegnato delle cose molto simili ai foil quando ero pi\u00f9 giovane, ma essendo autodidatta e non avendo le base per fare dei calcoli sono rimasti dei disegni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5869\" aria-describedby=\"caption-attachment-5869\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5869 size-large\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-1024x498.jpg\" alt=\"Patrick Philipon Laura Doria\" width=\"1024\" height=\"498\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-1024x498.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-768x373.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-200x97.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-400x194.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-600x292.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-800x389.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/20190519_154116-1200x583.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-5869\" class=\"wp-caption-text\">Insieme a Patrick dopo la nostra intervista.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 una giornata di pioggia, di quella leggera e persistente, che rende tutto simile ad un paesaggio tipico della Bretagna, ma forse \u00e8 una suggestione legata ai natali della persona che sto per incontrare. 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