{"id":5539,"date":"2019-12-04T09:00:30","date_gmt":"2019-12-04T08:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/?p=5539"},"modified":"2023-02-03T14:17:53","modified_gmt":"2023-02-03T13:17:53","slug":"chiglia-lunga-o-chiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/chiglia-lunga-o-chiglia\/","title":{"rendered":"Chiglia lunga o chiglia corta: chiglie a confronto"},"content":{"rendered":"\n<p>Conoscere gli aspetti fondamentali delle barche a vela \u00e8 essenziale per capire non solo come gestirle al meglio, ma anche per capire<a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/la-migliore-barca-a-vela-economica\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong> quale barca scegliere<\/strong><\/a> in base alle proprie competenze, alle proprie esigenze e ai propri gusti. Si sa, conoscere e capire le barche \u00e8 cosa piuttosto semplice quando si parla di opera morta e di ponte. Pi\u00f9 difficile, invece, quando si tratta di <strong>opera viva<\/strong>, e dunque dello scafo sommerso al di sotto del livello delle acque. L\u00ec, in linea generale, si riesce a posare lo sguardo meno di frequente. Eppure l\u00ec sotto ci sono degli elementi fondamentali per la barca che, se realizzati in un modo o nell&#8217;altro, possono condizionare in modo pesante le performance e il comportamento di un&#8217;imbarcazione. L\u00ec sotto, per esempio c&#8217;\u00e8 la <strong>chiglia<\/strong>, la quale pu\u00f2 essere lunga o corta, a L, A T e via dicendo. Ma quali sono le differenze tra un modello e l&#8217;altro? E, ancora prima<strong>, qual \u00e8 la differenza tra chiglia e deriva?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questo articolo, come avrai intuito, ci dedicheremo proprio allo studio delle chiglie nelle loro varie forme. Negli ultimi decenni lo sviluppo di chiglie, delle derive e delle zavorre \u00e8 stato continuo: <strong>la chiglia lunga,<\/strong> solida e tipica delle barche storiche, \u00e8 stata abbandonata (non del tutto, come vedremo), e grandi innovazioni si sono susseguite, partendo soprattutto dall&#8217;universo delle regate per poi propagarsi in quello delle crociere. S\u00ec, perch\u00e9 una chiglia azzeccata, oltre a rendere una barca pi\u00f9 veloce in regata, permette anche di avere <strong>una barca pi\u00f9 stabile,<\/strong> con un momento raddrizzante maggiore nonch\u00e9 con una pi\u00f9 accentuata immobilit\u00e0 una volta all&#8217;ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quali sono le chiglie che fanno per la maggiore oggi? Quali sono i vantaggi, e quali gli svantaggi delle diverse tipologie di chiglia? Vediamolo insieme<\/p>\n\n\n\n\n<h2 id=\"C1\">Cos&#8217;\u00e8 la chiglia (e in cosa differisce dalla deriva)<\/h2>\n<p>Vediamo il significato di chiglia. Questo \u00e8 uno di quegli elementi costitutivi della barca vela che viene citato spesso, anche se, va detto, non sempre nel modo opportuno. Non \u00e8 raro, infatti, che si finisca per <strong>usare questo termine a sproposito.<\/strong> Questo, per\u00f2, non deve stupire, partendo dal presupposto per cui, come vedremo, con questa parola vengono indicati elementi anche molto diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Nella sua forma pi\u00f9 basica la chiglia \u00e8, molto semplicemente,<strong> la parte inferiore dello scafo di una barca<\/strong> e, pi\u00f9 nello specifico, l<strong>a trave o barra che corre per tutta la lunghezza della carena,<\/strong> formando la spina dorsale della carena della barca, da prua a poppa. Nei semplici scafi a legno, di fatto, la chiglia, \u00e8 <strong>la trave in legno che corre da prora a poppa,<\/strong> accompagnata spesso da una sottochiglia.<\/p>\n<p>Per migliorare la navigazione, per\u00f2, nel corso della storia le chiglie delle barche a vela sono andate via via sviluppandosi in diverse configurazioni, abbracciando ulteriori funzionalit\u00e0. Si tratta infatti di un elemento che, dopo essere nato per dare &#8216;struttura&#8217; allo scafo, viene creato anche al fine di<strong> dare stabilit\u00e0 alla barca,<\/strong> nonch\u00e9 per dare resistenza laterale e per contenere la zavorra.<\/p>\n<p>Andiamo un po&#8217; pi\u00f9 in profondit\u00e0. Per capire il motivo d&#8217;essere della chiglia bisogna pensare al fatto che la barca, di per s\u00e9, \u00e8 un oggetto che galleggia sull&#8217;acqua con una parte minima sommersa: si d\u00e0 dunque il caso che la stabilit\u00e0 della barca stessa, vista la forza esercitata potenzialmente sulle vele, pu\u00f2 essere facilmente compromessa. Da qui la necessit\u00e0 di una chiglia che, in qualche modo,<strong> vada a compensare le forze superiori,<\/strong> offrendo stabilit\u00e0 dal basso.<\/p>\n<p>Non di rado la chiglia viene confusa con la deriva. La chiglia, per\u00f2, \u00e8<strong> un elemento fisso,<\/strong> mentre la deriva \u00e8 un elemento mobile, <strong>una sorta di ala<\/strong> che pu\u00f2 assumere posizioni diverse. Torneremo, in ogni modo, su questo argomento poco pi\u00f9 sotto. Vediamo ora nel dettaglio le diverse tipologie di chiglia.<\/p>\n<h2 id=\"C2\">Chiglia lunga o chiglia corta: i vari tipi di chiglia<\/h2>\n<h3>Chiglia lunga<\/h3>\n<p>Facile identificare la chiglia lunga: \u00e8 quella <strong>classica,<\/strong> &#8216;storica&#8217;, che <strong>con la sua forma allungata e poco profonda va da prua a poppa.<\/strong> Presente in tutte le barche pi\u00f9 datate, \u00e8 stata, non a caso, posta in secondo piano negli ultimi decenni. La chiglia lunga d\u00e0 un&#8217;alta stabilit\u00e0 alla barca a vela quando questa acquista velocit\u00e0, e si tratta quindi di<strong> una buona alleata per le chi naviga in alto mare<\/strong> seguendo una rotta continua che non necessita di correzioni. Vista la superficie e visto il peso, per\u00f2, non si pu\u00f2 pretendere che la chiglia lunga si accompagni a una grande manovrabilit\u00e0: i cambi di rotta sono pi\u00f9 difficili, e le sterzate non possono essere strette, richiedendo al contrario un raggio considerevole. Questo pu\u00f2 essere un problema in molti casi, anche in porto; certamente, per\u00f2, la chiglia lunga \u2013 essendo meno profonda di una ciglia corta \u2013 comporta u<strong>n minor pescaggio,<\/strong> il quale si trasforma in vantaggio anche e soprattutto in porto.<\/p>\n<p>Si \u00e8 soliti a guardare a queste chiglie dallo sviluppo longitudinale come a dei reperti storici ormai scomparsi di scena, sostituiti dalle moderne chiglie con bulbo annesso. Non \u00e8 per\u00f2 del tutto vero: negli ultimi anni c&#8217;\u00e8 stato un ritorno delle chiglie lunghe, con dei cantieri che hanno sperimentato le<strong> chiglie lunghe ad alte prestazioni<\/strong>, tese per l&#8217;appunto a unire una buona stabilit\u00e0 di rotta e un pescaggio ridotto.<\/p>\n<h3>Chiglia trapezoidale<\/h3>\n<p>Oggi, come anticipato, a dominare \u00e8 la <strong>chiglia corta<\/strong>, in tutte le sue forme. Tra le pi\u00f9 diffuse negli ultimi decenni \u2013 in particolar modo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta \u2013 c&#8217;\u00e8 la<strong> chiglia trapezoidale,<\/strong> caratterizzata per l&#8217;appunto dalla forma particolare e dal pescaggio medio che, senza essere estremamente profondo, si stacca decisamente da quello della chiglia lunga. Questa chiglia viene chiamata anche <strong>&#8216;a pinna<\/strong>&#8216; e, come si pu\u00f2 immaginare e come ben sanno i diportisti esperti<strong>, offre una manovrabilit\u00e0 ben maggiore rispetto alla chiglia lunga:<\/strong> basta mettersi al timone per poco tempo per accorgersene. Il primo difetto della chiglia trapezoidale \u00e8 quello di tutte le chiglie corte, ovvero quello di<strong> sporgere in modo netto dallo scafo:<\/strong> aumenta il pescaggio e aumenta ovviamente anche il rischio di rotture.<\/p>\n<h3>Chiglia a L<\/h3>\n<p>Estremamente utilizzate sulle barche a vela moderne e su soprattutto su quelle sportive, la chiglia a L presenta <strong>un pescaggio medio,<\/strong> pi\u00f9 accentuato rispetto a quello della chiglia trapezoidale.<\/p>\n<h3>Chiglia a T<\/h3>\n<p>La chiglia a T \u00e8 il passaggio successivo: si tratta di <strong>una chiglia molto profonda<\/strong>, usata soprattutto per le barche da regata o comunque per barche a vela da cui si pretendono grandi prestazioni. Indubbiamente si tratta di <strong>una chiglia fragile<\/strong>, distante mille miglia dalla &#8216;sicurezza&#8217; di una chiglia lunga, la quale per\u00f2 dalla sua pu\u00f2 vantare <strong>una grande portanza,<\/strong> un alto momento raddrizzante, nonch\u00e9, in generale, le migliori performance. Ovviamente, per\u00f2, si tratta di una chiglia che aumenta di parecchio il pescaggio, con tutte le conseguenze negative che ne derivano.<\/p>\n<h3>Chiglia di rollio<\/h3>\n<p>La chiglia di rollio si presenta in realt\u00e0 come<strong> una doppia chiglia.<\/strong> Qui ci spostiamo infatti parecchio dal concetto di chiglia come asse centrale che attraversa lo scafo da prora a poppa, per avere invece due chiglie laterali, poco profonde, una a tribordo e l&#8217;altra a babordo dell&#8217;asse centrale. Usate soprattutto su barche a vela di dimensioni ridotte, non possono essere efficienti come le altre chiglie corte viste sopra per ridurre la deriva.<\/p>\n<p>Le variabili da tenere in considerazione per definire i vari tipi di chiglia non sono per\u00f2 tutte qui: si dovrebbe prendere in considerazione anche il <strong>bulbo,<\/strong> ovvero il peso applicato in fondo all&#8217;appendice della chiglia, cos\u00ec da rendere pi\u00f9 stabile una barca senza per questo andare ad aumentare ulteriormente il suo pescaggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5541\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-1024x683.jpg\" alt=\"quale chiglia per barca a vela\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-200x133.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-800x534.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1-1200x801.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/sailboat-3449260_1280-1.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h2 id=\"C3\">Tipi di deriva<\/h2>\n<p>Pi\u00f9 su, nel definire le chiglie, e prima di entrare nel vivo del discorso tra le differenze tra chiglia corta e chiglia lunga, abbiamo parlato anche delle derive, le quali per l&#8217;appunto, essendo <strong>mobili,<\/strong> non vanno confuse con le chiglie fisse. Sta proprio qui la particolarit\u00e0 delle derive, che<strong> possono essere ritratte all&#8217;interno dello scafo al momento opportuno<\/strong> per ridurre il pescaggio, o magari per rendere pi\u00f9 facile il trasporto su carrello.<\/p>\n<p>Le tipologie di deriva sono essenzialmente due, in base al loro meccanismo di movimentazione. Esistono le <strong>derive basculanti,<\/strong> le quali, essendo fissate a un perno, possono &#8216;ruotare&#8217; su di esso, grazie all&#8217;azione di apposite cime. Ed esistono<strong> le derive a baionetta,<\/strong> anche dette derive a ghigliottina, che non ruotano, ma si alzano in verticale proprio come una ghigliottina, mutando la loro altezza in base alla necessit\u00e0.<\/p>\n<h2 id=\"C4\">Chiglia, come orientarsi nella scelta<\/h2>\n<p>Quando si tratta di acquistare o di modificare una barca, i fattori da tenere in considerazione sono sempre tantissimi. Le <strong>opinioni?<\/strong> Di pi\u00f9! Produttori diversi compiono scelte diametralmente differenti, esperti del settore tifano per soluzioni completamente opposte, e l\u00ec, in banchina, tra un chiacchiera e l&#8217;altra, se ne sentono davvero di tutti i colori. Senza la presunzione di presentare la soluzione definitiva e assolutamente migliore \u2013 nessuno potrebbe farlo, anche perch\u00e9 tutti hanno<strong> esigenze differenti<\/strong> \u2013 vogliamo riportare qui <strong>alcune considerazioni sulla scelta della chiglia e della deriva della barca a vela.<\/strong><\/p>\n<p>Partiamo da una considerazione di fondo per chi \u00e8 interessato al dualismo tra chiglia fissa (magari a ridotto pescaggio) e deriva (e quindi mobile). Chi si interroga tra queste due soluzioni ha evidentemente un obiettivo in testa, ovvero quello di avere un pescaggio limitato. Ebbene, le barche con una deriva mobile integrale, di fatto, presentano <strong>una pescaggio ridotto al solo corpo dello scafo<\/strong>, a quello che si potrebbe chiamare &#8216;corpo canoa&#8217;. Per qualsiasi altra soluzione, si adottasse anche una chiglia poco o per nulla profonda, non si potr\u00e0 mai avere un pescaggio inferiore al metro e mezzo (il che non \u00e8 poco, se confrontato, per esempio, agli 80 centimetri canonici del corpo canoa di una barca di 12 metri circa).<\/p>\n<p>Si potrebbe quindi propendere per la deriva. Ma occhio, oltre al meccanismo della deriva, va anche tenuto in considerazione tutto il discorso relativo alla<strong> zavorra<\/strong>, la quale nel caso di una deriva mobile integrale prende posto in <strong>sentina<\/strong>, e ne deriva quindi che, per aumentare il raddrizzamento, si \u00e8 costretti ad aumentare la zavorra \u2013 non di poco \u2013 e quindi il <strong>dislocamento,<\/strong> cos\u00ec da avere delle prestazioni generalmente inferiori.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 per\u00f2 niente da fare: il diportista interessato alla crociera, che desidera poter raggiungere con la propria barca a vela anche le baie in cui l&#8217;acqua \u00e8 pi\u00f9 bassa, sar\u00e0 pur sempre portato verso una deriva mobile: se per andare a vela la lama di deriva deve esserci, che sia almeno mobile,<strong> per non intralciare in nessun luogo!<\/strong>&nbsp;Certo, cos\u00ec si mette una bella croce alle prestazioni boliniere. Di buono c&#8217;\u00e8 che, abbandonando una volta per tutte la tentazione di adottare una chiglia profonda, praticamente un bulbo sospeso, per andare veloce in regata, si vanno a eliminare tutte le grandissime <strong>tensioni<\/strong> che, per forza di cose, si creano l\u00ec allo scafo, dove la lama della deriva fissa si unisce al guscio della barca.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 per\u00f2 certo affermare che scegliere una deriva mobile anzich\u00e9 una chiglia fissa rappresenti la decisione giusta sul fronte della <strong>manutenzione minore.<\/strong> Vale infatti sempre la regola che tutto quello che c&#8217;\u00e8 si pu\u00f2 rompere \u2013 solo quello che non c&#8217;\u00e8 non si pu\u00f2 rompere mai. E, ovviamente, nel caso della deriva mobile esistono <strong>pi\u00f9 dispositivi, pi\u00f9 meccanismi,<\/strong> e quindi una maggiore probabilit\u00e0 di rotture, a prescindere dagli urti (che, potendo ritrarre la deriva, dovrebbero in ogni caso diminuire).<\/p>\n<p>Certo, la via di mezzo \u00e8 la chiglia lunga che abbiamo visto sopra, come si usava praticamente sempre fino agli anni Sessanta, e come si \u00e8 tornati a usare sperimentalmente qualche anno fa. Questa non presenta certo problemi di pescaggio, n\u00e9 di manutenzione, regalando ottime prestazioni boliniere. I difetti di questa soluzione, per\u00f2, li abbiamo gi\u00e0 visti.<\/p>\n<p>Come si diceva,<strong> la soluzione perfetta non esiste<\/strong>: \u00e8 per\u00f2 bene conoscere in modo approfondito i pro e i contro di ogni alternativa prima di prendere una decisione!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-8765\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-1024x683.jpg\" alt=\"tipologia chiglia\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-200x133.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-800x533.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1-1200x800.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/nareeta-martin-o_giPDt2HQo-unsplash-1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h2 id=\"C5\">Perdere la chiglia<\/h2>\n<p>Per un diportista che naviga a vela, la <strong>perdita della chiglia<\/strong> \u00e8 un incidente di importanza enorme, che pu\u00f2 essere in molti casi fatale. Il fatto che con il perdere la chiglia venga compromessa in modo potente la sicurezza della barca ne sottolinea peraltro l&#8217;importanza. Si pensi per esempio a un incidente accaduto qualche anno fa, quando uno sloop di 48 piedi, condotto da due velisti olandesi, venne trovato capovolto tra gli scogli di Cayo Bolivar. I due naviganti &#8211; Ria e Wakdy Finke &#8211; si seppe poi, persero la vita proprio per un <strong>cedimento strutturale<\/strong> della chiglia, persa la quale andarono incontro a un improvviso e drammatico ribaltamento dell&#8217;imbarcazione. E dire che quello stesso sloop d&#8217;acciaio, il Talagoa, aveva gi\u00e0 affrontato una burrasca con vento forza Beafourt 12. Purtroppo in molti casi, a determinare il cedimento della chiglia, non sono tanto degli urti, quanto invece degli errori o delle leggerezze di costruzione da parte dei produttori. Una chiglia in ghisa sferoidale ferritica, per esempio, non rappresenta la migliore delle opzioni, laddove invece &#8211; restando tra la <strong>ghisa<\/strong>, materiale abbastanza economico per la produzione di chiglie &#8211; la ghisa sferoidale austenitica rappresenta una buona e pi\u00f9 sicura scelta.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conoscere gli aspetti fondamentali delle barche a vela \u00e8 essenziale per capire non solo come gestirle al meglio, ma anche per capire quale barca scegliere in base alle proprie competenze, alle proprie esigenze e ai propri gusti. 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