{"id":2614,"date":"2019-07-10T09:00:45","date_gmt":"2019-07-10T07:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/?p=2614"},"modified":"2023-07-14T15:36:04","modified_gmt":"2023-07-14T13:36:04","slug":"prevenire-e-curare-osmosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/prevenire-e-curare-osmosi\/","title":{"rendered":"Prevenire e curare l&#8217;osmosi"},"content":{"rendered":"<p>Mai, mai trascurare la <strong>manutenzione dello scafo<\/strong> della propria barca, a partire dagli scafi che un tempo si ritenevano indistruttibili e per nulla bisognosi di manutenzione: parliamo, ovviamente, degli scafi in vetroresina. Non dovremmo mai perdere l&#8217;opportunit\u00e0 di dare un&#8217;occhiata da vicino all&#8217;<strong>opera viva<\/strong> della nostra barca, cercando irregolarit\u00e0 o magari piccoli schianti. Anche il pi\u00f9 piccolo danno, infatti, potrebbe presto peggiorare, portando a delle infiltrazioni d&#8217;acqua nello stratificato: molto meglio, insomma, farsi trovare pronti con dello <a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/it\/118-stucco-epossidico-bicomponente\"><strong>stucco epossidico<\/strong><\/a> e del <strong><a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/it\/849-gelcoat-spray\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gelcoat spray<\/a><\/strong>, cos\u00ec da rimettere a nuovo lo scafo.<\/p>\n<div class=\"carousel prestashop_carousel\" data-val=\"28841,1170,529,28400,22376,13977,23290\"><\/div>\n<p>Ma si sa, i possessori di barche con lo scafo in vetroresina non temono solo gli schianti, piccoli o grandi che siano. No: tutti questi armatori temono un male pi\u00f9 subdolo, qualcosa che, spesso, viene visto come quasi inevitabile, frutto amaro del destino. Parliamo, ovviamente, dell<strong>&#8216;osmosi<\/strong>, incubo di tanti diportisti, contro il quale di certo non basta un po&#8217; di stucco e un po&#8217; di gelcoat spray.<\/p>\n<p>Sull&#8217;osmosi, nel corso degli ultimi decenni, ne sono state dette di cotte e di crude. Certe volte si \u00e8 detto che questo fenomeno semplicemente non esiste, mentre altre volte lo si \u00e8 bollato come un problema imprevedibile e, una volta diagnosticato, <strong>incurabile,<\/strong> una sorta di minaccia di morte.<\/p>\n<p>Un po&#8217; tutti i diportisti che frequentano assiduamente le banchine italiane avranno certamente sentito dire sia che nei nostri mari l&#8217;osmosi non esiste, sia che nel <strong>Mediterraneo<\/strong> sbatterci incontro \u00e8 inevitabile. Non mancano, poi, i metodi fai da te, caserecci e strampalati per la cura dell&#8217;osmosi dello scafo, come non sono mancati quei diportisti che, convinti che il problema si sarebbe risolto da solo, si sono giocati la propria amata barca.<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 la verit\u00e0? <strong>Cos&#8217;\u00e8 l&#8217;osmosi delle barche,<\/strong> perch\u00e9 si forma, come si previene, e come si cura? L&#8217;osmosi dello scafo delle barche, di fatto, \u00e8 nata insieme alle prime unit\u00e0 costruite con il vetroresina: parliamo dunque degli anni <strong>Cinquanta,<\/strong> epoca in cui negli Stati Uniti i cantieri iniziarono a realizzare le prime barchette con questo materiale (in Italia iniziarono a fare altrettanto a partire dagli anni Sessanta). L&#8217;osmosi, per\u00f2, non fece subito la sua comparsa: no, solo negli anni Ottanta, quando la diffusione delle barche in vetroresina era ormai importante, si inizi\u00f2 a parlare di osmosi.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, le barche in vetroresina fino ad allora erano state considerate praticamente imbattibili. Sfogliando un periodico del 1954 (\u201cVie d&#8217;Italia\u201d, per i pi\u00f9 curiosi) si incappa per esempio in un articolo dedicato proprio alle barche in vetroresina, e in particolare al <strong>Texco,<\/strong> un laminato \u00ab<em>ottenuto per accoppiamento di diversi diaframmi fibrosi interposto a lamine di eteri resinocellulosici, fusi e compensati tra loro<\/em>\u00bb il quale era descritto \u00ab<em>come eccezionalmente robusto, resistente ad ogni sollecitazione (trazione, perforazione, urti), impermeabile, imputrescibile, inalterabile<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Non si sospettava certo che quello stesso materiale avrebbe comportato di l\u00ec a poco l&#8217;entrata in gioco, nel mondo della nautica, dell&#8217;odiosa osmosi! Ma occhio: chi trova le prime tracce dell&#8217;osmosi sul proprio scafo <strong>non deve darsi per vinto.<\/strong> Al contrario, \u00e8 assolutamente possibile salvare la propria barca: in questo articolo vedremo quando e come agire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2617\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-1024x767.jpg\" alt=\"prevenire osmosi barca\" width=\"1024\" height=\"767\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-768x575.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-200x150.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-800x599.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280-1200x899.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-586901_1280.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h2>Le cause dell&#8217;osmosi<\/h2>\n<p>Ma perch\u00e9 l&#8217;osmosi aggredisce una barca? Per capirlo bisogna da un lato guardare pi\u00f9 da vicino al fenomeno osmotico, e dall&#8217;altra pensare a come vengono costruite (o meglio ancora, a come venivano costruite) le barche in vetroresina.<br \/>\nPartiamo dall&#8217;analisi del <strong>fenomeno osmostico:<\/strong> si tratta di fatto della formazione di bolle nella stratificazione dello scafo, a livello di <strong>vetroresina<\/strong> e di <strong>gelcoat<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;osmosi nasce qui, nel momento in cui al passaggio di un solvente \u2013 ovvero, nel nostro caso, dell&#8217;acqua \u2013 tra uno strato e l&#8217;altro, questi si separano, andando a formare delle vesciche che mettono a dura prova lo stratificato stesso. A innescare il round finale dell&#8217;osmosi, dunque, \u00e8 la semplice <strong>acqua marina<\/strong> che, riuscendo a insinuarsi nel gelcoat, va a infilarsi in quegli spazi gi\u00e0 presenti all&#8217;interno della stratificazione, sciogliendo le sostanze solubili che trova nel suo cammino e dando il via al rigonfiamento<\/p>\n<p>Ma come si formano le vesciche iniziali che poi, solo poi, danno origine a queste <strong>temutissime bolle,<\/strong> che tutti i diportisti di barche in vetroresina temono di vedere spuntare nel momento stesso in cui tirano a secco la barca per il rimessaggio invernale?<\/p>\n<p>Ebbene, tutto nasce dalla presenza di bolle d&#8217;aria nello stratificato stesso. Ma perch\u00e9 si creano queste bolle? Stiamo forse parlando di piccolissimi danni dello scafo che, non trattati tempestivamente con dello stucco e del gelcoat spray, hanno lasciato la strada libera al solvente di cui sopra, cos\u00ec da &#8216;allargare&#8217; le maglie dello stratificato? Potrebbe essere, ma la risposta, in linea generale, \u00e8 no: la prima causa che porta all&#8217;osmosi nelle barche \u00e8 da ricercarsi pi\u00f9 indietro, ancora prima che lo scafo venga immerso in acqua. Proprio cos\u00ec, la prima causa di osmosi \u00e8 da ricercare <strong>nella costruzione stessa dello scafo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Entrando in un cantiere che produce scafi in vetroresina potremmo infatti scoprire che questi vengono realizzati con la sovrapposizione di strati differenti di tessuto di vetro. Questo &#8216;sandwich&#8217; viene costruito inserendo tra uno strato e l&#8217;altro del <strong>catalizzatore<\/strong> indurente. Ebbene, per un errore nell&#8217;uso del catalizzatore, per un riposo troppo breve tra la posa di uno strato e del successivo, per il mancato utilizzo del <strong>frangibolle,<\/strong> per la presenza di impurit\u00e0 a livello della resina, per l&#8217;uso della resina &#8216;invernale&#8217; durante l&#8217;estate (e quindi quando le temperature sono pi\u00f9 alte), per la diluizione eccessiva dei prodotti, per un&#8217;evaporazione incompleta dei <strong>solventi:<\/strong> per tutti questi motivi, all&#8217;interno della stratificazione, si possono creare le condizioni ideali per la formazione dell&#8217;osmosi. Questo fenomeno, dunque, pu\u00f2 gi\u00e0 essere insito nella costruzione stessa della barca.<\/p>\n<p>Va detto che l&#8217;osmosi ha raggiunto il suo picco qualche decennio fa quando, per accelerare il processo di costruzione degli scafi e per renderlo allo stesso tempo pi\u00f9 economico, alcuni cantieri decisero di cambiare prodotti e tecniche. Pi\u00f9 di recente, invece, questi processi sono stati rinnovati, cos\u00ec da rendere sempre meno probabile, nelle barche pi\u00f9 moderne, l&#8217;insorgenza dell&#8217;osmosi. Ovviamente anche nel corso dei trattamenti di manutenzione dello scafo vanno eliminate tutti i fattori e gli errori che possono incentivare l&#8217;osmosi: quando si usano resine, stucchi e spray gelcoat, insomma, \u00e8 necessario ridurre al minimo le probabilit\u00e0 di <strong>infiltrazioni.<\/strong> Si pensi che persino un gelcoat mescolato troppo velocemente \u2013 e che dunque assorbe dell&#8217;aria \u2013 potrebbe essere la causa del fenomeno osmotico!<\/p>\n<p>Ma come si riconosce \u2013 in una barca vecchia o nuova \u2013 la presenza di osmosi?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2619\" src=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-1024x682.jpg\" alt=\"cause osmosi barca\" width=\"1024\" height=\"682\" srcset=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-200x133.jpg 200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-400x267.jpg 400w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-600x400.jpg 600w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-800x533.jpg 800w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280-1200x800.jpg 1200w, https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/boat-385595_1280.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<h2>Riconoscere l&#8217;osmosi, per intervenire tempestivamente<\/h2>\n<p>Nei nostri mari l&#8217;osmosi \u00e8 un fenomeno tutt&#8217;altro che raro. Devi infatti sapere che questo problema viene incentivato ed esacerbato in quei mari in qui l&#8217;acqua e particolarmente calda, come \u00e8 \u2013 per parecchi mesi all&#8217;anno \u2013 l&#8217;acqua del Mediterraneo. S\u00ec, perch\u00e9 l&#8217;acqua <strong>calda<\/strong> da un lato agisce sul gelcoat, rendendolo pi\u00f9 morbido e pi\u00f9 poroso (va infatti sottolineato che il gelcoat, di per s\u00e9, non \u00e8 del tutto impermeabile); dall&#8217;altra, l&#8217;acqua calda \u00e8 gi\u00e0 di suo pi\u00f9 fluida, e quindi pi\u00f9 propensa a insinuarsi nello scafo e a dare il via a delle pericolose reazioni chimiche.<\/p>\n<p>Diventa dunque importante dare regolarmente un&#8217;occhiata al proprio scafo, e ovviamente, in particolare, all&#8217;opera viva, soprattutto nel caso delle barche pi\u00f9 vecchie. Gli esperti calcolano che<strong> quasi una barca &#8216;datata&#8217; su tre ha che fare con l&#8217;osmosi.<\/strong> Questa si presenta attraverso delle bolle, le quali allo stato iniziale non sono visibilissime: si tratta dunque di andare a cercarle con cura \u2013 non \u00e8 certo un caso se tante volte le bolle vengono individuare al momento di <a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/blog\/uso-antivegetativa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>dare l&#8217;antivegetativa<\/strong><\/a>, quando si \u00e8 a tu per tu con l&#8217;opera viva. Le bolle in questione sono pressoch\u00e9 perfettamente tonde, proprio perch\u00e9 la pressione esercitata dall&#8217;interno si espande in modo omogeneo lungo tutte le direzioni, come una bolla d&#8217;aria che risale dalle profondit\u00e0 del mare.<\/p>\n<p>Talvolta, come anticipato, le bolle sono molto piccole. Altre volte invece le bolle non sono immediatamente individuabili perch\u00e9, dopo aver<strong> fratturato lievemente il gelcoat,<\/strong> si svuotano, per perdere la loro forma. Se invece individuiamo una bolla osmotica e la buchiamo, vedremo fuoriuscire una sostanza giallastra e scura, un liquido che presenta un odore acido, simile a quello dell&#8217;aceto<\/p>\n<p>Alcune volte, invece, le bolle si formano negli strati pi\u00f9 interni del laminato. Ne consegue dunque che queste bolle diventano visibili solamente dopo molto tempo, quando sono gi\u00e0 piuttosto <strong>grandi.<\/strong><\/p>\n<p>Ma non tutte le volte che si grida al lupo, in realt\u00e0, c&#8217;\u00e8 veramente un lupo pronto a ghermirci. Spesso e volentieri, infatti, si crede d&#8217;esser di fronte all&#8217;osmosi, quando invece il problema \u00e8 un altro.<\/p>\n<h3>Quando non si tratta di osmosi<\/h3>\n<p>Non sempre le irregolarit\u00e0 e persino le bolle che si incontrano sull&#8217;opera viva della barca sono da ricondurre a un fenomeno osmotico. Talvolta, per esempio, le bolle sono s\u00ec presenti sullo scavo ma, anzich\u00e9 essere localizzate a livello dello stratificato e al di sotto del gelcoat, si trovano piuttosto in superficie, a livello dell&#8217;antivegetativa.<\/p>\n<p><strong>Capire la differenza \u00e8 abbastanza semplice:<\/strong> se toccando leggermente con la punta delle chiavi di casa la bolla si rompe, non si tratta altro di un&#8217;innocente bolla della vernice antivegetativa. Qualcuno, invece di trovare delle bollicine tonde, si trova di fronte a delle bolle di altre forme, lunghe: l\u00ec non si tratta di osmosi, ma di una meno preoccupante infiltrazione d&#8217;acqua, tutt&#8217;altro che infrequente nel caso degli scafi pi\u00f9 vecchiotti.<\/p>\n<h3>Come prevenire l&#8217;osmosi<\/h3>\n<p>Come si previene l&#8217;osmosi? Ebbene, tutti i possessori di barche in vetroresina dovrebbero <strong>prevenire l&#8217;osmosi.<\/strong> Questo non significa certo dannarsi l&#8217;anima: sono necessari solo alcuni accorgimenti, e niente di pi\u00f9. In primo luogo, \u00e8 necessario effettuare una signora manutenzione regolare dello scafo, <strong>utilizzando primer, vernici ed eventualmente stucchi di grande qualit\u00e0,<\/strong> per non parlare delle riparazione con <a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/it\/849-gelcoat-spray\"><strong>gelcoat spray<\/strong><\/a> o pennellabile.<\/p>\n<p>Il secondo trucco per prevenire l&#8217;osmosi \u00e8 quello di non tenere tutto l&#8217;anno la barca in acqua. \u00c9 buona norma, infatti,<strong> tirare a secco la barca<\/strong> nel periodo in cui non viene utilizzata, concedendo cos\u00ec qualche mese di asciugatura allo scafo. Questo accorgimento \u00e8 particolarmente utile nel caso in cui si viene a conoscenza che la nostra barca \u00e8 stata costruita in un periodo storico in cui, in quel determinato cantiere, sono stati fatti degli &#8216;esperimenti&#8217; su vetroresina e gelcoat.<\/p>\n<p>Talvolta la prevenzione non \u00e8 sufficiente, altre volte anche la migliore delle strategie non basta. Bisogna dunque individuare il problema dell&#8217;osmosi in tempo, e non aspettare troppo nel pianificare l&#8217;intervento per eliminare il fenomeno. Se sullo scafo si trova un numero limitato e circoscritto di bolle di piccole dimensioni, \u00e8 possibile programmare l&#8217;intervento con una relativa calma, senza dunque mandare all&#8217;aria l&#8217;intera stagione.<\/p>\n<p>Se invece le bolle sono molte \u2013 decine e decine \u2013 \u00e8 assolutamente il caso di <strong>procedere quanto prima,<\/strong> tirando a secco la barca e preparandosi all&#8217;intervento. L&#8217;osmosi, come di certo saprai, \u00e8 un fenomeno degenerativo, che procede fino a quando la barca \u00e8 in acqua, con le bolle che continuano a crescere sia in diametro che <strong>in profondit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p>Il test vero e proprio per capire se una barca ha a che fare con l&#8217;osmosi viene fatto con l&#8217;igrometro, il quale dovrebbe essere usato direttamente sul gelcoat, una volta eliminata l&#8217;antivegetativa. A <strong>questo<\/strong> punto, una volta avuta la conferma del fenomeno osmotico in corso, non resta che agire con un intervento completo.<\/p>\n<h3>Come curare ed eliminare l&#8217;osmosi<\/h3>\n<p>Ma qual \u00e8 la tecnica per eliminare l&#8217;osmosi e mettere al sicuro la propria barca? Ebbene, non si tratta di un lavoro breve, anzi. Si parte prima di tutto<strong> pulendo e liberando la barca<\/strong>: le sentine devono essere asciutte e pulite, i serbatoi svuotate, i <strong>passascafi<\/strong> smontati e via dicendo. Poi \u00e8 necessario<strong> asportare l&#8217;antivegetativa,<\/strong> per effettuare una <strong>mappatura<\/strong> precisa del fenomeno, per capire dove la barca \u00e8 stata aggredita concretamente dall&#8217;osmosi.\u00a0 A questo punto si passa al lavoro di rimozione vero e proprio dell&#8217;osmosi,<strong> togliendo il gelcoat e con esso le bolle<\/strong> di osmosi e il materiale marcescente.<\/p>\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 che fa per al maggiore in questo senso \u00e8 la <strong>sabbiatura<\/strong>, da eseguirsi attraverso l&#8217;uso attento di una sabbiatrice, che permette di asportare il gelcoat attraverso il suo getto potente. In mancanza di sabbiatrice \u00e8 possibile mettersi al lavoro con una <strong>carteggiatrice<\/strong>, a nastro oppure orbitante. L&#8217;importante \u00e8 non fermarsi a met\u00e0 dell&#8217;opera: \u00e8 necessario<strong> mettere a nudo lo scafo,<\/strong> per aprire tutte le bolle e poter eliminare del tutto l&#8217;umidit\u00e0 presente, per poi procedere con il risciacquo.<\/p>\n<p>Ultima fase fondamentale e vera e propria del processo di eliminazione dell&#8217;osmosi \u00e8 quello dell&#8217;<strong>asciugatura<\/strong>, ovvero dell&#8217;<strong>essiccazione<\/strong> della carena della barca. Si tratta di una fase delicate e tendenzialmente lunga: lo scafo deve asciugarsi completamente, utilizzando pannelli riscaldanti o deumidificatori con eventuali &#8220;gonne&#8221; in plastica per un&#8217;asciugatura forzata. Nel caso di ambiente molto secco e attrezzato, \u00e8 possibile arrivare a un&#8217;essicazione completa in alcune settimane; in un ambiente meno attrezzato, invece, saranno necessari<strong> 2, 3 o pi\u00f9 mesi di asciugatura.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Quando lo scafo sar\u00e0 essiccato, si potr\u00e0 procedere con lo stendere uno strato di resina epossidica, con la sua levigatura e via dicendo, fino a quando si arriver\u00e0 alla stesura del primer e dell&#8217;<strong><a href=\"https:\/\/www.hinelson.com\/it\/120-antivegetativa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">antivegetativa<\/a><\/strong>, cos\u00ec da poter tirare finalmente un sospiro di sollievo e poter <strong>rimettere la propria barca in acqua<\/strong> \u2013 dopo aver scampato il pericolo costituito dall&#8217;osmosi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mai, mai trascurare la manutenzione dello scafo della propria barca, a partire dagli scafi che un tempo si ritenevano indistruttibili e per nulla bisognosi di manutenzione: parliamo, ovviamente, degli scafi in vetroresina. 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